Sulle proteste di luglio a Cuba

Pubblichiamo di seguito, come contributo al dibattito sul tema, due articoli riguardanti le recenti mobilitazioni che hanno avuto luogo a Cuba. Il primo consiste in un’analisi proveniente direttamente dall’isola caraibica pubblicata sul blog http://www.comunistascuba.org, la cui redazione si definisce come “una piattaforma di espressione e di incontro” di militanti socialisti e affiliati al Partito Comunista di Cuba. Uno dei suoi membri, Frank García Hernández, fondatore della redazione di “Comunistas”, è stato arrestato durante le manifestazioni dell’11 luglio e rilasciato in regime di libertà vigilata. Il secondo è un contributo del compagno argentino del Partido Obrero Tendencia, Jorge Altamira, per una breve disamina dell’attuale realtà sociale e politica di Cuba (che va certamente difesa dalle grinfie dell’imperialismo yankee) lontana dall’acritico fan club di un immaginario socialismo di matrice castrista tanto di moda a sinistra.

Sulle proteste a Cuba dell’11 luglio

Comunisti di Cuba (www.comunistascuba.org)

18/07/2021

Sei giorni dopo gli eventi e dopo un’analisi approfondita, Comunistas rende nota la sua posizione ufficiale sulle proteste che hanno avuto luogo a Cuba domenica scorsa, 11 luglio.

Quasi simultaneamente e con maggiore o minore intensità, domenica 11 luglio Cuba ha vissuto una serie di esplosioni sociali che hanno interessato almeno 6 delle 14 province che compongono il paese. Nei 62 anni dal trionfo della Rivoluzione guidata dal Comandante Fidel Castro, Cuba non aveva mai affrontato una situazione come questa.

Anche se le prime proteste sono iniziate in modo pacifico, quasi tutte le manifestazioni hanno finito per essere segnate dalla violenza esercitata da entrambe le parti. Questa serie di manifestazioni antigovernative simultanee sono un evento mai visto prima nella Cuba socialista. Questo è un fattore necessario da prendere in considerazione per capire gli eventi. Vale la pena ricordare che le ultime proteste di massa a Cuba risalgono al 5 agosto 1994, conosciute poi come il Maleconazo, che fu contenuto in poche ore con la presenza di Fidel Castro sul luogo dei fatti. Una manifestazione di 200 persone che scandiscono slogan antigovernativi in un luogo centrale è quasi inconcepibile nella società cubana. Tuttavia, almeno all’Avana, ha avuto luogo una marcia spontanea di almeno 3.000 persone.

Gli eventi all’Avana

Le proteste – innescate da una manifestazione nella città di San Antonio de los Baños, situata a non più di 100 chilometri dalla capitale – si sono rapidamente diffuse all’Avana. Poco dopo le 15:00, ora locale, circa 200 persone hanno occupato il centrale Parque de La Fraternidad, per poi spostarsi al Campidoglio (la sede ufficiale del Parlamento). Durante la prima ora della protesta, gli arresti della polizia sono stati isolati, permettendo, almeno tacitamente, ai manifestanti di muoversi verso il centrale Parco Máximo Gómez, situato tra l’ambasciata spagnola e la sede dell’Ufficio Nazionale dell’Unione dei Giovani Comunisti. In quel momento, più di 500 persone erano riunite pacificamente sulla spianata del parco, mentre gli arresti continuavano ad essere effettuati.

Più tardi, un gruppo di circa 100 persone, sventolando bandiere cubane e del Movimento 26 luglio, con slogan socialisti e filogovernativi, si è impadronito pacificamente del Parco Máximo Gómez. Allo stesso tempo, altri gruppi legati al Partito Comunista e all’Unione dei Giovani Comunisti, insieme ai cadetti del Ministero dell’Interno, hanno finito per occupare la zona.

I manifestanti hanno smobilitato volontariamente e sembrava che all’Avana, almeno dove avevano avuto origine, le proteste fossero finite, quasi pacificamente. Più tardi, però, si è saputo che la marcia si era trasformata in una lunga manifestazione, che aveva percorso importanti strade dell’Avana. Man mano che la marcia di protesta procedeva, la gente si univa, con fonti non ufficiali che riportano tra i 2000 e i 3000 dimostranti che cantavano slogan antigovernativi.

