M5S e PAP, il populismo interclassista e il cretinismo istituzionale contro la classe lavoratrice… e tutti gli oppressi e le oppresse dal capitale!

di RdB, FB, DC

“Quanto ai famosi espulsi e ai delusi del MoVimento 5 Stelle, denunciamo con durezza la manovra opportunista di alcune forze della sinistra radicale come Potere al Popolo che, da formazione anch’essa interclassista, populista e piccolo borghese, invece di concentrare i propri sforzi sulla conquista della classe lavoratrice ad un obiettivo di rivoluzione della società, punta da tempo alla conquista del generico attivista 5 Stelle” (https://prospettivaoperaia.org/2021/02/27/m5s-per-essere-casta-evviva-il-governo-dei-banchieri/).

La frase su citata veniva da noi scritta in occasione della nascita del governo di macelleria sociale, nato con la benedizione del M5S, a guida Mario Draghi. Quella traiettoria tracciata da Potere Al Popolo vede oggi un punto di caduta decisivo nella “conquista” da parte di PAP di un senatore ex-pentastellato, tal Matteo Mantero, e quindi del tanto agognato seggio parlamentare.

M5S, da maestri del trasformismo a zerbini della politica borghese

I tempi in cui i cialtroni a 5 stelle minacciavano fuoco e fiamme una volta divenuti forza politica degna di nota in parlamento sono passati da un pezzo. Mostrando plasticamente più di qualsiasi argomentazione quanto sia fallimentare la politica populista, il cui tratto fondamentale è il suo essere interclassista, i grillini sono passati dallo slogan del “governo con nessuno” alla pratica del “governo con tutti”. In un primo momento, provando anche, senza riuscirci, a salvare la faccia con dei provvedimenti, appunto di facciata, a carattere sociale (primo fra tutti, quasi unico, il Reddito di cittadinanza), ma poi abbandonando una ad una le proprie battaglie (su ex-ILVA, TAV, TAP, spese di guerra – F35, Tempest –, beni comuni, ponte sullo stretto di Messina, rifiuti zero, lotta all’UE strozzina, ecc…), infine facendo da spalla alle peggiori politiche reazionarie (della Lega), Confindustriali (del PD) e di piena servitù al capitale (governo Draghi di unità nazionale).

Per dar vita alla mutazione, si è dovuti passare per lo stravolgimento dei meccanismi interni che i grillini si erano dati e avevano tanto sbandierato, per quanto rappresentassero politicamente il nulla: lo streaming delle riunioni, il limite dei due mandati, la rendicontazione degli stipendi da parlamentari restituiti in parte, “i meet-up” e “l’uno vale uno” (che sarebbero dovuti essere, nella testa dei più ingenui e sprovveduti, fattori di una presunta orizzontalità interna e che sono subito stati sostituiti da un quadruplo livello che vede i capi, cioè Grillo e Conte, il caminetto dei fedelissimi, come il sempre-ministro Di Maio, Patuanelli, Fico, Crimi, Taverna, Buffagni, i parlamentari e infine la base dei cliccatori on-line). Avendo perso qualsiasi linea politica, perfino interclassista e borghese, l’unico collante che tiene insieme il Movimento 5 Stelle è davvero ormai costituito dai seggi di parlamentari, ministri, sottosegretari (nemesi della propaganda grillina delle origini). È stato quindi davvero facile partecipare con i propri parlamentari europei all’elezione della iper liberale e liberista Ursula Von der Leyen a presidente della Commissione Europea.

Ebbene, in questo ciarpame pretende di pescare un’altra forza interclassista, certo manifestazione di un populismo che guarda a sinistra, ma di natura politica chiaramente piccolo borghese: Potere Al Popolo.

Potere Al Popolo, gli eredi straccioni del togliattismo criminale

Il primo ponte verso gli scontenti del MoVimento è stato lanciato da PAP immediatamente dopo il suo sostegno al governo Draghi ratificato dal referendum farsa degli iscritti sulla piattaforma Rousseau, con un appello patetico a chi aveva votato no addirittura a ritrovarsi all’interno dello stesso progetto politico (il loro!): “Ringraziamo quei 30 mila che hanno dato un segnale contro la vecchia politica, e gli diciamo che non tutto è perduto! A chi si è rifiutato di votare, a chi ha detto “no”, a tutte e tutti coloro che credono che il governo Draghi non porterà buone notizie per lavoratori e lavoratrici, disoccupati, giovani, studenti diciamo di non lasciare: camminiamo insieme! Questo è il momento per unirsi!” (https://www.facebook.com/poterealpopolo.org/posts/1395641407445235).

Dalla scarsità dell’impatto quantitativo di Potere Al Popolo nel dibattito politico dobbiamo dedurre che non molti grillini hanno accettato l’invito. Ha invece deciso di fare “il grande salto” un senatore ex – 5 Stelle, Matteo Mantero, il quale, espulso dal MoVimento per non aver votato la fiducia al governo Draghi, aderisce a Potere Al Popolo dal gruppo misto. Giubilo ed entusiasmo nei vertici della nuova formazione della sinistra populista e riformista italiana.

