Per l’esproprio dei fondi pensione sotto il controllo dei lavoratori

L’articolo che segue è il contributo del Partido Obrero Revolucionario (Cile) alla discussione internazionale, a cui abbiamo partecipato con le compagne e i compagni cileni insieme a Politica Obrera (Argentina), Partido de los Trabajadores (Uruguay), Grupo de Indipendencia Obrera (Spagna), sul tema dell’attacco che, seppur diversificato nelle tempistiche, viene portato avanti in maniera generalizzata nei confronti dei pensionati da parte dei governi capitalisti di tutti i paesi.

In Cile la questione è strettamente legata all’ Estallido Social, le gigantesche rivolte anti-sistema che hanno scosso il Cile dall’ottobre 2019, e alla sua attuale onda lunga, che oscilla tra la ripresa delle mobilitazioni di massa per l’aggravarsi ulteriore delle condizioni materiali del proletariato cileno e il rischio di cooptazione da parte del governo socialdemocratico di Gabriel Boric, altro paladino delle sinistre politiche e di movimento latinoamericane ed europee.

Link all’articolo originale: http://partidoobrerorevolucionario.com/por-la-expropiacion-de-los-fondos-previsionales-bajo-control-obrero/

Buona lettura!

Le principali linee guida per le riforme pensionistiche in America Latina – dove la maggior parte dei sistemi pensionistici privati sono investiti in obbligazioni del debito pubblico – sono state fornite dalla Banca Mondiale (BM). La BM considera i sistemi pensionistici come una potenziale fonte di finanziamento e di sviluppo del mercato dei capitali, promuovendo il modello cileno, imposto sotto la dittatura nel 1981 con la capitalizzazione privata, togliendo allo Stato la responsabilità di garantire le pensioni.

I risultati delle valutazioni della BM hanno mostrato che le riforme non considerano il legame con l’occupazione formale e informale, proponendo un processo di riforme per rendere operativo il sistema a più pilastri, il quale consiste nel garantire da parte dello Stato una pensione minima di assistenza alla povertà tramite voci del bilancio nazionale (grazie ai contributi fiscali dei lavoratori). Se il lavoratore vuole aumentare la propria pensione, deve versare contributi aggiuntivi volontari, riducendo ulteriormente il proprio reddito da lavoro. Così, la riforma cilena del 2008 ha implementato un sistema contributivo su tre pilastri, tra cui un sistema solidale che concede una “pensione di base” al 60% più povero della popolazione.

Dall’emergere del movimento No+AFP a livelli di massa al suo processo di cooptazione

Nel 2016, durante il secondo governo Bachelet, il movimento No+AFP [1] ha iniziato a emergere, nel contesto di tre progetti di riforma al Congresso. Nel 2017 ci sono state massicce mobilitazioni e assemblee nei quartieri e nei sindacati, che hanno portato a un plebiscito; è stato espresso il rifiuto del sistema pensionistico pinochetista ed è stato lanciato un appello per uno sciopero nazionale. La leadership di questo movimento ha proposto di sostituire le compagnie di assicurazione private con “un sistema pensionistico solidale, tripartito e amministrato dallo Stato”. Durante l’esplosione sociale di ottobre (l’Estallido Social, n.d.t.), la richiesta di porre fine agli AFP era legata allo slogan di un’assemblea costituente; la crisi sociale esacerbata dalla pandemia costrinse a ritirare i fondi AFP per alleviare i debiti delle famiglie lavoratrici, allargando la prospettiva del pensionamento totale e ponendo fine al sistema di capitalizzazione individuale.

L’assenza delle proposte di esproprio, controllo operaio e universalizzazione delle pensioni, hanno fatto sì che questo movimento fosse preda di un processo di cooptazione, iniziato con le candidature delle liste verso la “Convenzione Costituzionale” (CC), dissociate dalla base e dalle assemblee, riducendo la loro capacità di mobilitazione attraverso l’iniziativa per una norma costituzionale a partecipazione virtuale, e incorporandola come punto programmatico di Apruebo Dignidad (AD) [2]. Ad esempio, la riforma pensionistica di AD propone di mantenere in vigore gli AFP per almeno altri 40 anni, il che corrisponderebbe a un periodo di “transizione” verso il nuovo modello tripartito. Per non avere dubbi, la Ministra del Lavoro e della Previdenza Sociale, Jeannet Jara (Partido Comunista) ha dichiarato: “È chiaro che nel nostro Paese c’è un apprezzamento di quello che è stato il risparmio privato, e quindi il nostro sistema avrà sicuramente una parte di capitalizzazione privata”.

