La terra della Rivoluzione d’Ottobre – Un paese di donne in cammino verso l’emancipazione.

In occasione della partecipazione al grande corteo nazionale contro l’oppressione della donna, tenutosi a Roma lo scorso 27 novembre, abbiamo diffuso in piazza l’articolo (in italiano) della compagna Armağan Tulunay (militante del Partito Operaio Rivoluzionario di Turchia), di cui pubblichiamo di seguito l’ottava ed ultima parte… buona lettura!

Due passi avanti, un passo indietro: il Termidoro e oltre

di Armağan Tulunay

Per la settima parte clicca qui

Dopo tutto quanto è stato spiegato sopra (si vedano pubblicazioni relative alle precedenti parti del presente articolo, n.d.t.), possiamo dire che le donne sovietiche, che avevano i diritti più avanzati del mondo in molti settori, si sono emancipate? C’è una risposta oggettiva a questa domanda: No. Perché? Perché alcuni dei diritti che sono stati dati alle donne subito dopo la rivoluzione sono stati tolti negli anni succes­sivi. Il salto dei primi anni è stato un inizio molto importante, ma non era permanente. La reputazione di alcune strutture che si nutrivano dell’oppressione delle donne è sta­ta ripristinata. Se il socialismo, a differenza del capitalismo, non va d’accordo con la dominazione maschile e se questa ideologia crede in una società senza discriminazio­ni di genere, si dovrà spiegare perché sono state prese alcune misure contro le donne sotto il controllo dello Stato operaio e perché sono stati tolti alcuni diritti.

Prima di spiegare ciò, vediamo brevemente come e quando i cambiamenti avvengono. Il primo passo indietro non ha riguardato solo le donne, la NEP (Nuova Politica Eco­nomica), che includeva passi indietro obbligatori nel programma rivoluzionario, fu accettata per mantenere in vita lo Stato operaio. L’inadeguatezza delle risorse ha por­tato alla chiusura di alcune delle mense, lavanderie, asili, centri di cura per bambi­ni e anziani che erano stati aperti per la partecipazione femminile alla produzione sociale e alla collettivizzazione del lavoro invisibile delle donne. Poi, nel 1928, con il Piano quinquennale, le priorità della comunità cambiano quasi istantaneamente. Nel 1930 il dipartimento femminile del partito, lo Zhenodtel, viene chiuso per­ché il partito credeva non ci fosse bisogno di un lavoro speciale in questo settore. Un certo numero di disposizioni relative alle nascite era stato cambiato. Il princi­pio di ricevere la piena retribuzione durante il congedo di maternità ha inizia­to a dipendere da varie condizioni. Le donne che hanno lavorato negli ultimi tre anni prima del parto, quelle che hanno trascorso gli ultimi due anni nel loro ulti­mo lavoro e le donne che erano membri di un sindacato avevano diritto a prende­re il loro intero stipendio. Il periodo di congedo pagato, che era di 8 settimane di cure prenatali e da 8 a 12 settimane dopo il parto, fu ridotto a 5 settimane e poi a 4. C’era bisogno di una popolazione numerosa e controllata per aumentare la produzio­ne. Per questo un nuovo modo di pensare, una nuova ideologia, doveva essere adottata dalla società. Il modo più semplice era rivitalizzare le vecchie abitudini.

Il 27 giu­gno 1936 fu pubblicato un decreto chiamato “Difesa della madre e del bambino” con il quale il concetto di famiglia fu promosso dal governo e la maternità incoraggiata come una missione speciale data alle donne. Con questo decreto e il suo successivo rafforzamento nel 1944, i concetti e i pregiudizi dell’epoca zarista tornarono nuovamente all’ordine del giorno. L’importanza della famiglia fu sottolineata ancora e an­cora. L’uguaglianza tra le relazioni ufficialmente registrate e quelle di fatto fu abolita. Concetti come adulterio, figli fuori dal matrimonio e illegittimi furono introdotti di nuovo. Si propagandava l’idea che la famiglia, non la società, fosse responsabile dell’e­ducazione dei bambini. Il divorzio divenne un processo costoso che le famiglie della classe operaia non potevano permettersi. L’omosessualità fu vietata, definita come un crimine punibile con il carcere. Anche l’aborto fu vietato. Un divieto che ovvia­mente rappresentava una seria minaccia alla salute e alla vita delle donne, perché non impediva alle donne di abortire. Su 100.000 donne che sono morte nelle città, una percentuale del 12,7% fu dovuta a procedure di aborto condotte segretamente. In linea con la politica volta a raggiungere una popolazione più numerosa, divenne più difficile divorziare; l’omosessualità e l’aborto furono vietati e il governo incorag­giò la popolazione ad avere più figli. Avere un alto numero di figli veniva premiato con medaglie e qualche aiuto finanziario. Le donne con 5-6 figli ricevevano “Medaglie di maternità di prima e seconda classe”, quelle con 7-9 figli ricevevano “Onori di ma­ternità di prima, seconda e terza classe”, e quelle con più di 10 ricevevano il titolo di “Madre eroina”. Non solo le famiglie popolose furono premiate, ma, allo stesso tem­po, le piccole famiglie, gli individui senza famiglia, furono puniti con tasse aggiuntive. Il diritto delle donne di citare in giudizio il partner per prendersi cura dei figli fuori dal matrimonio fu abolito. La co-educazione finì nel 1944 per consolidare il ruolo sociale dei ragazzi e delle ragazze nella nuova “famiglia sovietica”, e per 10 anni ragazze e ragazzi furono educati in scuole separate.

