Esiste il pericolo di una deriva fascista in Italia?

di Giovanni Aprea

Uno degli interrogativi che sta agitando il dibattito elettorale in Italia è se alle elezioni la destra avrà le forze per sfondare con una percentuale tale da permetterle di governare con una maggioranza schiacciante nel prossimo nuovo Parlamento dai numeri dimezzati. La possibilità che tale eventualità si verifichi pone a diversi settori della cosiddetta sinistra “rivoluzionaria” la necessità di descrivere un’ascesa inarrestabile dei partiti reazionari in termini sociali, con particolare riferimento ai casi della Lega e di Fratelli d’Italia, identificandoli come partiti fascisti, senza però fornire un’analisi seria e corretta in merito alla composizione sociale della base dei partiti di destra e quali sono gli interessi che difendono tali presunte organizzazioni “fasciste”.

È il caso dell’articolo pubblicato sul sito Red Med, Italy before the deluge a firma di Sangur Savran, dove il classico approccio marxista, ovvero l’analisi dicotomica del rapporto fra forze produttive e rapporti di produzione all’interno dell’arena della lotta di classe, viene beatamente sostituita da una rappresentazione che vede l’ascesa della destra attraverso una lettura giustificata dai sondaggi condotti dalle agenzie elettorali borghesi specializzate. Quelle stesse agenzie che pronosticavano la vittoria del candidato delle destre, Enrico Michetti (scelto proprio da Giorgia Meloni) nelle elezioni comunali romane che, come tutti sanno, si è rivelata una grande debacle per Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Per non parlare delle sconfitte nelle recenti elezioni comunali nei feudi veneti e lombardi della destra leghista come Verona, Padova, Lodi e Monza. Inoltre, molto spesso si dimentica che lo strumento dei sondaggi è un’arma di convincimento psicologico da parte dei settori della borghesia nei confronti delle masse; l’analisi piatta dell’espressione di un’opinione raccolta dalle agenzie su un campione della popolazione viene spiattellato meccanicamente sui media come lo specchio esatto della realtà. Le discussioni nei dibattiti televisivi e nei social media sono la dimostrazione di questa tendenza, dove la semplificazione estrema prende il sopravvento, magari già pontificando quell’eventuale futuro leader pronosticato, a discapito del dibattito sul motivo per il quale l’operaio vota Lega o Fratelli d’Italia. Si tratta a tutti gli effetti di un oppiaceo che la sovrastruttura capitalistica utilizza per azzerare ogni forma di coscienza di classe critica.

Va notato, inoltre, che la tesi “Lega-FDI=calamità fascista” viene ripresa sia dagli ambienti liberali del Partito Democratico di Enrico Letta che, in assenza di una netta distinzione programmatica in materia di politica economica ed alleanze geopolitiche, prova ad agitare lo spauracchio del pericolo fascista pur di guadagnare voti dell’elettorato cattolico moderato del centrodestra, sia dagli ambienti della sinistra “radicale” che appoggiano l’Unione Popolare di De Magistris, in cui ci si appella pateticamente ad un antifascismo costituzionale.

Questo primo contributo di polemica offre l’occasione per porre l’inizio di una seria discussione sul fenomeno storico dell’ascesa del fascismo e soprattutto quando questa soluzione diventa realmente necessaria per la classe dirigente borghese.

L’insalata dei compagni turchi sul proto-fascismo italiano

“Fascism in Italy is on tremendous rise, assuming two different forms. The first is the movement we label as “proto-fascist”, with a strong parliamentary presence. It is a form of fascism that has not yet emerged with all its might and violence, but is preparing to do so”