La legge governativa sulla non espropriabilità

Inoltre, il conglomerato di Boric ha presentato (il 18/4) un disegno di legge sulla non espropriabilità dei risparmi pensionistici di ogni persona e ha aumentato il quorum parlamentare da 3/5 (93 deputati o 30 senatori) a 2/3 (104 deputati o 34 senatori) per rendere più difficile l’elaborazione di nuovi prelievi. Il disegno di legge del governo sottolinea inoltre che le risorse saranno utilizzate per fini pensionistici, come l’amministrazione dei fondi.

Non si tratta di un aspetto secondario, dal momento che ogni AFP si fa pagare circa 1 miliardo di dollari l’anno in commissioni per “amministrare” i fondi pensione. Gli investimenti effettuati hanno generato enormi profitti per gli speculatori, come quelli ottenuti nel punto più alto del 2019, con la somma di 649 milioni di dollari, quotati alla Borsa di Santiago, dove spiccano Banco Santander, Enersis, Cencosud, Latam, Falabella ed Endesa – tutti in mano a monopoli finanziari e di retail. Ma la crisi capitalistica ha colpito gli investimenti nel Paese, portando a casi come il fallimento di LATAM, dove le AFP hanno venduto le loro azioni al ribasso. La disoccupazione, i bassi salari e i prelievi durante la pandemia hanno ridotto i fondi. È per quest’ultimo motivo che, in merito al rifiuto del 5° ritiro degli AFP, il Ministro delle Finanze, Mario Marcel, ha sostenuto che “si metteva a rischio il programma di governo”, ma questa contraddizione programmatica è presente nella misura in cui la migrazione dei fondi al sistema statale implicherebbe un’espropriazione di quelli privati, nonostante sia prevista una transizione di 40 anni.

Con questo progetto, il governo, come discorso progressista, propone una presunta “difesa del risparmio personale”, cercando di sostenere il conto individuale sotto il sistema della speculazione capitalista, per bloccare l’avanzata del carattere incondizionato delle pensioni universali, sotto il controllo di pensionati e lavoratori.

L’ambiguità normativa della Convenzione Costituzionale (CC)

La riforma pensionistica del governo è chiaramente subordinata alla Costituzione vigente, per la quale l’approvazione del testo in corso di stesura nella CC genererebbe ambiguità normative. La Commissione per i Diritti Fondamentali ha inviato all’Assemblea Plenaria un regolamento di sicurezza sociale che non esplicita il carattere di non espropriabilità. Per questo motivo, l’AFP Cuprum (importante fondo di risparmio, n.d.t.) ha inviato una lettera ai suoi affiliati sottolineando che l’eventuale non espropriabilità dei fondi pensione e la loro ereditabilità dovrebbero essere una questione di legge decisa dal prossimo Congresso, dato che il progetto della nuova Costituzione lascia la porta aperta. Queste scappatoie saranno oggetto di manovre legislative secondo gli interessi della borghesia, con possibilità di riforme in ogni governo di turno.

Pertanto, il progetto preliminare di Boric e Marcel implica l’invio della proposta prima del plebiscito per la nuova Costituzione, fissato per il 4 settembre. La scommessa è che il progetto chiarisca i dubbi sulla inespropriabilità e quindi eviti che la consultazione costituzionale si trasformi in un plebiscito sulla proprietà dei fondi pensione. Il governo ha quindi annunciato l’inizio dei “dialoghi sociali” per la riforma delle pensioni, che dureranno fino ad agosto.

Espropriare gli espropriatori

Abbiamo avviato un coordinamento internazionale con organizzazioni rivoluzionarie di Spagna, Italia, Uruguay e Argentina, che stanno affrontando riforme pensionistiche le quali mirano ad allungare l’età pensionabile e a tornare al sistema privato. Per un programma socialista di esproprio dei fondi pensione sotto il controllo dei lavoratori: per una pensione equivalente a un salario minimo, pari al paniere familiare e in linea con l’inflazione; un sistema statale unico a spese esclusivamente del padronato.

Note:

[1] Il Coordinamento No+AFP è il maggiore movimento cileno di lotta sulle pensioni nato nel 2016 contro la brigantesca gestione degli Amministratori dei Fondi Pensioni (AFP)

[2] Apruebo Dignidad è la coalizione di sinistra, sostenitrice dell’attuale presidente Boric, avente come maggiore promotrice e principale componente politica il Partito Comunista Cileno

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