Una donna contro le donne alla presidenza del Parlamento europeo

La nuova presidente del parlamento europeo è la conservatrice maltese Roberta Metsola. Eletta da una maggioranza amplissima con i voti, oltre che del suo gruppo, il Partito Popolare Europeo, anche del gruppo “progressista” dei Socialisti e Democratici Europei, di liberali e destri, tra cui i leghisti di casa nostra. Come poteva infatti la destra reazionaria non votare una candidata così in sintonia sulla “difesa dei valori della famiglia”? Metsola si è infatti distinta nell’europarlamento come l’antiabortista militante che è, votando contro risoluzioni di facilitazione per l’accesso al diritto di aborto delle donne e per il riconoscimento dell’interruzione di gravidanza come diritto umano. Non a caso Malta è l’unico paese della UE a vietare totalmente l’aborto, sebbene negli altri Stati tale diritto sia continuamente messo in discussione e ostacolato in tutti i modi possibili, tra cui l’infame obiezione di coscienza in campo medico.

Dopo i casi dell’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea e Christine Lagarde alla presidenza della Banca Centrale Europea, questa è un’ulteriore dimostrazione che eleggere figure femminili a guida delle istituzioni borghesi non è affatto garanzia di difesa dei diritti e dell’emancipazione della donna.

Anzi, questo, come anche il caso della vicepresidente Kamala Harris negli USA, costituisce uno di quei tentativi di addomesticare, se non direttamente di cooptare, il poderoso movimento delle donne sviluppatosi negli ultimi anni per le strade di tutto il mondo, incanalandolo (e spegnendolo) in canali istituzionali.

Bisogna difendere la lotta delle donne per la propria emancipazione e si deve necessariamente denunciare con forza tali operazioni politiche ipocrite. Bisogna ribadire che la liberazione della donna passa per l’opposizione delle lavoratrici, insieme a tutta la classe lavoratrice, a questa società oppressiva e sfruttatrice.

Nessuna fiducia deve essere concessa ad esponenti politiche delle forze borghesi. Perfino una figura reazionaria come la leghista Giulia Bongiorno, pupilla (e avvocato) del razzista e maschilista Salvini, si è intestata battaglie contro la violenza sulle donne negli ultimi anni. La mano tesa, sporca del sangue ad esempio delle donne migranti morte in mare, di tali aguzzini deve essere rifiutata con forza dalle donne in lotta.

Come sempre nella storia, solo le lavoratrici possono liberare la donna dalle catene imposte dalla società divisa in classi! Senza l’eliminazione di quest’ultima qualsiasi risultato e progresso (si veda proprio la questione aborto!) è continuamente messo a rischio dalle crisi sociali della società capitalista.

Così come, al contrario, la lotta per una società socialista potrà trionfare solo con l’apporto fondamentale e insostituibile delle combattenti della classe, comuniste e rivoluzionarie, che liberando sé stesse libereranno l’umanità intera!

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