Ad un certo punto, i manifestanti hanno deciso di dirigersi verso l’emblematica Plaza de la Revolución, dove si trovano la sede della presidenza, il Comitato Centrale del Partito Comunista, il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Forze Armate e i principali giornali nazionali. Nelle vicinanze di Plaza de la Revolución, la manifestazione è stata respinta dalle forze dell’ordine e dai gruppi civili filogovernativi, portando a violenti scontri tra le due parti, che hanno provocato un numero imprecisato di arresti e feriti.

Allo stesso tempo, nella Calzada de 10 de Octubre, all’Avana, si sono verificati eventi gravemente violenti, in cui due auto della polizia sono state rovesciate. Successivamente, sono stati diffusi video di gravi atti di vandalismo, tra cui la lapidazione di un ospedale per bambini. La morte durante le proteste del civile Diubis Laurencio Tejeda è stata confermata. Finora non sono stati segnalati altri morti a causa delle manifestazioni. La violenza, soprattutto con pietre e bastoni, è stata esercitata sia dai manifestanti che dai civili che sono usciti per affrontarli. Il numero di persone ferite da entrambe le parti è sconosciuto. Anche il numero di persone arrestate sulla scena dei fatti è sconosciuto, così come i successivi arresti legati alle proteste. Non sappiamo ancora il numero di cittadini che dopo sei giorni sono ancora detenuti in modo irregolare.

Mentre si svolgevano le proteste all’Avana, manifestazioni simili hanno avuto luogo nelle città di Bayamo, Manzanillo, Camagüey, Santiago de Cuba, Holguín, tra le altre di minore intensità, che sono anche finite, o addirittura iniziate, in modo violento.

Origine ed essenza delle proteste

Le proteste che hanno avuto luogo a Cuba l’11 luglio non possono essere intese come uno scontro tra controrivoluzionari e comunisti, come il governo ha cercato di far credere; né di popolo oppresso contro dittatura, come ha insistito la propaganda borghese; né di classe operaia rivoluzionaria contro burocrazia politicamente degenerata.

Le proteste dell’11 luglio hanno riunito tutte e tre le prospettive contemporaneamente: organizzazioni controrivoluzionarie – pagate dagli Stati Uniti – che attaccano violentemente il Partito Comunista; gruppi di intellettuali che che affrontano la censura sentendo le loro libertà civili gravemente limitate; e la classe operaia che chiede al governo miglioramenti nelle sue condizioni di vita. Tuttavia, anche se quest’ultima componente costituiva la maggioranza schiacciante, non può essere intesa come una massa socialista politicamente consapevole, che chiedeva più socialismo alla burocrazia stagnante.

Le proteste dell’11 luglio si possono caratterizzare in nove punti essenziali:

  1. La grande maggioranza dei manifestanti non era legata a organizzazioni controrivoluzionarie, né le proteste erano guidate da organizzazioni controrivoluzionarie. La causa principale delle manifestazioni era il malcontento generato dalle terribili carenze causate dalla crisi economica, dalle sanzioni economiche imposte dal governo statunitense e dalla gestione discutibile e inefficiente della burocrazia statale. Si tratta della carenza di cibo e di articoli da toilette, dell’esistenza di commerci in moneta liberamente convertibile a cui si può accedere solo attraverso la valuta estera e che accumulano una parte importante dell’offerta di prodotti di base; le lunghe file per l’acquisto di alimenti di base come il pane; la carenza di medicinali; la restrizione al deposito in contanti di dollari nelle banche; gli aumenti dei prezzi dei servizi pubblici (i trasporti all’Avana hanno aumentato il prezzo delle tariffe del 500%); la riduzione dei servizi gratuiti; il drastico aumento dell’inflazione; l’aumento del prezzo dei prodotti di base; e le lunghe interruzioni di corrente – fattori oggettivi che hanno provocato uno scenario favorevole a un’esplosione sociale. Allo stesso tempo, non dimentichiamo che Cuba sta vivendo la sua più grande crisi economica degli ultimi 30 anni. Cuba aveva bisogno della visita di 4.500.000 turisti e di prezzi stabili sul mercato internazionale perché il suo prodotto interno lordo crescesse almeno dell’1% nel 2020. Nel 2020 Cuba ha ricevuto solo il 23% dei turisti necessari, cioè 1,5 milioni di turisti, e l’economia mondiale è entrata in crisi. Il calo dei visitatori stranieri ha portato alla perdita di circa 3 miliardi di dollari nel 2020. Cuba importa circa l’80% del suo cibo e il governo spende 2 miliardi di dollari per questo. Tranne una modesta ripresa in Cina, tutti gli altri partner commerciali di Cuba sono caduti in recessione economica. A giugno 2021, Cuba aveva ricevuto solo poco più di 130.000 turisti. La maggior parte delle riserve del paese è stata consumata entro l’anno 2020. I costi delle cure pubbliche per affrontare il coronavirus hanno causato gravi danni all’economia cubana. A questo bisogna aggiungere le severe sanzioni imposte da Donald Trump, che non sono state revocate dal presidente Joe Biden, intensificando l’impatto già cumulativo del blocco. Tuttavia, i motivi per cui l’economia cubana è in crisi non hanno importanza per la famiglia lavoratrice al momento di servire il pranzo in tavola, ancor più quando la legittimità politica del governo si sta progressivamente deteriorando.
  2. La legittimità politica del governo è notevolmente diminuita. Il discorso politico ufficiale è tutt’altro che efficace, non raggiunge i giovani. La propaganda politica delle organizzazioni giovanili ufficiali è estranea ai giovani. Come esempio di ciò, c’era un gran numero di giovani tra i partecipanti alle proteste (una cifra esatta è impossibile da fornire al momento). A loro volta, il logorio politico di diversi anni di crisi e gli errori accumulati dall’amministrazione statale in generale hanno un impatto. Inoltre, l’attuale governo manca della legittimità politica della leadership storica della Rivoluzione. La separazione tra la leadership del paese e la classe operaia sta diventando sempre più visibile, e un divario nelle condizioni di vita viene messo in discussione.
  3. Le proteste sono nate nei quartieri popolari e nei quartieri con i maggiori problemi sociali. La disuguaglianza sociale è un problema crescente nella società cubana. La povertà, l’abbandono sociale, la precarietà delle politiche pubbliche e sociali, l’offerta limitata di cibo e prodotti di base da parte dello Stato, così come le politiche culturali impoverite, sono caratteristiche predominanti nei quartieri periferici o a basso reddito. In queste zone, la coscienza politica tende a diminuire, con il rigore della precarietà e della sopravvivenza che ha la precedenza sull’ideologia. Inoltre, il discorso politico corre spesso parallelo alle necessità quotidiane dei lavoratori. In contrasto con questa situazione socioeconomica, nell’immaginario di questi quartieri economicamente vulnerabili, la leadership del paese è associata a un alto tenore di vita.
  4. Le proteste non avevano un carattere maggioritario. La maggioranza della popolazione cubana continua a sostenere il governo. Se è vero che i manifestanti hanno avuto sostegno tra alcuni dei residenti locali delle zone in cui si sono svolti gli eventi, un settore significativo della popolazione ha anche respinto e rifiutato le proteste. Anche se le proteste all’Avana hanno generalmente raccolto circa 5.000 persone, sarebbe una completa mancanza di obiettività dire che le manifestazioni hanno avuto un sostegno maggioritario. Nonostante il deterioramento politico subito dal governo cubano, quest’ultimo sfrutta il capitale politico della Rivoluzione, capitalizzando l’immagine di Fidel Castro e mantenendo l’egemonia sull’immaginario socialista. È in gran parte grazie a questi fattori che ha raggiunto una notevole legittimità politica tra le masse.
  5. Non c’erano slogan socialisti nelle proteste. Gli slogan lanciati nelle manifestazioni erano incentrati su “Patria e vita”, “Libertà”, “Abbasso la dittatura” e le offese al presidente Miguel Díaz-Canel. “Patria y Vida” è uno slogan nato da una canzone apertamente di destra, propagandata da Miami e dall’opposizione di destra. Gli altri slogan menzionati hanno il carattere di richieste di libertà dei cittadini, il che non implica rivendicazioni socialiste. Al di là delle richieste contro la censura e la richiesta di maggiori libertà civili, lo slogan “Abbasso la dittatura” è uno slogan usato e capitalizzato dalla destra cubana e dalla controrivoluzione. I membri della redazione di Comunistas hanno parlato con diversi manifestanti che non erano contro Fidel Castro o il socialismo, ma chiedevano migliori condizioni di vita. Tuttavia, questa differenziazione non è stata resa esplicita nelle proteste.
  6. Un settore minoritario di intellettuali è legato alle proteste. Un gruppo minoritario di intellettuali, raggruppati principalmente nel movimento 27N, chiede libertà civili, incentrate sul diritto alla libera creazione ed espressione. Tuttavia, questo non è il carattere centrale delle proteste. In gran parte questo è dovuto al fatto che le richieste dell’intellighenzia dissidente non rispondono ai bisogni delle maggioranze, le quali facevano richieste fondamentali per una vita migliore.
  7. Nelle proteste il sottoproletariato ha giocato un ruolo importante. Questi gruppi si sono impegnati in saccheggi e vandalismi aggressivi, che hanno distorto l’inizio pacifico delle manifestazioni all’Avana.
  8. È sempre più certo che la propaganda della controrivoluzione ha avuto un ruolo organizzativo nelle proteste. Anche se questo non è stato il fattore principale che ha scatenato le proteste, è innegabile che una forte campagna di destra è stata orchestrata dagli Stati Uniti sulle reti social, apertamente focalizzata sul rovesciamento del governo cubano. Questa campagna ha avuto un forte impatto su un settore significativo della popolazione. Bisogna considerare che 4,4 milioni di cubani hanno accesso alle reti social dai loro telefoni cellulari.
  9. Le manifestazioni hanno finito per essere segnate dalla violenza. All’Avana, inizialmente, a parte eventi isolati, la manifestazione nel centro della capitale è stata pacifica. Tuttavia, nella capitale, la manifestazione è degenerata in un grave scontro con le forze di polizia e i cittadini filogovernativi quando i manifestanti hanno cercato di accedere alla Plaza de la Revolución dove si trovano il Comitato Centrale del Partito Comunista, la sede del governo, il Ministero dell’Interno, il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie e la sede della maggior parte dei giornali nazionali. In quel momento, la violenza è scoppiata da entrambe le parti, causando gravi feriti tra i civili. Allo stesso tempo, gruppi violenti hanno vandalizzato e attaccato i militanti comunisti e i sostenitori del governo con bastoni e pietre.