Non è possibile capire come sia avvenuto questo cambiamento, dalle decisioni radicali per assicurare la libertà a tutta la classe operaia e agli oppressi dopo la Rivoluzione d’Ottobre alla stagnazione, se lo si osserva in maniera separata dai cambiamenti in Unione Sovietica. Cioè la controrivoluzione burocratica che ebbe luogo in Unione Sovietica negli anni ‘30, con la burocrazia, emersa dalla classe operaia, che sviluppò i propri privilegi e prese il potere politico nelle proprie mani, iniziò a intraprendere azioni sia contro le donne che contro i lavoratori sotto il governo di Stalin. Lo Stato operaio, che era ora sotto il controllo della burocrazia, degenerò mentre proteggeva la propria esistenza a costo di rovesciare gradualmente i lavoratori dal potere e infine aprire le porte al ritorno del capitalismo. Il ristabilimento e l’esaltazione delle relazio­ni sociali reazionarie e sessiste avvenne in parallelo a tale corruzione. E il dominio della burocrazia non è soltanto un piccolo passo indietro per necessità come nel perio­do della NEP, va ben oltre. E soprattutto, la burocrazia stalinista presentava tutto ciò come valori della nuova società, non come “passi indietro”.

L’aver sacrificato la salvezza delle donne insieme alla classe operaia per gli interessi della burocrazia non deve portare alla conclusione che la rivoluzione d’Ottobre non avesse un programma per la salvezza alle donne. Perché la rivoluzione d’Ottobre ha dimostrato di avere il programma giusto con i decreti pubblicati solo 4 giorni dopo la rivoluzione. E dagli anni ‘30 la questione principale non era costituita dai passi che por­tavano indietro, ma dai passi che portavano il programma della rivoluzione su un per­corso completamente diverso. Trotsky fu uno dei due grandi leader della rivoluzione d’Ottobre, l’unico difensore, tra gli ex dirigenti, dello Stato sovietico e del programma della rivoluzione d’Ottobre contro la corruzione burocratica. Leggiamo alcuni passag­gi da “La rivoluzione tradita” di Trotsky:

Il progetto di legge che vieta l’aborto fu sottoposto alla cosiddetta discussione popolare universale, e anche attraverso il fine setaccio della stampa sovietica scoppiarono molte aspre lamentele e proteste soffocate. La discussione è stata interrotta all’improvviso come annunciato, e il 27 giugno il Comitato esecutivo centrale ha trasformato il vergo­gnoso progetto in una legge tre volte più vergognosa… In realtà, la nuova legge contro le donne – con un’eccezione a favore delle signore – è il frutto logico e naturale di una reazione termidoriana.

Il regresso non solo assume forme di sgradevole ipocrisia, ma va anche infi­nitamente più in là di quanto esigano le ferree necessità economiche… Il mo­tivo più convincente dell’attuale culto della famiglia è senza dubbio il bi­sogno della burocrazia di relazioni gerarchiche stabili e di disciplinare la gioventù per mezzo di 40 milioni di punti di appoggio all’autorità e al potere. La famiglia veramente socialista, alla quale la società toglierà la vessazione quotidia­na di cure insopportabili e umilianti, non avrà bisogno di alcuna irreggimentazione, e l’idea stessa dell’aborto e delle leggi sul divorzio non suonerà meglio tra le sue mura della raccolta di case di prostituzione o di sacrifici umani. La legislazione dell’Ottobre ha fatto un passo coraggioso nella direzione di una tale famiglia. L’arretratezza econo­mica e culturale ha prodotto un contraccolpo crudele. La legislazione termidoriana sta battendo una ritirata verso modelli borghesi, coprendo la sua ritirata con falsi discorsi sulla santità della “nuova” famiglia. Anche su questa questione il fallimento socialista si copre di un perbenismo ipocrita.

