Natalità e famiglia “naturale”, ecco perché l’utero è ancora una volta al centro della campagna elettorale

di Rivoluzionaria – Organizzazione delle Donne Lavoratrici

Ancora una volta è tempo di elezioni politiche e il dibattito si fa acceso. Famiglia, Natalità, Donne: le tre parole su cui si stanno concentrando le attenzioni di mass media e di partiti politici. Ogni anno si sprecano gli articoli sui giornali che denunciano con toni allarmistici e catastrofici l’emergenza natalità che da anni si abbatte sull’Italia e sull’occidente a capitalismo avanzato. La fase sostanzialmente recessiva in cui si trova il capitalismo europeo e statunitense ha determinato una crisi di rappresentanza politica non indifferente e i vari partiti si stanno contendendo l’appoggio della grande e piccola borghesia e, per riflesso, di quei lavoratori che dipendono dalle grandi, medie e piccole imprese e che vedono minacciata la propria posizione lavorativa. In tutto questo marasma di proposte di flat tax, aiuti alle imprese, bonus una tantum contro il carovita e promessa di un welfare efficiente, sono tornate anche loro, reclamate a gran voce con dei riverberi roboanti: le politiche della famiglia.

Dal centrodestra al centrosinistra tutti gli schieramenti intendono dire la loro sulla gest(az)ione dell’utero. Tutti i programmi incentrati sui diritti riproduttivi sono permeati da un’ideologia forte, questo è certo, ma non si tratta solo di affermare un principio o negare/garantire un diritto. In gioco c’è ben altro, ovvero la tenuta dello stesso sistema economico capitalistico e del suo piano di ammortizzamento delle disuguaglianze sociali, ovvero il sistema del welfare. È la stessa Giorgia Meloni, paladina della famiglia cristiana, a dircelo quando afferma “Se non facciamo figli ci crolla il sistema di produzione economico e di protezione sociale. […] Se noi non facciamo figli crolla tutto il sistema di produzione economico, con sempre più gente da mantenere dal punto di vista pensionistico” o Carlo Calenda secondo cui “la genitorialità è una cosa che serve terribilmente alle società occidentali” (Stati generali della natalità, 13 maggio 2022). E dicono la verità perché il capitalismo funziona così. È un sistema economico che crea delle grandi disuguaglianze economiche e affama i lavoratori e che, per sedare le masse in rivolta e avere dei lavoratori che siano in grado di stare in piedi e vendere la propria forza lavoro, ha introdotto la sanità pubblica, gli ammortizzatori sociali e l’assicurazione pensionistica centralizzandone il finanziamento, l’amministrazione e la gestione nelle mani dello Stato. Se non ci sono i fondi minimi per garantire questi servizi l’intero sistema non tiene, le masse vengono ridotte alla fame e fanno la rivoluzione. Il delicato filo che mantiene la “pace sociale” tra le classi, in realtà più apparente che esistente, ha un equilibrio davvero precario. Meno nascite significa che le spese del welfare ricadono sulle spalle di una popolazione in età lavorativa che si va sempre più riducendo. Facciamo l’esempio delle pensioni. I datori di lavoro (la borghesia) versano allo Stato dei contributi per ogni lavoratore e questi contributi vengono utilizzati per pagare il mantenimento di qualcuno che ha già lavorato in passato e che ora è pensionato. Ne deriva che meno sono i lavoratori in essere meno la borghesia si priva di una parte del proprio profitto per contribuire al welfare pensionistico. Mancandogli i soldi per pagare le pensioni, per mantenere la pace sociale lo Stato non può fare altro che ricorrere ai prestiti e ad ingigantire un sempre non più ripagabile debito pubblico. Ma anche lì sorgono dei problemi perché i creditori valutano la possibilità che lo Stato possa sostenere il costo degli interessi sul debito in base al numero dei contribuenti, numero di contribuenti che è sceso perché la natalità è rallentata. Non ci sono solo i problemi legati al welfare. Una popolazione nazionale che si contrae significa meno forza lavoro disponibile e rischio delocalizzazione delle industrie che possono levare le tende dall’Italia. Implica anche meno consumatori esistenti nel mercato interno alla frontiera e quindi minori profitti per le aziende che hanno sede legale entro i confini nazionali. Il cosiddetto “inverno demografico” è una minaccia per la tenuta del capitalismo italiano e della pace sociale e questa, al di là dei panegirici ideologici, è la vera ragione per cui l’utero e l’uso che se ne fa è al centro del dibattito politico e le donne non saranno mai libere di viverselo e usarlo come meglio credono. Sull’utero si giocano le sorti dell’economia nazionale e per questo Enrico Letta ci dice (ci ordina) che ”Dobbiamo fare tre figli per coppia. Questo è il primo obiettivo”.

Ebbene, effettivamente dalla crisi del 2008 c’è stato un elevato calo delle nascite in tutta europa: secondo i dati emersi dall’elaborazione effettuata da Openpolis – Con i Bambini sui dati Eurostat la media europea è scesa da 10,8 nuovi nati ogni 1.000 abitanti nel 2009 a 9,5 nel 2019. In Italia, sempre secondo questi dati, nel 2009 i nuovi nati erano 9,6 ogni 1.000 abitanti, mentre negli ultimi due anni i neonati sono stati 7 ogni 1.000 abitanti.