Perché il compagno Frank García Hernández, fondatore del nostro comitato editoriale, è stato arrestato? Il compagno Frank García Hernández, che si stava recando a casa di un’amica, con la quale era stato dall’inizio della manifestazione, era capitato accidentalmente sul luogo dei violenti scontri che hanno avuto luogo vicino alla Plaza de la Revolución, ma proprio mentre stavano per finire. Il compagno Frank era stato presente alla protesta fin dall’inizio, ma come membro del Partito Comunista. Quando i manifestanti hanno lasciato il Parco Máximo Gómez (verso le 18:00), Frank e la compagna hanno pensato che la protesta fosse finita, e per questo motivo si sono recati entrambi a casa della ragazza. Quest’ultima vive a meno di 200 metri da dove sono avvenuti i violenti scontri tra i manifestanti e la polizia, che cercava di impedire alla protesta di entrare in Plaza de la Revolución.

Secondo il compagno Frank, quando sono arrivati all’angolo tra via Ayestarán e via Aranguren, sono stati sparati dei colpi in aria. Entrambi sono finiti dentro un gruppo filogovernativo che marciava accompagnato da agenti di polizia. In quel momento, il compagno Frank incontra casualmente Maykel González, direttore della rivista in difesa dei diritti LGBTIQ Tremenda Nota, una pubblicazione che ha riprodotto i testi di Comunistas. Maykel González aveva partecipato al corso degli eventi, dalla nascita della marcia agli eventi violenti tra i due gruppi, unendosi ai manifestanti, anche se senza compiere alcun atto violento.

Proprio mentre le proteste si stavano concludendo, alla presenza del compagno Frank García, un poliziotto ha arrestato Maykel González, accusandolo falsamente di aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine. Di fronte a ciò, il compagno Frank García, come militante del Partito Comunista, ha cercato di intercedere con calma tra l’ufficiale e Maykel González. Mentre cercava di convincere il poliziotto, chiedendogli di non procedere all’arresto di Maykel Gonzalez, anche Frank Garcia è stato arrestato dall’agente. Il poliziotto ha accusato Frank di atti violenti e di essere dalla parte dei manifestanti. Questa accusa è stata poi dimostrata falsa dalle autorità.