E con tutte queste scoperte Trotsky affermò che le donne che la burocrazia stalinista proclamava come “ragazze libere e uguali dei popoli dell’URSS” non erano “ancora libere”. Sono stati fatti dei passi per la salvezza delle donne, ma sotto il dominio della burocrazia questi passi sono finiti.

Qui non entreremo nel dettaglio degli sviluppi che hanno avuto luogo negli anni seguenti e fino al crollo dell’Unione Sovietica. Tuttavia, è necessario sottolineare che, dopo la seconda guerra mondiale e dopo che le politiche rivolte a una popolazione più numerosa erano cambiate, furono presi alcuni nuovi accordi e miglioramenti, a partire dalla fine degli anni ‘50. Dopo la morte di Stalin, l’aborto fu nuovamen­te legalizzato. Sebbene facesse parte della struttura burocratica, un’organizzazione femminile fu stabilita sotto il nome di Soviet delle donne. Invece di mettere al cen­tro la prospettiva di costruire una vita migliore per le donne, la burocrazia vedeva le donne come una fonte di potere, in termini di competizione dell’Unione Sovie­tica con l’Occidente. Tuttavia, molti dei passi fatti per questi scopi hanno portato indirettamente dei miglioramenti nella vita delle donne. Per esempio, si avvertiva che, per un’economia più forte, era necessario che le donne partecipassero di più alla forza lavoro. Nella seconda guerra mondiale, la morte di 20 milioni di persone, soprattutto uomini, ha reso questa partecipazione una necessità. Anche in questa direzione, dalla seconda metà degli anni ‘50, il numero di asili, case, ecc. aumentò. Maggiore enfasi fu data all’istruzione delle donne. Di conseguenza, per esem­pio, arrivati al 1970, non c’era nessuna donna analfabeta sotto i 50 anni. In Tur­chia, secondo i dati TURKSTAT (Istituto statistico turco) del 2015, la percentua­le di analfabetismo tra le donne sopra i 25 anni è del 9%. Dopo la seconda guerra mondiale, la partecipazione delle donne nell’economia dell’URSS è salita al 70 per cento, era circa il 50,5 per cento nel 1970 ed è rimasta intorno allo stesso livello per un periodo di 20 anni. Più della metà dei membri del sindacato erano donne. Nel­lo stesso anno negli Stati Uniti questa proporzione era del 20%. In Unione Sovieti­ca il 72% dei medici erano donne. Ancora oggi questa è una statistica affascinante. Solo lo 0,5% degli ingegneri senior e il 3,5% degli avvocati negli Stati Uniti erano donne. Il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro è stato attuato, e la differenza nella retribuzione media di uomini e donne era dovuta al loro lavoro in settori diversi. L’8 marzo, la richiesta di “lavoro per ogni donna che vuole lavorare”, che è impossibile da ottenere nella società capitalista, la completa sicurezza del lavo­ro per le donne furono presenti sotto il tetto dell’Unione Sovietica. Nelle elezioni del 1970, 463, o il 31% dei membri eletti nel Soviet Supremo dell’URSS erano donne. Nel periodo 1969-1971, solo il 2% del 91° Congresso degli Stati Uniti era composto da donne. Si possono fare molti altri paragoni come esempi. In breve, nonostante il Termidoro, l’Unione Sovietica è diventata un paese dove le atlete hanno raggiunto il successo mondiale in vari sport, dove la prima donna è andata nello spazio, e le donne hanno lavorato in molte professioni con un rapporto superiore alla media mondiale.

Conclusione

La relazione tra la rivoluzione d’Ottobre e la salvezza delle donne è un tema che meri­ta un esame molto più approfondito a causa delle sue specificità o delle diverse forme di oppressione delle donne. Come detto precedentemente in questo articolo, abbiamo cercato di valutare il programma della classe operaia in termini di emancipazione delle donne alla luce dell’esperienza sovietica, considerando i passi fatti dalla Rivo­luzione d’Ottobre verso la salvezza delle donne. Per concludere, facciamo le seguenti riflessioni sulle questioni che abbiamo discusso sopra, alcune delle quali sono più dettagliate e altre più concise.

In primo luogo, l’oppressione delle donne e la fine della dominazione maschile erano tra le questioni prioritarie della Rivoluzione d’Ottobre. Dopo la rivoluzione il giovane partito operaio, nonostante le difficoltà, cercò di porre fine alla dominazione maschi­le e fece aggiustamenti per porre fine all’oppressione delle donne e quando il governo dovette fare concessioni alla vecchia dominazione e allo sciovinismo maschile, non lo fece a cuor leggero.