Il rapporto annuale Istat 2022 riporta una nitida fotografia della situazione dell’Italia:

  • c’è uno squilibrio troppo vasto nel rapporto tra persone in età attiva e non (al 1° gennaio 2022, infatti, la stima dell’indice di vecchiaia – anziani di almeno 65 anni per 100 giovani di età inferiore a 15 anni – è pari al 187,9%) e ciò causa un debito demografico verso le future generazioni;
  • è aumentata l’età media delle donne alla nascita del primo figlio (32,2 anni);
  • sono diminuiti i nati da coppie di genitori entrambi italiani, mentre sono aumentati i nati da coppie di genitori stranieri. Nel 2021 si è osservata però una diminuzione nettadei nati stranieri cinque volte superiore a quello degli italiani (-5,1% contro -0,9%). Tale diminuzione, secondo l’Istat, è dovuta tanto alla vulnerabilità economica e sociale derivante dalla crisi sanitaria, tanto al contenimento dei flussi in entrata registrato nel 2020;
  • Infine, continua la drastica diminuzione dei matrimoni, causando, sempre secondo l’Istat, un cambiamento delle strutture familiari.

Di questo passo, secondo l’Istat, nel 2050 c’è il rischio che la popolazione italiana sia di 5 milioni di unità in meno. Sarebbero necessari circa 500.000 nati all’anno per garantire all’Italia la popolazione attiva (quindi forza lavoro) necessaria a mantenere in vita, di certo non in salute, il sistema capitalistico.

Che diventare genitori sia un problema in primis economico è evidente e che la genitorialità sia calata anche a causa del precariato e della povertà dilagante è sotto gli occhi di tutti. Poiché non possono cambiare le condizioni economiche di partenza (l’economia è in recessione ed il debito è impagabile, c’è poco da fare) i partiti politici possono giocarsi una sola ed unica carta: l’elogio della riproduzione come scopo principe della vita umana, in particolare femminile, e la glorificazione della famiglia di stampo cristiano quale istituzione sociale salvifica. Farsi una famiglia e generare vita deve rimanere l’obiettivo principale da raggiungere, combattere le “devianze” da questo percorso (p.es. il rimanere single, abortire, le diversità sessuali e di orientamento sessuale) il secondo. La ricetta che possono usare è esclusivamente una condanna feroce di qualsiasi cosa spinga all’esitare dal generare nuova vita. Si devono aggrappare all’ideologia, devono fare leva sui valori di famiglia ben radicati nella società, per poter implicitamente forzare le masse a procreare di più. Il centrodestra così come il centrosinistra promette aiuti, assegni, bonus, tassazione agevolata per famiglia, incentivi economici in caso di nuovi nati etc. La famiglia offre il collante sociale, la terra dove piantare il seme della primavera demografica. Ed è chiaro che si torna a parlare anche di aborto. Perché l’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta una emancipazione, una “devianza” dal percorso prestabilito e dai valori cristiani, anche quelli grandi collanti sociali. Ma toccare la legge 194, che dal 1978 garantisce alle donne il diritto di interrompere la gravidanza, rappresenta ancora una mossa azzardata che può far allontanare una parte dell’elettorato, delle masse, ed è per questo che l’aborto non è ad oggi un tema centrale di questa campagna elettorale. Tutti stanno agendo con la tecnica del “rinforzo positivo” della famiglia quale nucleo fondante della società, così da avere consenso, nuovi nati e pace sociale. Il programma di Unione Popolare, tanto inseguita a sinistra, non è da meno. Anche se non dichiarano la centralità della famiglia non mancano di menzionarla quale destinataria specifica di aiuti e alloggi (senza peraltro mai dichiarare guerra al capitalismo in nessuna parte del programma) finendo per appoggiare poi di fatto la tendenza generale.

Ai lavoratrici e i lavoratori non va proposta “la centralità della famiglia”, ma la centralità dell’abolizione del sistema sociale basato sullo sfruttamento del lavoro salariato. E’ fondamentale che la lotta delle donne lavoratrici e di tutta la classe lavoratrice abbia per obiettivo la piena e completa liberazione della sessualità e della riproduttività dal controllo da parte della borghesia sulla forza-lavoro, sul proletariato, ovvero l’unica classe produttrice del valore delle merci, in tutti i suoi aspetti, a partire dalla riproduzione stessa della vita umana. La famiglia su base monogamica e la sua formalizzazione istituzionale (il matrimonio) non deve avere alcuna centralità nella riproduzione del genere umano che deve essere libero ed emancipato. Solo la rivoluzione socialista, l’abolizione delle classi e la riorganizzazione democratica dell’economia e della società sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori può liberare il genere umano dalla necessità di questa sistema sociale distruttore della vita. Solo la presa del potere da parte della classe operaia può consentire al genere umano di sopravvivere all’esistenza catastrofica condotta sotto il capitalismo e aprire all’umanità la via ad un’esistenza piena e finalmente libera.

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