La responsabilità della LOTTA. L’irresponsabilità di chi SFRUTTA.

Pubblichiamo il testo del volantino che distribuiremo domani a Roma in occasione dello sciopero generale.
Invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici a incrociare le braccia e a spingere affinché la giornata di domani abbia un seguito in un percorso di lotta tanto radicale quanto radicali sono gli attacchi che subiamo quotidianamente!

La campagna mediatica ci dipinge come IRRESPONSABILI, perché con questo sciopero mineremmo all’unità nazionale, guidata dal banchiere Draghi, “in una fase delicata come questa”. È evidente che politici, industriali e giornalisti soffrano di un forte distacco dalla realtà che noi viviamo sulla nostra pelle nel quotidiano. Una realtà fatta di licenziamenti, di contratti precari (l’80% delle nuove assunzioni del 2021), di inflazione e aumento del carovita che spazzano via tutti i miseri aumenti salariali ottenuti negli ultimi contratti nazionali, di morti sul lavoro, di continui tavoli vertenziali di crisi, e con il continuo rischio di contagio causato dalla critica situazione sanitaria per cui nessun governo al mondo è stato in grado di pianificare un’uscita, ma soltanto di fissare una soglia quotidiana di morti e ricoveri accettabili.

Irresponsabili noi?

Ricordiamoci che all’inizio della pandemia è stato grazie alla nostra lotta che abbiamo ottenuto maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro e un blocco della produzione che a fine marzo 2020 ha portato a salvare migliaia di vite, mentre il governo Conte e Confindustria continuavano a mandarci a lavorare senza misure di sicurezza anche in settori non relativi alla gestione dell’emergenza, mettendo a rischio la nostra salute e quella della comunità.

Irresponsabili loro! 

L’unità nazionale con governo e imprese ricercata spasmodicamente dai nostri vertici sindacali ha portato a porte chiuse in faccia e alla stesura di una manovra finanziaria totalmente insufficiente nel venire incontro anche alle nostre minime esigenze.

La riforma dell’Irpef non salvaguarda minimamente il nostro potere d’acquisto. Sono previsti infatti dei risparmi annuali intorno ai 60 euro per salari inferiori ai 15mila euro annui, 150 euro tra 15 e 28mila e 450 euro tra 28 e 50 mila, quando il Codacons in novembre ha quantificato un aumento della spesa familiare di 922 euro l’anno.

Quota 102, che sostituirà Quota 100, è di fatto un ritorno graduale verso la mai superata Fornero oltre che un nuovo aumento dell’età pensionabile. Una misura irresponsabile, oltre che per la questione occupazionale anche per una questione di salute, soprattutto alla luce di un anno e mezzo di pandemia, con un virus che colpisce mortalmente in primo luogo le persone sopra i 50 anni, che ha contribuito a diminuire l’aspettativa di vita di un anno e mezzo e che nel 2020 ha causato 520 morti sul lavoro.

Tra i vari significati che possiamo attribuire alla giornata di oggi, quello che ci preme più evidenziare è il fallimento di ogni coalizione possibile tra lavoratori, Stato e padroni, dove l’unico risultato che ci viene imposto è la richiesta di sacrificarci ancor di più per il bene del paese e per salvare i padroni e i loro capitali dalla più grande crisi storica del capitalismo, la quale non vede una via d’uscita interna al sistema economico vigente.

Se la malattia è la crisi, possiamo essere solo noi la cura. Noi classe operaia!

È necessario quindi rispondere a tutti gli attacchi ricevuti con la stessa radicalità. Intraprendiamo insieme un percorso di lotta che non si fermi a questa giornata, dentro e fuori i luoghi di lavoro, dentro e fuori il sindacato, con una piattaforma operaia indipendente basata su rivendicazioni che rispondano realmente alle nostre esigenze primarie:

  • Salario minimo per tutti i lavoratori e le lavoratrici di 1500 euro netti; scala mobile dei salari ossia l’aggiornamento automatico dei salari al carovita che la crisi ha prodotto e produrrà sempre più
  • Scala mobile delle ore di lavoro, ossia la redistribuzione di tutto il lavoro che c’è tra tutta la forza lavoro per affrontare la disoccupazione; riduzione della giornata e della settimana lavorativa a parità di salario a non più di 6 ore giornaliere e 30 ore settimanali
  • Salario sociale ai disoccupati di almeno 1000 euro netti
  • Abolizione della legge Fornero e ritorno al sistema retributivo, ossia finanziato dalla fiscalità generale, con pensioni pari all’80% dell’ultimo salario e non inferiori a 1300 euro al mese. Scala mobile delle pensioni.
  • Abolizione del Jobs Act e di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro, trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo pieno e indeterminato
  • Blocco delle procedure di chiusura e licenziamento: quando la classe padronale non cede nei suoi intenti di ricattare e affamare le famiglie operaie, costruiamo un percorso che preveda comitati di fabbrica che lottino per l’esproprio senza indennizzo per i padroni e per porre le fabbriche sotto il controllo operaio.
  • Comitati di fabbrica per la difesa della salute del proletariato e per maggiori garanzie sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

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