𝐋’assalto alla CGIL, i No Vax e gli scioperi di Trieste: Perché la lotta contro il Green Pass giova ai padroni

Siamo lavoratori appartenenti a diverse sigle sindacali di base e alla CGIL. In tutte queste organizzazioni proviamo a dare un contributo di lotta contro le burocrazie in base ai nostri percorsi di appartenenza ed alla legittimità di una pluralità di posizioni, storie ed esperienze. Abbiamo aderito convintamente allo sciopero dell’11 ottobre proclamato dalle più rappresentative organizzazioni del sindacalismo di base. A questo sciopero ha aderito anche una parte dei lavoratori d’opposizione in CGIL, perché ne condividevano le rivendicazioni e perché la data rappresentava sino ad oggi la sola mobilitazione contro il governo Draghi, espressione organica della Confindustria e della finanza italiana. Condividevamo la gran parte delle rivendicazioni delle piattaforme dei vari sindacati di base, ma su una siamo tutti contrari: il No al Green Pass. Col presente comunicato proveremo a sintetizzare le nostre posizioni, che ci sembrano quelle di tante e tanti nel sindacalismo di base e confederale, ma che ad oggi non hanno trovato espressione nel dibattito che imperversa negli ultimi giorni. Scriviamo tale premessa perché pensiamo sia necessario ampliare la discussione con un settore di delegati combattivi ovunque collocati, ad oggi schiacciato su una rivendicazione sbagliata e pericolosa come il No al certificato di vaccinazione. È un’aperta polemica contro tutti i dirigenti del sindacalismo che oggi sostengono tale posizione, perché siamo convinti che sia importante scacciare le idee ed i programmi della piccola borghesia reazionaria oramai penetrate tra le nostre fila.

𝐋’𝐀𝐓𝐓𝐀𝐂𝐂𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐂𝐆𝐈𝐋

Il 9 ottobre tutti abbiamo visto le immagini dell’assalto alla sede nazionale della CGIL. A guidarlo esponenti nazionali di Forza Nuova, un’organizzazione fascista fondata dal noto terrorista Roberto Fiore (già uomo di fiducia dei Servizi Segreti inglesi in chiave anticomunista e antioperaia), assieme ad un branco di picchiatori che bazzicano ambienti di stadio, malavita e neofascismo nella Capitale, con a rimorchio la piazza.Innanzitutto, vogliamo partire analizzando l’assalto. Dal palco di piazza del popolo, Castellino – dirigente di Forza Nuova – due ore prima dell’assalto si rivolge alla piazza (migliaia di persone; tanti tricolori nazionalisti, altri simboli di movimenti con idee afferenti al mondo della destra complottista/novax, magliette con “Boia chi molla”, nonché l’immancabile Inno di Mameli e i saluti romani) e lancia una serie di minacce contro la CGIL annunciando l’occupazione della sede del sindacato. Non solo! Castellino urla a gran voce “portateci da Maurizio Landini o ce lo andiamo a prendere noi” e continua con “Ora ci andiamo a prendere la CGIL e se Landini la rivuole viene a Roma e proclama lo sciopero generale dei lavoratori contro il Green Pass”. Il tutto dinanzi ad una piazza che applaude fragorosamente mentre gli organizzatori dal palco fanno il saluto romano [1].

Da qui la piazza, autorizzata come presidio statico, si mette in corteo con il lasciapassare delle forze dell’ordine. Arrivati alla sede della CGIL, le porte vengono sfondate e a capitanare l’assalto ci sono gli stessi Fiore, Castellino e Luigi Aronica (ex Nuclei Armati Rivoluzionari, gruppo terroristico fascista attivo negli anni ’70-’80, protagonista di numerosi omicidi e di stragi), nonché il leader del movimento dei ristoratori “IoApro”, Biagio Passaro (simpatizzante di estrema destra). A loro seguito una piazza gremita di bandiere italiane che applaude e urla “Libertà! Libertà” [2]. Dinanzi a tale attacco ci saremmo aspettati una netta presa di posizione da parte degli antifascisti militanti e delle direzioni del sindacalismo conflittuale. Abbiamo, invece, appreso con non poca sorpresa che questi si schieravano per un sonoro e netto “No alla solidarietà alla CGIL!”. Dichiarazioni che ci hanno lasciati straniti, conoscendo la storia antifascista militante dei compagni. Non molti distinguo sono provenuti da questo settore. Alcuni ribadivano che la piazza “non era tutta fascista” e che “un manipolo di fascisti l’ha strumentalizzata”. Altri, invece, in ragione delle politiche di collaborazionismo coi padroni di cui sono colpevoli i dirigenti della maggioranza della CGIL, hanno persino “gioito” di tale attacco, come per dire “beccatevi la violenza fascista voi che siete i burocrati del movimento”. Fino ad arrivare alle vergognose immagini del corteo di Milano del 11 ottobre, in cui si sono urlate frasi insensate e fuori contesto, del tipo “i fascisti siete voi” all’indirizzo dei lavoratori CGIL che presidiavano la sede sindacale [3].

𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐈 𝐂𝐎𝐍 𝐋𝐀𝐍𝐃𝐈𝐍𝐈 𝐄 𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐂𝐑𝐈𝐂𝐂𝐀 𝐃𝐈 𝐁𝐔𝐑𝐎𝐂𝐑𝐀𝐓𝐈 𝐋𝐈 𝐃𝐄𝐕𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐄 𝐋𝐀 𝐂𝐋𝐀𝐒𝐒𝐄 𝐎𝐏𝐄𝐑𝐀𝐈𝐀, 𝐍𝐎𝐍 𝐈𝐋 𝐅𝐀𝐒𝐂𝐈𝐒𝐌𝐎

Siamo arrabbiati e al tempo stesso preoccupati dalla deriva settaria ed infantile presa dai delegati combattivi del sindacalismo conflittuale e dalle loro dirigenze (con qualche lodevole eccezione). Non ci accodiamo al coro unanime di chi ha perduto ogni prospettiva strategica e programmatica. Denunciamo apertamente che le piazze di questi giorni non ci appartengono, che lo sciopero di Trieste è alla coda dei movimenti reazionari.Le mobilitazioni No Vax/No Green pass sono mosse da ristoratori, piccoli padroncini, tassisti, commercianti, negozianti e da settori della piccola borghesia che colpiti dalle misure anticovid hanno visto scemare i propri profitti.La posta in palio è lasciare campo libero all’estrema destra tra i lavoratori e non possiamo permetterlo. Per cui, ovunque siamo presenti nelle organizzazioni sindacali e in qualsiasi consesso combattivo, condurremo con i lavoratori un’ampia battaglia per fermare la deriva in atto. Pertanto, rivendichiamo anche la solidarietà alla CGIL, ma non per la linea concertativo-burocratica che sostengono i suoi dirigenti, bensì perché ha subito un attacco e la difendiamo in ragione di ciò che è: un’organizzazione di massa dei lavoratori (piaccia o meno!).La lotta alla burocrazia sindacale ed al suo ruolo nefasto per i lavoratori dev’essere opera del movimento operaio. Non è e non sarà mai il prodotto della violenza antioperaia delle truppe neofasciste.Ogni attacco fascista e squadrista contro chiunque subisca un’ingiustizia non rafforza la classe operaia ma solo la reazione e i padroni.

𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐈𝐋 𝐍𝐎 𝐀𝐋 𝐆𝐑𝐄𝐄𝐍 𝐏𝐀𝐒𝐒 𝐄̀ 𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐈𝐕𝐀𝐌𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐔𝐍 𝐍𝐎 𝐀𝐋 𝐕𝐀𝐂𝐂𝐈𝐍𝐎