L’esperienza storica del fascismo italiano e del nazismo dovrebbero insegnare che esistono due importanti fattori che caratterizzano l’ascesa di un movimento fascista, che solitamente precedono la conquista totale delle istituzioni. Sia in Italia che in Germania, agli inizi degli anni Venti del secolo scorso, si poneva la questione della crisi di potere ai vertici della borghesia a seguito degli scioperi e delle ondate di manifestazioni rivoluzionarie che imperversavano e riecheggiavano dalla Rivoluzione Russa; è il caso delle esperienze storiche del biennio rosso in Italia e delle repubbliche dei consigli in Germania dove il principale leitmotiv che veniva agitato dai rivoluzionari nelle fila del proletariato era “fare come in Russia”, ovvero seguire l’esempio dei Soviet e imporre la necessità di costruzione di un mondo nuovo su basi socialiste. Tuttavia la scelta delle alte sfere del capitalismo di affidarsi alle squadracce fasciste non fu soltanto la volontà di dover arginare un proletariato alla riscossa ma anche di dover risolvere da un lato una crisi profonda all’interno dei suoi stessi apparati istituzionali e dall’altro di dover risollevare le sorti di interi settori produttivi (specialmente l’industria pesante) duramente colpiti dalle conseguenze del primo conflitto mondiale. Il superamento della crisi doveva mirare successivamente alla trasformazione sostanziale di un sistema economico e politico capace di garantire gli interessi dei monopoli nei settori industriali strategici ai danni della classe media e della piccola borghesia, la conquista di nuovi mercati e le ambizioni coloniali ed imperiali di espandersi ai danni di altri popoli fino ad arrivare a minacciare lo stesso ordine mondiale allora dominato dall’imperialismo statunitense, britannico e francese.

A fronte di questa breve ed elementare osservazione, come si può giustificare oggi l’ascesa del fascismo in Italia? Per caso si assiste oggi ad un’accesa impetuosa della lotta di classe fra il proletariato e il capitalismo italiano fino a minarne le stesse basi del sistema? Se non esiste questo scenario di guerra civile perché la borghesia dovrebbe puntare all’instaurazione della clava del regime di controllo sociale sul proletariato quando riesce benissimo a stare a galla con la classica carta della democrazia borghese?  La fandonia di questo “diluvio universale” di un’onda nera sull’Italia ci sembra uno scenario attualmente inesistente.

Esiste un altro fattore importante che Savran sembra non aver considerato: la natura dell’attuale composizione dell’Unione Europea. Nessuna economia nazionale europea, compresa quella tedesca, può definirsi autosufficiente, nessuno Stato dell’UE dispone potenzialmente di un forte sistema monetario rispetto all’euro e nessuno Stato del vecchio continente è capace di competere da solo con le grandi potenze mondiali come gli Stati Uniti e la Cina. La borghesia italiana ha importanti intrecci nel mercato unico europeo e partecipazioni in diversi settori economici e finanziari. Si prenda ad esempio il caso di Stellantis, nato dalla fusione tra Fiat Chrysler degli Agnelli con il gruppo francese PSA (Peugeot-Citroen-DS-Opel-Vauxall) oppure la maxi fusione fra Essilor e Luxottica, ecc. Inoltre, sempre rimanendo nello spazio europeo, lo Stato italiano è fortemente indebitato proprio con istituti di credito europei. Sulla base di queste forti relazioni globali, in questa fase storica, un nazionalismo puramente tedesco, un nazionalismo puramente francese o un nazionalismo puramente spagnolo o italiano non hanno letteralmente futuro. La stessa crescita dell’economia tedesca nell’ultimo decennio è stata garantita dal suo ruolo egemone nella costruzione del mercato unico europeo, dalla crescita delle esportazioni grazie all’euro e la sua forte rilevanza politica decisionale nelle istituzioni europee.

Detto ciò, non si capisce dove il compagno Sungur Savran intravede la forza e la violenza delle organizzazioni “protofasciste” della Lega di Salvini e di Fratelli d’Italia di Meloni, a meno che non si riferisca alla violenza verbale. Nel corso di questi anni vi sono state manifestazioni significative da parte delle destre reazionarie? Non ci risulta. Se si vuole giustificare l’avanzata fascista (fra l’altro portata avanti dai settori in decadenza di Forza Nuova e Casapound, non certo da Fdi e Lega) mediante la rappresentazione di un unico episodio significativo sì ma anche isolato e fortemente condannato dalle stesse forze borghesi, come quell’attacco alla sede nazionale della CGIL da parte di qualche migliaio di appartenenti al ciarpame no-vax, possiamo sostenere che tale approccio ci risulta essere un po’ dilettantistico, pressapochista e molto lontano dalla realtà e dalla tesi che si vorrebbe sostenere.