L’arresto è avvenuto intorno alle 19. Entrambi sono stati portati alla stazione di polizia più vicina. Successivamente, alle 1:30 circa, Frank è stato portato in un altro centro di detenzione, dove i fatti sono stati immediatamente chiariti, dimostrando che non aveva preso parte ad alcun atto violento, né al gruppo che si opponeva alle manifestazioni. Insieme al direttore di Tremenda Nota, Maykel González Vivero, il compagno Frank García Hernández è stato rilasciato lunedì 12 luglio intorno alle ore 20:00. Durante la sua detenzione di poco più di 24 ore, Frank afferma che NON è stato maltrattato fisicamente o torturato in alcun modo. Frank García non è attualmente tenuto agli arresti domiciliari, ma è vittima di una misura precauzionale in cui la sua capacità di muoversi è regolata, limitata al suo posto di lavoro e all’accesso alle strutture mediche. Tuttavia, Frank non è tenuto a fare alcuna dichiarazione alle autorità sui suoi movimenti quotidiani. La misura legale fa parte della procedura da seguire fino a quando la sua non partecipazione ad atti violenti e alla dimostrazione venga ufficialmente provata.

La redazione di Comunistas è grata per l’impressionante ondata di solidarietà internazionale che è sorta per chiedere la liberazione di Frank García Hernández. Presto Comunistas pubblicherà un rapporto dettagliato della campagna internazionalista, attraverso il quale daremo un giusto riconoscimento alle persone e alle organizzazioni che hanno combattuto per la libertà del nostro compagno. Vale la pena notare che nessun altro membro della redazione, collaboratore o compagno vicino alla nostra pubblicazione è stato arrestato durante le proteste. In base al nostro fondamentale senso di giustizia rivoluzionaria, questo non ci impedisce di chiedere l’immediata liberazione del resto degli arrestati durante le manifestazioni del 11 luglio, purché non abbiano commesso azioni che hanno attentato alla vita di altre persone.

Da qualche parte a Cuba, 17 luglio 2021, Comitato Editoriale di Comunistas

NOTA: Mentre questo comunicato viene pubblicato, Comunistas è consapevole dell’appello sia del governo che dell’opposizione a scendere in piazza. Sembra che entrambe le parti abbiano convocato un raduno nello stesso punto dell’Avana, noto come La Piragua. Comunistas respinge entrambe le chiamate come irresponsabili, considerando la gravità della situazione sanitaria da coronavirus, con più di 6.000 casi al giorno. Ma condanniamo ancora più fortemente qualsiasi possibile atto di violenza che possa verificarsi nello scontro tra i due gruppi.

Cuba al bivio

di Jorge Altamira

13/07/2021

Rispetto al ‘maleconazo’ dell’agosto 1994, le manifestazioni di protesta di lunedì scorso in numerose città cubane, tra cui L’Avana, differiscono da quell’evento per aspetti fondamentali.

Il “maleconazo” ebbe luogo nel cosiddetto “periodo speciale”, quando Cuba era economicamente emarginata come conseguenza della dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’immediato trasferimento del governo della Russia e delle altre repubbliche a cricche filocapitaliste. Sotto la guida politica di Fidel Castro, il governo cubano ha poi iniziato a discutere la legalizzazione del dollaro e la possibilità di un accordo internazionale con Bill Clinton. Lo schema delle zone economiche esclusive per l’installazione di capitale internazionale, che più tardi avrebbe prosperato in una certa misura, e gli accordi per l’esplorazione petrolifera nel Mar dei Caraibi, stavano appena iniziando a svilupparsi. Uno dei primi a prendere l’iniziativa in questo campo è stato il capitale brasiliano – Odebrecht, Petrobras – sotto il comando di Lula da Silva. Gli eventi degli ultimi giorni, dall’altro lato, hanno avuto luogo nel contesto di una definitiva apertura al capitale internazionale e di una privatizzazione generalizzata dell’attività economica. Il Financial Times (7/2/21) l’ha messa, quattro mesi fa, in questi termini: “Il governo prevede anche di porre fine ai sussidi ad alcune aziende statali, anche se le dovesse far fallire”. Le manifestazioni antigovernative in questione si svolgono sullo sfondo di una transizione verso relazioni capitalistiche definitive, la quale cerca di andare in parallelo con i processi in Cina e in particolare in Vietnam.