La pandemia in Italia ha prodotto quasi 130.000 morti. Un bollettino di sangue paragonabile a quello di un conflitto armato. Chi nega l’impatto del virus sulla mortalità è completamente fuori di testa. Non possiamo utilizzare altri termini per descrivere i deliri di chi finisce per abboccare alle fandonie antiscientifiche della reazione. Sempre nel corso della Storia il movimento operaio ha lottato per avere accesso alle cure e ai farmaci. Nei paesi dove la classe operaia è arrivata al potere sono state mosse le più energiche ed efficaci campagne di sorveglianza sanitaria e vaccinazione obbligatoria di massa che la storia ricordi, molto più che nei paesi capitalistici. Se le vaccinazioni hanno raggiunto livelli accettabili di copertura soltanto verso agosto 2021 nonostante fossero disponibili già da dicembre 2020/gennaio 2021 è perché i governi Conte e Draghi si sono barcamenati tra le posizioni padronali di rifiuto di qualsivoglia ostacolo alla produzione (e pertanto di ostacolo alla lotta contro la pandemia) e la necessità, della stessa economia capitalista, di fronteggiare l’epidemia per riprendere il normale ciclo di produzione-consumo-valorizzazione, che l’inevitabile lockdown aveva enormemente ostacolato. Ovunque nel mondo, i più feroci nemici della classe operaia hanno boicottato apertamente le campagne vaccinali (Putin, Bolsonaro, Johnson, Trump, solo per citare alcuni esempi) con risultati drammatici in termini di vite umane.Quotidianamente assistiamo a due pandemie diverse: una dei vaccinati e un’altra dei non vaccinati. È così in Italia ma anche nel mondo, lo dimostrano per esempio i dati di Russia, Romania, Brasile e di alcuni Stati americani come il Texas, dove la campagna vaccinale si è fermata a numeri molto bassi e si sono registrati picchi di morti e contagi.

Ad oggi, l’80% del mondo a capitalismo arretrato/non imperialista ha percentuali scarsissime di dosi di vaccini a disposizione e ciò, oltre a mettere in pericolo la vita di miliardi di esseri umani, pone quelle zone come serbatoio di future evoluzioni (varianti) delle malattie infettive, che potrebbero tornare a colpire anche i Paesi a capitalismo avanzato nei prossimi anni. Ciò è inaccettabile per il movimento operaio i cui interessi sono internazionali. Per uscire da questo inferno non possiamo ragionare come singoli individui ma come classe operaia internazionale Crediamo dunque che la vaccinazione di massa, così come l’astensione dal lavoro in presenza retribuita al 100% per coloro che non possono vaccinarsi o per i soggetti più fragili, siano rivendicazioni fondamentali e tra i nostri interessi immediati. Rivendichiamo una lotta internazionale per la vaccinazione di massa, che la borghesia non può permettersi e che porrebbe all’ordine del giorno un’importante questione di proprietà privata dei brevetti e dei mezzi di produzione sui farmaci. Al contrario, ribellarsi alla vaccinazione di massa non può essere un interesse della classe lavoratrice, che è la prima vittima dell’emergenza, così come non poteva esserlo la ribellione al lockdown, alle restrizioni e quindi ora la ribellione in salsa libertaria ad una misura come il green pass.

Questo è qualcosa che la classe operaia non può permettersi, men che meno in difesa della libertà di vaccinarsi nel pieno di una pandemia che ha fatto strage di lavoratori e lavoratrici in tutto il mondo, oltre che intasato gli ospedali ovunque impedendo la cura e la prevenzione di altre patologie. Di fronte ad una malattia infettiva epidemica si sgretola il concetto di proprietà privata del proprio corpo: ogni corpo, potendo contagiare gli altri, dipende dallo stato di salute della collettività e allo stesso tempo influisce su di esso. Rivendicare la libertà di non vaccinarsi comprende uno schiacciamento e un esproprio del diritto alla salute da parte di un singolo nei confronti della collettività: qualcosa di fortemente reazionario ed antioperaio. Non comprendiamo, quindi, le farneticazioni delle piazze contro il Green Pass, che non è altro che un certificato vaccinale. Se è vero che il Governo Draghi non ha nessuna intenzione di tutelare la salute pubblica, è altrettanto vero che il Green Pass ha sortito l’effetto di aumentare sensibilmente le prenotazioni dei cosiddetti “scettici/indecisi” di oltre il 40% (fonte: Ministero della Salute).Il Governo non si è voluto assumere l’onere dell’obbligo vaccinale anche per non rompere con le destre novax, le quali trovano sintesi nella Lega di Matteo Salvini. È per tale motivo che non ha nessun senso battagliare contro il certificato di vaccinazione in quanto tale senza rivendicare apertamente l’obbligo vaccinale. Le organizzazioni del sindacalismo conflittuale (con qualche lodevole eccezione), nonché tanti singoli delegati anche dei sindacati confederali, rilanciano la parola d’ordine ritenendo che il No al Green Pass favorisca la tutela dei lavoratori contro possibili ritorsioni padronali. Che i padroni possano utilizzare la mancanza di certificato contro i lavoratori lo riteniamo possibile.

