Madrid, un voto punitivo contro il “Governo del Progresso”

Prospettiva Operaia è lieta di presentare la traduzione di un contributo politico dei compagni spagnoli di Grupo Independencia Obrera che restituisce il quadro politico in Spagna a seguito delle recenti elezioni che vi sono svolte in Maggio a Madrid. Il risultato è stata la bancarotta della sinistra di governo e la bancarotta di tutte quelle illusioni riformiste che covano negli ambienti delle sinistre radicali spagnole ed europee.

Buona lettura

da Grupo Independencia Obrera [1]

In occasione dell’anniversario del 15M

Nello stesso mese che segna il decimo anniversario del movimento 15M, le elezioni nella Comunità di Madrid hanno dato un duro colpo al “governo del progresso”. La coalizione tra il PSOE e Unidas Podemos è stata punita da un massiccio voto per il Partito Popolare. La sinistra di regime, PSOE, Izquierda Unida e Podemos, ha perso perfino nella cintura rossa di Madrid. Il governo spagnolo nelle mani di quella sinistra non ha mantenuto nessuna delle sue promesse elettorali. Podemos, e la sua successiva alleanza con Izquierda Unida nella formazione Unidas Podemos è crollato. Il leader carismatico di Podemos ha disertato, lasciando al suo destino il partito che voleva “prendere d’assalto i cieli”. Chi si diceva erede del 15M ha smentito quanto gridato nelle piazze 10 anni fa: “PSOE, PP è la stessa merda”. Ma ciò non è stato casuale. Si sono costituiti come partito per deviare l’azione diretta della gioventù verso il canale elettorale. La crisi di Podemos è irreversibile come il pantano di Izquierda Unida e del suo mentore, il Partito Comunista. Ora l’erede di Iglesias nel governo, Yolanda Díaz, prepara nuove riforme antioperaie…

Il trionfo del partito popolare alle elezioni di Madrid del 04/05 è stato uno shock nella crisi politica del regime e ha colpito in pieno la coalizione di governo. Sebbene i sondaggi davano come vincitore il PP, i risultati hanno superato le previsioni. Queste elezioni dovevano essere un plebiscito per il “governo del progresso” che, consapevole di ciò, è andato a fondo nella campagna elettorale. Così ha fatto Pablo Iglesias, dimettendosi dalla sua posizione di vicepresidente per candidarsi a Madrid e cercando così di salvare Podemos dal disastro. Né il governo, né il PSOE, né Podemos sono stati salvati. La sconfitta è stata devastante per i due partiti di governo PSOE e Podemos. Izquierda Unida, che fa parte di Unidas Podemos, non è nemmeno apparsa nella campagna. Naturalmente il segretario generale del Partito Comunista Spagnolo è il segretario di stato per l’Agenda 2030 nel governo di Pedro Sanchez.


Con una partecipazione del 70,25%, superiore alle precedenti elezioni, la schiacciante sconfitta del PSOE e di Podemos ha rispecchiato il ripudio non solo degli imprenditori dell’industria alberghiera e delle piccole imprese, ma soprattutto della classe operaia e dei settori più sommersi dalla crisi che sono stati storicamente la base del voto per la sinistra istituzionale.
Per alcuni, più che confidare nel fatto che il PP e l’estrema destra possano risolvere la crisi, il voto è stato la bocciatura della disastrosa politica del governo, sia in materia sanitaria che economica. Per altri, di fronte a un governo che si autoproclama di sinistra e che applica politiche di destra, avendo promesso il contrario, era meglio votare l’originale e non la copia.
Il governo e la sua “ala sinistra” hanno concentrato su di sé il rifiuto praticamente di tutti i settori sociali, dagli imprenditori e piccoli commercianti che vogliono l’apertura totale dell’economia, alla base elettorale della sinistra più volte defraudata e tradita. Senza lavoro o con lavori precari, senza aiuti e in più esposti al caos sanitario, ricevendo repressione di fronte a ogni protesta mentre la destra viveva tranquilla. È un governo che non rispecchia nessuno.
Il Governo ha lasciato passare la disastrosa gestione della pandemia da parte di Ayuso [2]. Da parte loro, la sinistra del regime e le piattaforme sociali, invece di lanciare la mobilitazione per rovesciare Ayuso, hanno riposto con la loro fiducia in un governo che si è lavato le mani di fronte al disastro.


Una buona parte della sinistra extraparlamentare ha chiamato alla mobilitazione per conquistare la piazza della destra che manifestava impunemente, chiedendo la revoca del confinamento al grido di libertà. Libertà di sfruttare i lavoratori. Ma si doveva convocare un fronte di lotta dei lavoratori per rovesciare Isabel Díaz Ayuso e il suo governo a Madrid. Per conquistare le strade era necessario avere un programma per abbattere Díaz Ayuso. Di fronte all’incapacità del governo e all’inerzia della sinistra, la presidentessa di Madrid è riuscita a trasferire l’onere della responsabilità per la situazione sanitaria ed economica al governo di coalizione, che era paralizzato, confidando così che la situazione sanitaria lo rovinasse elettoralmente.


L’asse della campagna dei candidati del governo era “fermare la destra”, “fermare il fascismo”, “democrazia o fascismo”, cioè quello che non hanno fatto in un anno e mezzo di governo centrale, hanno promesso di farlo a Madrid. Mentre per il PP la questione è passata per “libertà o comunismo”. È chiaro che il trionfo della destra si basa sul disastro del governo “più progressista della storia” che non ha potuto esibire un solo risultato in piena campagna elettorale o una sola promessa mantenuta. I partiti di governo hanno perso anche nel cordone rosso di Madrid che tradizionalmente votava per il PSOE e Podemos [3].