“Solo negli ultimi mesi – ha scritto il FT a febbraio – le imprese private hanno ottenuto l’accesso ai mercati all’ingrosso e il permesso di importare ed esportare, anche se devono usare aziende statali e possono associarsi con capitali stranieri. Una legge promessa da tempo che garantirebbe loro lo status di società e li metterebbe alla pari con gli altri attori economici in termini di diritti non si è ancora materializzata”. Il maggio seguente, lo stesso giornale notava che “La lista degli affari privati permessi si è ampliata notevolmente” (2/5).

Con questo orizzonte strategico, il governo ha consumato l’unificazione monetaria dei pesos cubani in circolazione (il peso convertibile e il peso cubano), attraverso una svalutazione del 2.400% rispetto al dollaro. Il tasso di cambio, tuttavia, si è svalutato anche più dei 25 pesos previsti – è passato da 1 a 1, a 50 e 70 pesos per dollaro. L’inflazione che ne è derivata è stata enorme. La svalutazione ha colpito il settore immobiliare, soprattutto all’Avana, dove le transazioni immobiliari sono aumentate, nel caso del venditore, per portare i dollari all’estero. L’unità monetaria, tuttavia, è lontana dall’essere raggiunta, come dimostra la persistenza dei “negozi speciali”, a cui i cubani comuni non hanno accesso, dove le merci straniere sono vendute in valuta estera. Lo scopo numero uno di ogni svalutazione è quello di unificare il tasso di cambio e liberarlo, almeno in una certa misura, per creare un unico sistema di prezzi interni. Questo obiettivo non è stato raggiunto, nonostante l’enorme costo della svalutazione. I Negozi Speciali sono stati, in molti casi, uno dei bersagli degli attacchi dei manifestanti, perché rappresentano il regime di disuguaglianza e privilegio che regna a Cuba da quasi trent’anni. Il governo ha evitato di procedere a una liberalizzazione del tasso di cambio, anche se limitata, per la ragionevole paura di scatenare un’iperinflazione. Il Financial Times ha avvertito già a febbraio che l’inflazione ha “scatenato proteste pubbliche, nonostante i grandi aumenti dei salari e delle pensioni”. La rivolta era in incubazione da tempo. John Kavulich, il presidente del Consiglio economico e commerciale USA-Cuba, ha dichiarato che Biden “deve credere che l’amministrazione Díaz-Canel è seriamente intenzionata a ristrutturare l’economia. L’unico modo per provarlo è soffrire (o sopportare, JA) i dolori della trasformazione”. La dichiarazione è un appello a sottomettere la ribellione popolare – non a “difendere la Rivoluzione”, ma a porvi fine per sempre.

Lo scoppio della pandemia ha notevolmente aggravato lo scenario economico, poiché il flusso di valuta estera proveniente dal turismo è stato interrotto. Ha anche aggravato la situazione sanitaria. Soprattutto, ha rivelato una profonda crisi del sistema sociale. Nel primo anno e mezzo circa della pandemia, il numero di persone infette e di morti era relativamente basso, ma ciò è cambiato improvvisamente. La pandemia ha rivelato un sottoutilizzo dei bilanci per la salute, per le medicine e per le cure mediche. Questo ha portato a diffuse carenze di rimedi per tutti i tipi di disturbi. Al contrario, i sussidi per gli investimenti nel turismo – la principale fonte di valuta estera di Cuba – sono aumentati bruscamente. La chiusura del paese al turismo è stata revocata il mese scorso, proprio mentre si diffondeva la notizia delle nuove varianti, soprattutto della delta. La curva epidemiologica è aumentata bruscamente. Come Larreta [Capo di Governo della Città autonoma di Buenos Aires, N.d.T.] o Kicillof [Governatore della Provincia di Buenos Aires, N.d.T.], e come tutti i governi del mondo, il governo cubano si è associato alla “presenzialità” turistica, sempre motivato dalla valuta straniera, cioè dal business dominante sull’isola. Questo ha dimostrato che l’attribuzione di tutti i mali alla circolazione del virus è manifestamente arbitraria nel momento in cui il regime attuale promuove imprese che considera essenziali senza tener conto delle conseguenze di questa “apertura” sulla circolazione del virus.