Parte subito il comunicato dei leader Granato e Collot, che si apre con un perentorio “Dal 20 luglio il movimento politico ha una sua componente in parlamento” (https://poterealpopolo.org/matteo-mantero-senatore-potere-al-popolo/). Certo a un partito completamente centrato sulle elezioni e la partecipazione istituzionale (le attività di movimento non sono cessate ovviamente ma vedono ormai ciò come loro ultimo fine) deve essere apparso come un gran risultato. “[…] è la prima volta che Potere al Popolo entra all’interno del Parlamento con una sua componente […] Questa notizia ci rende estremamente felici e siamo orgogliosi di essere rappresentati in Parlamento da una persona come Matteo […]. Ma è solo l’inizio: siamo in una fase particolare, di ristrutturazione del sistema nel suo complesso e di riconfigurazione dello spazio politico. La crisi del M5S, la disintegrazione di quel progetto, è palese e sappiamo che in tanti sono in cerca di un’alternativa […]. Da oggi inizia un’importante attività di controllo popolare all’interno del Senato […] Questo è un piccolo-grande passo che ci spinge ad osare sempre di più e a portare avanti il nostro progetto complessivo di trasformazione della realtà”. Commovente… strappalacrime!

Ma visto che prima del governo Draghi il Movimento 5 Stelle ha già governato con un partito reazionario (Lega) e con il partito preferito dalla Confindustria (PD), ci piacerebbe capire quale è stato negli ultimi anni il comportamento in parlamento di questo eroe? Visto che la sua espulsione è arrivata solo pochi mesi fa è alquanto verosimile che il nuovo rappresentante di Potere Al Popolo non sia stato certo un oppositore dei due precedenti governi. Perfino sul vergognoso decreto sicurezza di Salvini il prode Mantero non ha votato contro ma con il solito escamotage vigliacco non ha semplicemente partecipato al voto. Sul suo passato, precedente all’insediamento del governo Draghi, PAP tace… e dovrebbe vergognarsi!

Unico merito ascrivibile a Matteo Mantero è quello di aver fotografato con nitidezza il progetto politico reale di Potere Al Popolo, all’infuori del fasullo linguaggio barricadiero dei suoi attivisti in piazza: “Ho visto in Potere al Popolo molti aspetti comuni con il Movimento delle origini. Una forza politica nata dal popolo che rivendica la propria sovranità, cittadini attivi che si spendono per il bene comune e si pongono come alternativa (unica ormai) ai partiti che hanno mal governato il nostro paese”. Bravo Matteo, tutto vero (infatti PAP si è affrettato a pubblicare la dichiarazione), infatti il discorso e il progetto che parte dal centro napoletano ex-OPG “Je so’ Pazzo” è perfettamente inserito nel quadro politico borghese, un quadro in cui si attacca chi ha mal governato, non il sistema capitalista in sé (esattamente come i 5 Stelle), in cui si difende la democrazia liberale e la Costituzione italiana del compromesso sociale, non si lotta per la costruzione di una società libera dallo sfruttamento, il socialismo (completamente scomparso dal vocabolario di questi “compagni”). Si riduce il problema ad una questione di “cattiva amministrazione” (dello sfruttamento del capitale)!

E visto che in politica dal fine deriva il mezzo, essendo questa la natura sociale e politica di Potere Al Popolo, tale organizzazione non si costruisce sulla classe lavoratrice (perno centrale per il sovvertimento reale della società in cui viviamo) ma provando a parassitare prima quel che rimane della sinistra riformista (LEU, Sinistra Italiana e i gruppuscoli eredi del PRC, nonché la miseria che resta dello stesso PRC) di cui aspira a prendere il posto, e poi il M5S in crisi.

PAP rappresenta la continuità, pur non avendo la sua forza sociale, con quello che è stato un prezioso alleato dello Stato borghese nel secolo scorso: il togliattismo.

Contro ogni velleità riformista e opportunista, rivoluzione socialista

Non saranno certo i dissidenti pentastellati a porre le basi per sconfiggere il governo dei banchieri così come non si porranno certamente in una prospettiva conflittuale nei confronti dei padroni sfruttatori. Questa società malata, la società capitalista, non si combatte, come dicono i 5 Stelle sia governisti che dissidenti, con la lotta alla corruzione e agli sprechi delle “caste” (di cui tra l’altro fanno parte), ma con la lotta di classe, non occorre costruire un movimento populista e popolare al di sopra di quest’ultima ma un partito dell’avanguardia rivoluzionaria che sappia condurla alla vittoria per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici. Tale tragitto è percorso in senso contrario da Potere Al Popolo, che si pone quindi completamente all’esterno di qualsiasi percorso di ricomposizione in senso classista e battaglia al sistema capitalista. Ne è anzi un freno e come tale deve essere considerato dalle forze che ambiscano a costruire una sinistra di classe e a lavorare per un innalzamento delle coscienze di lavoratori e lavoratrici.

Alla favoletta del “controllo popolare” di Potere Al Popolo (concetto interclassista che si è concretizzato perlopiù nel fare i rappresentanti di lista per De Magistris ai seggi in occasione delle elezioni comunali di Napoli al fine di un corretto funzionamento del voto “democratico”) opponiamo il “controllo operaio” dei mezzi di produzione, in modo da contrapporre alla “trasformazione della realtà” in senso borghese l’abbattimento dell’attuale società capitalista per via rivoluzionaria, con l’edificazione del socialismo, unica alternativa reale ad un sistema di sfruttamento barbaro e soprattutto non riformabile come pretenderebbe PAP nei suoi sogni tanto infantili quanto opportunisti.

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