Sia la Lega che Fratelli d’Italia sono partiti politici che sono integrati, non da oggi, ma da decenni all’interno delle istituzioni borghesi ad ogni livello, con una fitta presenza di loro rappresentanti in diversi governi nazionali, nei principali consigli comunali e regionali (ad esempio tutte le regioni del Nord Italia sono sotto la guida delle destre). Gli stessi esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia sono stati per lungo tempo a libro paga di Berlusconi e del grande capitale italiano. Non a caso oggi entrambi sostengono la proposta di istituire un regime fiscale vantaggioso a favore delle classi più agiate con la cosiddetta Flat tax. Ma allo stesso tempo essi devono inevitabilmente portare avanti le battaglie della destra contro le fasce più deboli e sfruttate (migranti) o contro il mondo LBGT+ in difesa dei valori della famiglia tradizionale cattolica.

“Would this attitude change once the proto-fascist alliance wins the election? Any change would cause tremendous tremors in the Western system, the NATO, and within the imperialist world. Therefore, the upcoming elections in Italy are not only going to create fissures within the Italian bourgeoisie or the existing EU system, but are also pregnant with great impacts on the world system at large.”

Non capiamo come l’eventuale governo di Meloni-Salvini-Berlusconi possa minare addirittura le basi dell’imperialismo, quando gli stessi hanno sempre comunicato e dimostrato di essere fedeli alleati del governo americano mediante il loro incondizionato allineamento quando c’era da votare l’invio di truppe in Iraq e in Afghanistan oppure, più recentemente, quando si doveva votare l’invio di armi in Ucraina (proclamando il sostegno incondizionato alla NATO). Tale scelta avviene perché gli apparati dirigenti della borghesia, a tutela dei propri interessi economici, impongono le proprie opzioni a tutti i partiti dell’arco parlamentare. Ciò non toglie che indubbiamente nel corso degli anni queste organizzazioni, in particolar modo la Lega e Forza Italia, abbiano costruito stretti rapporti con settori oligarchici russi nell’interesse di finanziare alleanze commerciali fra i rispettivi partner, magari gonfiando anche i propri conti. Ma da qui a dire che Meloni, Salvini e Berlusconi saranno al servizio di Putin, essendo filoputiniani, ce ne vuole.

Il fantasma del fascismo in Italia e la necessità della ripresa della lotta di classe

Le destre in Italia hanno sempre avuto un retroterra fortemente ancorato al grande capitale e un sostegno nei settori più conservatori della piccola e media borghesia, la quale andava conquistata ai suoi valori, in opposizione a ogni concessione che, dal dopoguerra agli anni ‘90, poteva essere elargita (col contagocce) al proletariato. Il fenomeno del berlusconismo ha visto addirittura un capitalista direttamente al potere, a difesa degli interessi economici propri e del suo blocco di riferimento, collaborando con un ceto politico parassitario proveniente dai settori democristiani, socialisti e del disciolto Movimento Sociale Italiano (Alleanza Nazionale). L’attuale composizione tripartitica è la conseguenza della crisi politica del sistema di potere del berlusconismo che ha dato spazio a nuove/vecchie forze politiche alla sua destra. Inoltre, il consenso di questi partiti è sempre stato il risultato di un’assenza totale di reale opposizione ed alternativa operaia a causa di quei vecchi rottami del riformismo che hanno sempre tradito le aspettative delle masse lavoratrici.

L’eventuale elezione di un governo di destra come di centro-sinistra pone sempre la questione di alzare il livello del conflitto sociale a fronte dell’imperiosa crisi economica all’orizzonte che non farà dormire sonni tranquilli ai settori della borghesia in estrema difficoltà. Pertanto, è necessaria una campagna di lotta serrata contro tutte le forze politiche che nel corso degli anni hanno sostenuto e contribuito a formare governi di unità nazionale a servizio del capitale. Una campagna politica che necessita del protagonismo delle masse lavoratrici che abbia al centro un programma che parta dalle rivendicazioni minime di difesa contro l’attacco a diritti e salari per arrivare alla costruzione di una reale prospettiva anticapitalista e di sostegno ad un nuovo centro di potere indipendente dalla borghesia, con alla testa una direzione operaia unita e combattiva.

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