Sicuramente – come già accade – è compito dei rappresentanti combattivi dei lavoratori vigilare, sorvegliare ed intervenire affinché il Green Pass non sia motivo di abusi e rappresaglie. Tuttavia, le avanguardie del movimento operaio hanno il dovere di sgombrare il campo dagli equivoci e non cedere alle rivendicazioni delle destre. Come si pongono questi delegati e questi dirigenti nei confronti dell’80% dei lavoratori e delle lavoratrici che si sono vaccinati e non vogliono essere messi in pericolo dai loro compagni di lavoro non vaccinati? Nella gestione fallimentare della crisi pandemica da parte del capitale, la classe è stata messa alla prova nel dover separare alcuni caratteri parzialmente progressivi dei provvedimenti dello Stato borghese, come alcune restrizioni, il lockdown e i vaccini, da quelli reazionari giocati sul conflitto capitale/lavoro e difesa della proprietà privata che impongono morti, licenziamenti e convivenza obbligata con il virus. Il vaccino è attualmente l’arma più efficace per affrontare la crisi sanitaria. Un’arma che anche se da sola non è sufficiente, come il caso dell’Inghilterra dimostra, risulta essere molto più efficace dei protocolli di sicurezza farsa firmati a marzo 2020, con cui viaggiavamo a 800 morti al giorno. Ricordiamo anche che con quei protocolli i vertici confederali liquidarono la rabbia operaia degli scioperi spontanei in fabbriche e magazzini, in cui si rivendicava il blocco della produzione per non morire in nome del profitto. Quelle sì che erano vere lotte operaie, che si ponevano in maniera progressiva di fronte alla pandemia, alla crisi sanitaria e alle sorti dell’umanità! Quelle sì che erano le nostre lotte e infatti si muovevano in direzione completamente opposta alla lotta contro il Green Pass!

𝐋𝐎 𝐒𝐂𝐈𝐎𝐏𝐄𝐑𝐎 𝐃𝐈 𝐓𝐑𝐈𝐄𝐒𝐓𝐄 𝐄̀ 𝐎𝐑𝐆𝐀𝐍𝐈𝐙𝐙𝐀𝐓𝐎 𝐄 𝐆𝐔𝐈𝐃𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐀𝐈 𝐅𝐀𝐒𝐂𝐈𝐒𝐓𝐈

Ci sembra opportuno ribadire cosa pensiamo della mobilitazione dei portuali di Trieste. I leader sindacali – alcuni dei quali hanno rotto con la USB anni fa – sono sostenitori di tesi apertamente NoVax. Non ne fanno mistero e lo dichiarano in diretta TV. Quanto sopra riportato circa le rivendicazioni sullo sciopero generale chiesto da Giuliano Castellino di Forza Nuova, trovano sbocco nello sciopero organizzato dal comitato dei lavoratori portuali di Trieste. Citando Marco Imarisio, inviato a Trieste del Corriere: “Puzzer, il portavoce delle dichiarazioni forti, esce quando arriva una troupe televisiva e con la faccia stravolta dal sonno invita anche i giornalisti a insorgere «con ogni mezzo» contro «l’Italia e l’Europa dei plutocrati che ci vogliono far finire come la Grecia, schiavi delle grandi corporazioni». Per dovere di cronaca occorre dare conto di altre sue opinioni sparse, sul Covid che ha «poche differenze» con l’influenza stagionale e il vaccino «che me lo sono fatto anch’io, ma chissà quale veleno c’è dentro». «Noi siamo la faccia che i No Pass stavano cercando». A due metri di distanza da lui, il presidente del CLPT, Sebastiano Grison, sostiene una tesi opposta: «La nostra non sarà una manifestazione, e neppure un picchetto, ma solo un presidio. Consentiremo l’entrata a tutti i lavoratori, ci mancherebbe altro». L’unico a non uscire mai dalla piccola stanza dove si telefona e si discute in modo febbrile e il segretario, lo storico Alessandro detto Sandi Volk, il più anziano del gruppo con i suoi 62 anni. (…) Nel Coordinamento c’è dentro di tutto. Il collante ideologico di partenza è l’indipendentismo, con la rivendicazione dell’extraterritorialità del porto. Da qui in poi, ognuno per sé. Il presidente Grison vota a destra. Gli ultras della Triestina presenti nel sindacato rappresentano una frangia di ultradestra, vicina a Forza nuova. Qualcuno si professa no vax, ma nel Comitato direttivo i vaccinati sono dodici su 15. Puzzer è un fuoriuscito dalla Cisl. Molti iscritti sono ex della Cgil. Nella sua stanza, Volk si definisce «comunista che si trova meglio con i fascisti» e sostiene che la Clpt è «una ricca maionese»”.