La pandemia ha portato di nuovo sotto i riflettori la questione del turismo, difeso come fonte di denaro e di risorse finanziarie. Ma questo stesso turismo è, allo stesso tempo, un forte diversivo e un freno allo sviluppo delle forze produttive. Non c’è nulla che indichi che abbia dato impulso all’industrializzazione di Cuba. Per il momento, ha creato una formidabile dipendenza dai prodotti alimentari importati, che vengono commerciati proprio grazie al turismo, e ha rallentato lo sviluppo dell’agricoltura cubana. Anche se parzialmente privatizzato, il settore agricolo è pesantemente controllato dallo Stato, a cui vende le forniture e compra tutta la produzione; è un settore che, lungi dal beneficiare di incentivi, è soggetto a severi aggiustamenti. Il fatto che i governi cubani abbiano favorito l’accumulazione di capitale attraverso l’associazione con il capitale internazionale a scapito della piccola borghesia agraria o anche della media borghesia è oggetto di dibattito. Ma il carattere parassitario della scelta è indiscutibile. Il ricorso al turismo per finanziare le cure pandemiche non è solo una contraddizione in termini, ma è il frutto di decisioni strategiche ben precedenti allo scoppio del coronavirus, che indicano una restaurazione capitalista con caratteristiche proprie – sui generis -.

Le proteste per le lunghissime interruzioni di corrente, la mancanza di medicine, le lunghe code per comprare vari prodotti hanno un carattere inevitabilmente politico. Gli attacchi alle Tiendas [negozi, N.d.T.] che commerciano in dollari sono l’espressione della consapevolezza del carattere di classe della crisi. Le proteste ritengono il governo responsabile di tutti i disastri segnalati, non ignorando affatto che Cuba è vittima di un lungo blocco criminale. Quello che i manifestanti sanno è anche che il blocco non ha però intaccato il tenore di vita dei burocrati al potere e delle loro famiglie, né l’intento di diventare proprietari privati o i gestori di proprietari privati. Questa burocrazia ha scelto di “combattere” il blocco con i metodi di una restaurazione capitalista, sotto il suo controllo, cioè attraverso un lungo armistizio con il capitale internazionale. Nelle condizioni del blocco, si è verificata e si sta verificando una differenziazione sociale sempre più rapida. Ogni protesta collettiva è soggettivamente politica, in misura maggiore o minore, per coloro che la mettono in scena, per non parlare del governo, che riconosce immediatamente la sfida al suo dominio. Altra cosa è che le masse che protestano non hanno un programma politico alternativo o un’organizzazione che incarni tale programma. Ma se queste limitazioni lo trasformino o meno in una massa di manovra per un’alternativa reazionaria dipende dalla lotta delle forze in gioco. La principale di esse, costituita da governo cubano e partito comunista, è apertamente restauratrice – lo hanno posto nella nuova Costituzione. L’altra è il gusanismo cubano, con grande influenza nel Senato e nella politica degli Stati Uniti. Con tutte le contraddizioni del caso, compresi scontri violenti, la burocrazia da una parte e gli agenti diretti dell’imperialismo dall’altra rappresentano una tendenza verso il capitalismo. La crisi, amplificata dalla burocrazia, accentua la pressione che la “prosperità” della potenza imperialista incarna in un’isola corrosa da tutte le carenze.

A Cuba è necessaria un’opposizione comunista, che si proclami come tale e agisca come tale, sulla base di un programma. Cuba ha bisogno di un programma di transizione che critichi radicalmente la politica ufficiale e dia alle masse una risposta alla crisi attuale, con la capacità di mobilitarle sulla base di rivendicazioni sociali e politiche. Solo così sarà possibile verificare nella pratica la validità aperta o nascosta di una coscienza rivoluzionaria, e offrire un campo d’azione. Solo in questo modo le manifestazioni e le proteste a Cuba potranno riconoscersi come parte delle ribellioni popolari che hanno luogo in America Latina.

A differenza dei recenti eventi in Bielorussia, le manifestazioni a Cuba non hanno raggiunto il livello di un movimento di massa, né hanno riconosciuto una leadership politica, che in quel caso aveva ottenuto quasi l’80% dei voti in un’elezione generale pesantemente truccata. Quello che è certo è che non ci sarà un ritorno ad una tregua trentennale come dopo il “maleconazo”. L’America Latina è alla vigilia di una grande crisi internazionale, a causa del blocco del riconoscimento di Pedro Castillo come presidente eletto del Perù. Tutta l’America Latina – e il mondo stesso – sta affrontando un blocco internazionale, principalmente da parte degli Stati Uniti, in termini di forniture per la produzione di vaccini. La crisi di Cuba deve essere caratterizzata in questo scenario internazionale.

Testo originario: https://politicaobrera.com/internacionales/5194-cuba-en-la-encrucijada

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