Licenziamenti e repressione. Per chi suona la campana.

L’aumento delle crisi aziendali e lo sblocco dei licenziamenti sono fattori oggettivi che dimostrano ancora una volta la reale portata dell’attacco indiscriminato che i padroni conducono contro migliaia e migliaia di lavoratori su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud.  Tutte le associazioni padronali, in combutta con il governo Draghi, rappresentative delle maggiori industrie guidate da capitali nazionali o stranieri, marciano unite ed intonano una musica da guerra che prevede il peggioramento delle condizioni di lavoro, la mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro e conseguente aumento del numero delle morti, la repressione nei confronti di chi lotta e dulcis in fundo il ricorso ai licenziamenti collettivi con le conseguenti chiusure in tronco. “Occorre licenziare”, questa è la parola d’ordine magica intimata dai mercati e che viene sussurrata da mesi dal presidente di Confindustria Bonomi; “occorre licenziare chi licenzia” dovrà essere la parola d’ordine principale delle lotte operaie che dovranno insorgere.

Giorno dopo giorno si infittisce sempre più l’elenco delle crisi aziendali che coinvolgono realtà importanti come Acciaierie Italia – ex Ilva, Alitalia, Bekaert, Elica, Embraco, Gianetti, GKN, Timken, Whirlpool. Lo scenario vede da un lato i gruppi capitalisti in fuga che delocalizzano la produzione, in alcuni casi infischiandosene altamente anche delle leggi e delle istituzioni borghesi (vedesi il caso della GKN), dall’altro si scaricano i costi della crisi sempre ed esclusivamente sulle fasce più deboli delle società, specialmente lavoratori e le lavoratrici, che vengono ricattati, minacciati, licenziati e talvolta anche uccisi come è avvenuto per Adil alla Lidl di Biandrate.

Una strada tutta in salita…

La grande ammucchiata dei partiti di governo, che vede alleati il PD-M5S-LEU-IV-Lega-FI, è il coronamento del totale asservimento di queste cancrene politiche agli interessi della grande, media e piccola borghesia affaristica nei settori industriali e finanziari che ambiscono alla pioggia di risorse a debito che deriveranno dal PNRR.

La linea sindacale non è meno fallimentare rispetto a quella politica. La realtà dei fatti in merito allo sblocco dei licenziamenti, che da mesi era entrato prepotentemente nell’agenda della borghesia, è un sonoro schiaffo all’accordo fasullo del 29 Giugno che le burocrazie di CGIL, CISL e UIL hanno firmato col governo Draghi. Semplicemente quell’accordo, festeggiato da Landini con fior fior di interviste e dal Manifesto con il titolo “i sindacati piegano Confindustria” (sic!), sostanzia il fallimento di burocrazie sindacali ancora una volta complici con i padroni e sodali con il governo.

Non ci resta che lottare!

Le recenti mobilitazioni e scioperi, seppur ancora limitate sia territorialmente che quantitativamente, testimoniano pur tuttavia un malessere generalizzato in cui si intravede la ripresa delle lotte. La strada fallimentare dei  tavoli istituzionali è  sotto gli occhi di tutti i lavoratori. I ministri borghesi non hanno nulla da offrire ma tutto da togliere. La storia del movimento operaio insegna che le conquiste sociali e il miglioramento delle condizioni oggettive sono state strappate soltanto ed esclusivamente attraverso lo strumento della lotta di classe, con l’utilizzo di parole d’ordine precise e comprensibili ma allo stesso di tempo di avanzamento, che hanno condotto all’organizzazione di scioperi e mobilitazioni duraturi ed efficaci contro i governi della borghesia.

Per questo motivo occorre unire tutti i focolai che stanno nascendo; occorre rinsaldare la solidarietà di classe in modo tale che i lavoratori possano tornare a dialogare, a discutere e a decidere democraticamente al loro interno in libere assemblee; occorre organizzare i lavoratori attorno ad un programma di lotta rivoluzionario, fino alla caduta di questo governo espressione delle banche e di Confindustria e di tutti i governi della borghesia.

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