Non è tuttavia la prima volta che nel corso della storia un segmento della classe operaia sciopera contro i propri interessi. È successo, ad esempio, già tra ‘800 e ‘900 contro la parità di diritti tra maschi e femmine, contro l’uguaglianza salariale tra autoctoni ed immigrati, così come ci sono stati scioperi a favore delle guerre e a sostegno di mobilitazioni reazionarie (come nella Germania nazista contro la Repubblica di Weimar). Più recentemente, nel 2009, i lavoratori inglesi hanno duramente e lungamente scioperato contro lavoratori edili italiani, la cui ditta aveva vinto un contratto d’appalto nella regione del Lincolnshire, inalberando lo slogan “British Jobs for British Workers” (lavoro inglese per lavoratori inglesi).Dal profilo di Marco Santopadre, citiamo: “Il Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste, che due anni fa ha rotto il patto federativo siglato nel 2015 con l’Unione Sindacale di Base, non avendo titolo per proclamare lo sciopero si è affidato alla Fisi, la Federazione italiana sindacati intercategoriali, con sede a Eboli (Salerno). Una sigla sconosciuta dietro la quale si nasconde ben poco dal punto di vista sindacale. Tra i leader della Fisi ci sono il noto medico no vax Dario Giacomini e Pasquale Bacco, in passato candidato alle elezioni politiche con CasaPound e sindaco a Bitonto con la Fiamma Tricolore. Nell’autunno scorso Bacco aveva capeggiato una manifestazione a Taranto incitando a togliersi la mascherina e a violare il lockdown”. Rolando Scotillo, segretario “generale” della Fisi, è stato candidato col centrodestra alle elezioni regionali in Campania. In questi giorni il portavoce del CLPT, Stefano Puzzer, ha più volte ribadito, nelle interviste e su alcuni post Facebook, di considerare la pandemia di Covid19 poco più che una influenza stagionale, ritenendo ingiustificate le draconiane misure di prevenzione e la richiesta di vaccinazione. Da cui la protesta per l’eliminazione del Green Pass come requisito indispensabile per accedere al proprio posto di lavoro [4].

Il leader del CLPT è Puzzer. Nel 2015 ha condotto uno sciopero indipendentista teso a discriminare i lavoratori non originari di Trieste. Si chiedeva la ricezione, da parte dell’Autorità portuale, del testo integrale dell’Allegato VIII del Trattato di Parigi del 1947, che garantisce esplicitamente la priorità ai lavoratori triestini nelle assunzioni e negli incarichi presso il Porto di Trieste e che, secondo Puzzer, dovrebbe essere “legge vigente all’interno del Porto Franco internazionale di Trieste al fine di renderlo applicabile ai giorni nostri”. Puzzer ha rilasciato diverse dichiarazioni NoVax sia a mezzo stampa che sul suo profilo personale. Le tempistiche con cui Castellino (Forza Nuova) lancia dal palco di Roma, prima dell’assalto alla CGIL, lo sciopero generale e la proclamazione del FISI, con alla coda il CLPT, lasciano facilmente intendere vi fosse una pianificazione di queste azioni. Il segretario generale della Fisi è Rolando Scotillo, attuale commissario dell’UDC di Eboli, e ad affiancarlo in segreteria c’è – tra gli altri – il dottor Pasquale Mario Bacco, medico legale che ha assunto nel sindacato l’incarico di Segretario Nazionale della categoria medici. È costui la figura maggiormente di spicco di questo sindacato. Bacco è anche socio fondatore – insieme al celeberrimo dottor Giulio Tarro (manco a dirlo! Guida suprema di tutto il movimento NoVax italiano e noto truffatore) – dell’associazione “L’Eretico”, con cui il sindacato rivendica di aver “stretto un rapporto di collaborazione” e che afferma di voler essere “cassa di risonanza delle verità nascoste, dei pensieri e delle opinioni censurate”. De L’Eretico, in qualità di presidente, fa parte anche Angelo Giorgianni, magistrato co-autore con Bacco del libro “Strage di Stato, le verità nascoste della Covid-19”.