In secondo luogo, nei primi anni della Rivoluzione d’Ottobre i diritti delle donne si stavano espandendo rapidamente e si cercava di costruire una nuova società, ma que­sto progresso non era permanente a causa dell’emergere della burocrazia. In caso di controversie tra gli interessi della classe operaia e la salvezza delle donne, i diritti delle donne non furono sacrificati per la classe operaia e per il socialismo. Non c’è contrad­dizione tra queste due cose. Il programma in cui i diritti delle donne sono sacrifica­ti è il programma del “socialismo in un solo paese” della burocrazia termidoriana. Trotsky spiega la rivoluzione permanente su tre livelli: continuità tra la rivoluzione democratica e la ricostruzione socialista della società, continuità della rivoluzione so­cialista e continuità della rivoluzione mondiale in linea con il carattere internazionale della rivoluzione socialista. Poiché l’Unione Sovietica, con l’avvento del Termidoro, non ha mantenuto la continuità della rivoluzione socialista, ci sono stati molti campi in cui si è andati indietro, e le rotture che potevano portare alla salvezza delle donne seguirono la stessa tendenza di regressione. La rivoluzione in tutto il mondo non è stata sostenuta perché la continuità della rivoluzione socialista contraddice l’interesse della burocrazia del Termidoro, quindi la burocrazia ha applicato il programma del “socialismo in un solo paese” che era in linea con il suo interesse. È necessario dun­que sottolineare che la Rivoluzione d’Ottobre non ha dato alcuni diritti alle donne per attirare le donne dalla sua parte e che la Rivoluzione d’Ottobre non ha tradito le donne. La verità è che la burocrazia ha tradito la rivoluzione d’Ottobre e le donne. L’incapacità di evitare di inciampare nella burocrazia per una rivoluzione politica ha inevitabilmente portato ad una situazione regressiva per le donne così come in altri settori.

In terzo luogo, si può dire che anche sotto il dominio di uno Stato operaio burocratica­mente corrotto, le donne sono in una posizione molto migliore che nei paesi capitalisti più avanzati. L’eliminazione della proprietà privata, la collettivizzazione del carico di lavoro delle donne, anche se non completamente soddisfacente, la sicurezza incondizionata del lavoro, gli studi speciali nel campo della salute e dell’educazione per soddisfare le neces­sità delle donne, e varie altre pratiche, indicano che le donne sono in una posizione molto migliore in uno Stato operaio rispetto ai paesi capitalisti avanzati.

In quarto luogo, per lo più in seguito a discorsi di Lenin basati sulla necessità di impegnar­si nel “lavoro” e “liberarsi del peso dei lavori domestici” per la salvezza delle donne, c’è una critica ai bolscevichi e a Lenin e alla Rivoluzione d’Ottobre per non aver saputo vede­re i problemi specifici delle donne e aver ridotto il problema delle donne a una relazione economica e questa critica non è vera. Lenin afferma che se tutte le donne non avranno la possibilità di uscire dall’ambito casalingo, nel campo della produzione sociale, le stesse donne saranno prigioniere in casa, e la loro salvezza sarà più complessa. La Rivoluzione d’Ottobre ha dato prova di sé lottando contro la prostituzione, per l’aborto, contro la vio­lenza sulle donne e anche con la sua lotta contro il pregiudizio sociale che insulta le donne nonché con il suo tentativo di includere le donne nella politica. Queste ragioni dimostrano che la Rivoluzione d’Ottobre comprende i problemi specifici che le donne vivono e da lì la Rivoluzione d’Ottobre crea un programma conseguente. La Rivoluzione d’Ottobre ha aperto la porta a una vita che nessun altro paese capitali­sta può offrire alle donne. Le donne non solo sono entrate da questa porta con grande entusiasmo, ma hanno anche riconosciuto e compreso il loro interesse comune con la classe operaia e si sono unite alla lotta per costruire una nuova società socialista per la loro stessa salvezza. La mancanza di libertà delle donne sul territorio sovietico spiega come la controrivoluzione burocratica ha aperto la strada alla ricostruzione e alla strut­tura di classe del capitalismo, non solo in termini di rapporti di produzione ma anche in altri rapporti sociali, nel loro insieme, sotto forma di sfruttamento e oppressione. Questo processo, la ricostruzione del capitalismo, è durato per decenni ma alla fine ha portato al ritorno del capitalismo proprio come aveva previsto Trostsky. Il marxismo rivoluzionario, fin dall’inizio, ha conservato l’eredità della Rivoluzione d’Ottobre e studia attentamente l’esperienza sovietica, comprese le idee della controrivoluzione burocratica. Per questo, oggi, il marxismo rivoluzionario è portatore del programma che condurrà sia i lavoratori che le donne alla salvezza

Traduzione a cura di Prospettiva Operaia

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