Il volume è un condensato di teorie cospirazioniste: si afferma che la pandemia è un complotto orchestrato da ebrei, Big Pharma, Bill Gates and company e non mancano anche frasi antisemite: “Vogliamo dire chi comanda nel mondo? Comandano gli ebrei! Sta tutto in mano a loro! Tutte le lobby economiche e le lobby farmaceutiche, hanno tutto in mano loro”. Giorgianni è stato uno dei protagonisti sabato scorso della manifestazione contro il green pass di Roma. Dal palco di Piazza del Popolo ha arringato la folla parlando di “preavviso di sfratto a coloro che occupano abusivamente i palazzi del potere” dato loro “dal popolo italiano” e di volere “per loro un processo, una nuova Norimberga” per “i morti, le privazioni e la sofferenza che hanno causato”. Poi ha annunciato che avrebbe “appeso la toga al chiodo”. “Sono venuto ad onorare il popolo sovrano, e a coloro che dicono che la mia posizione è incompatibile dico che io tra voi e il popolo scelgo il popolo sovrano e lascio la toga”. Non risulta l’abbia ancora fatto. Pasquale Bacco, segretario del Fisi-medici, è una vecchia conoscenza negli ambienti novax e complottisti: lo scorso 30 ottobre, ad esempio, intervenne a Taranto in un comizio di piazza e arringò così la piccola folla che lo ascoltava: “Questo virus si cura, curatevi a casa, non andate in ospedale, abbracciatevi tutti, fate l’amore, amatevi, solo così se ne esce fuori”. Pochi mesi prima – come ricorda Open – fece persino peggio partecipando a una conferenza stampa organizzata dalla deputata Sara Cunial alla Camera dei Deputati: in quel caso affermò che nei primi mesi di pandemia i medici degli ospedali avevano sbagliato i protocolli terapeutici e che dunque avrebbero ucciso i pazienti “bruciando” con l’ossigeno i loro polmoni. “È stato come curare un diabetico con lo zucchero”, dichiarò in un’intervista Bacco che in seguito, durante una manifestazione no vax a Roma, disse anche che il vaccino contro il Covid sarebbe stata “una truffa! Acqua di fogna. Un regalo alle lobby farmaceutiche”. Era il settembre del 2020 e nessun vaccino era ancora stato approvato. Bacco è stato candidato nel 2008 con le liste fasciste La Destra – Fiamma Tricolore e nel 2013 con Casapound Italia.Tra gli animatori della protesta di Trieste spunta il portuale Tuiach. Eletto alle elezioni amministrative del 5 giugno 2016 a Trieste in quota Lega come consigliere comunale. A causa di alcune sue dichiarazioni sul femminicidio (che a suo dire non esiste, “un’invenzione della sinistra”), il vicesindaco ne chiese l’espulsione e lui passò a Forza Nuova per poi passare un anno dopo al Gruppo Misto come indipendente. È proprio per le sue dichiarazioni e posizioni che Tuiach è diventato noto. Maometto? “Un pedofilo”. Stefano Cucchi? “Spacciatore eroinomane”. Cittadinanza onoraria a Liliana Segre? “Da profondamente cattolico mi sono sentito un po’ offeso perché ha detto che Gesù era ebreo, quindi mi astengo”. Pandemia? “Dovevo portare la mozione per multare le mogli con il mal di testa” e che quindi si sarebbero negate a fare sesso con i propri mariti o compagni durante il lockdown. L’atto omossessuale? “Rito di iniziazione satanica”.

𝐈𝐋 𝐒𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐀𝐋𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐅𝐋𝐈𝐓𝐓𝐔𝐀𝐋𝐄 𝐒𝐈 𝐀𝐂𝐂𝐎𝐃𝐀 𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐒𝐓𝐑𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐑𝐀𝐆𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐃𝐈 𝐀𝐏𝐏𝐀𝐑𝐀𝐓𝐎, 𝐏𝐄𝐑 𝐎𝐏𝐏𝐎𝐑𝐓𝐔𝐍𝐈𝐒𝐌𝐎 𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐑𝐀𝐂𝐈𝐌𝐎𝐋𝐀𝐑𝐄 𝐐𝐔𝐀𝐋𝐂𝐇𝐄 𝐓𝐄𝐒𝐒𝐄𝐑𝐀 𝐈𝐍 𝐏𝐈𝐔́

Lo diciamo apertamente: l’atteggiamento delle direzioni del sindacalismo conflittuale (con qualche lodevole eccezione) riguardo il Green Pass e l’assalto alla CGIL è quello degli opportunisti. Ci spiace doverlo constatare, ma riteniamo sia gravissimo quanto accaduto. Dinanzi all’attacco alla CGIL in quanto tale – non in quanto fautrice della linea di collaborazione coi padroni – i militanti e i delegati conflittuali avrebbero dovuto dare solidarietà senza distinguo. Invece, pur di vedere logora la CGIL, sono arrivati persino a chiudere un occhio dinanzi ad un assalto squadrista, che non era diretto soltanto contro la CGIL bensì contro tutto il movimento operaio. Attaccano la CGIL perché ha nella sua pancia 5 milioni di lavoratori iscritti. La attaccano perché rappresenta nell’immaginario dei nostri nemici, l’organizzazione dei lavoratori. Chi pensa che l’attacco sia avvenuto ad opera di lavoratori dal basso stufi della linea concertativa della CGIL vive in un mondo tutto suo oppure ha interessi di apparato da difendere [5]. Non pensiamo affatto che questi militanti siano NoVax. Conosciamo la serietà dei loro argomenti, tuttavia non possiamo non cercare di comprendere i motivi sociali del loro posizionamento.

Il sindacalismo di base non vuole perdere i suoi iscritti, seppur su posizioni arretrate, e per questo scende in piazza con una parola d’ordine di destra, pur d’inseguire i settori più arretrati dell’intero movimento operaio. Invece di isolare e marginalizzare le loro posizioni, rilanciando tra i lavoratori una discussione schietta, oggettiva, scientifica e politica su pandemia e vaccini, da contrapporre sia a quella dei siti di controinformazione anti-scientifica e negazionista – che hanno agitato un clima di terrore già dal principio della campagna vaccinale – sia a quella dei giornali di regime, si dà voce ad una esigua minoranza e si mobilita l’intero movimento sindacale di base alla coda della reazione. Non solo! Per erodere iscritti alla CGIL non le dà piena solidarietà pur essendo stata questa attaccata dai nostri peggiori nemici: i fascisti. È la posizione di chi piuttosto che voler unire i lavoratori a prescindere dalla tessera sindacale di appartenenza ha solo l’interesse ad unirli dietro la propria bandiera. Una logica che trova giustificazione nella difesa del proprio mini-apparato, tale e quale allo spirito che muove le burocrazie sindacali di CGIL, CISL e UIL. Per altro, ottenendo l’effetto contrario, visto che nelle ultime settimane l’immagine della burocrazia sindacale ne è uscita rafforzata agli occhi sia dei lavoratori che dell’opinione pubblica. I rivoluzionari hanno il dovere di dire la verità alla classe operaia, non di lisciarle il pelo. Questo è il discrimine che passa tra i rivoluzionari e gli opportunisti. Offriamo quindi questo nostro contributo alla discussione, non per distruggere ma per costruire, non per il gusto della polemica ma per esprimere la necessità di maggiore dibattito, riflessione e confronto all’interno di qualsiasi contesto che veda il protagonismo della parte più combattiva e conflittuale del mondo del lavoro, nella quale continueremo ad ogni modo instancabilmente ad impegnarci.

Lavoratrici e Lavoratori per l’obbligo vaccinale aderenti allo sciopero dell’11 ottobre 2021

NOTE

[1] https://www.youtube.com/watch?v=AgOKHFuhgLE

[2] https://www.youtube.com/watch?v=_n7iKgKqdSM

[3] https://www.localteam.it/…/milano-contestazioni-cgil….

[4] https://www.msn.com/…/trieste-al-porto-i-%C2…/ar-AAPx0qh

[5] Video inchiesta di Fanpage sull’assalto alla CGIL da parte dei NoGreenPass/FN https://www.youtube.com/watch?v=Z2lVwTOEv0Q)

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