Il governo alimenta la disillusione

I risultati di Madrid, oltre a riflettere la situazione del governo, dimostrano anche la disillusione nella sinistra, una disillusione vinta a fatica da Unidas Podemos. Durante l’ondata di freddo davanti alle interruzioni di corrente a Cañada Real, il governo del progresso ha sostenuto le compagnie elettriche e non i residenti che hanno trascorso giorni senza elettricità e riscaldamento. Di fronte alla mobilitazione dei residenti, il governo centrale ha sostenuto il prezzo delle compagnie elettriche, mentre il governo della Comunità di Madrid vietava le concentrazioni dei collettivi in lotta e autorizzava quello dei fascisti. A Vallecas un raduno convocato da Vox è stato ripudiato fortemente dai residenti, ma Unidas Podemos e il resto della sinistra parlamentare hanno invitato a non cadere nelle provocazioni e restare a casa. In occasione delle elezioni hanno proposto di sconfiggere la destra con il voto.


Ayuso ha fatto quello che voleva a Madrid quando il governo centrale sarebbe dovuto intervenire di fronte all’emergenza sanitaria contro una presidenza “trumpista”. Al contrario, il presidente Pedro Sánchez si è riunito nella Comunità di Madrid con Díaz Ayuso per “decidere i passaggi” dopo le pressioni del Ministero della Sanità. Nei fatti è equivalso a dare il sostegno alla presidentessa della Comunità di Madrid nelle sue ore più buie. UP si è opposta a qualsiasi mobilitazione contro la destra senza nemmeno appoggiare chi scendeva in piazza in difesa del proprio lavoro, contro gli sgomberi, contro i tagli di corrente. Quello era il momento di mobilitarsi per sconfiggere Díaz Ayuso [4].

I risultati delle elezioni a Madrid sono una fotografia della situazione del governo e della sua sinistra. Il governo cerca di relativizzarlo e afferma che non è lo stesso in tutto il territorio. La realtà è che il forte colpo ricevuto dal governo non può essere nascosto in alcun modo. Questo è stato ulteriormente indebolito ed è sull’orlo di una crisi. Resta da vedere se i padroni e i grandi gruppi capitalistici, spinti ad andare fino in fondo con le riforme del lavoro e delle pensioni rispettando le condizioni imposte dall’Ue per gli aiuti, decideranno di dargli il benservito nella ripresa elettorale. Senza dubbio in valutazione di ciò aumenteranno le pressioni per accelerare le concessioni che pretendono da questo “governo del progresso”.
I cattivi risultati di Podemos hanno accelerato una crisi terminale all’interno di quell’organizzazione, Podemos era Pablo Iglesias e Pablo Iglesias era Podemos, il suo suicidio politico ha lasciato il partito senza testa. Con il suo abbandono ha fatto un ultimo favore alla destra che sosteneva di combattere. Ai pessimi risultati, alla violazione di tutte le sue promesse elettorali, si è aggiunta la sua diserzione, cioè spegnere i riflettori sulla fuga. Pablo Iglesias aveva avvertito la sua base che per sedersi al governo avrebbe dovuto ingoiare dei rospi: li ha ingoiati tutti lui.


La politica assemblearista di addomesticamento, che in realtà era un duro centralismo di ordine e comando, consisteva nel seguire un capo, il quale ora lascia la nave senza nessun quadro dirigente con la capacità o il carisma per subentrare, lasciando Podemos liquidato. Lo stesso accade con Izquierda Unida che non riuscirà a risollevarsi dalla sconfitta e dall’aggravarsi della sua crisi che si è accelerata da anni.
La sua assenza dalla campagna per Madrid e la deplorevole prestazione dei suoi ministri “comunisti” l’hanno messa nella stessa situazione. Le dimissioni di Pablo Iglesias ritrae l’obiettivo, il suo ruolo sulla scena politica e nel governo, è stato un atto personale che ha lasciato nei guai i suoi seguaci, i suoi membri di partito e i suoi elettori, è stata un’operazione deliberata per provocare demoralizzazione e lasciare nelle mani della destra coloro che hanno continuato a sostenerlo e i lavoratori che sosteneva di rappresentare.


Femminilizzare la politica?

Il professore di Scienze Politiche ne è consapevole: abbandona la nave e la lascia all’inferno senza capitano e senza timone, si dimette ancora una volta e questa volta ha fatto saltare in aria Podemos. Con il pretesto che è necessario “femminilizzare” la politica, ha designato come successori nel governo la ministra del Lavoro Yolanda Díaz, la ministra dei Diritti Sociali Ione Belarra e la sua compagna Irene Montero, ministra dell’Uguaglianza. Un endorsement con lo slogan che Yolanda Díaz sarà il prossimo presidente del governo in Spagna… L’uso della bandiera femminista per delegare Yolanda Díaz è una foglia di fico che cerca di nascondere spudoratamente che la ministra del Lavoro ha tessuto nelle sue mani gli accordi che favoriscono gli imprenditori.

Il ruolo di Podemos e Izquierda Unida è tornato nuovamente chiaro. Si tratta di far passare i piani del grande capitale, delle banche e dell’UE. Una coincidenza fondamentale con gli obiettivi della destra, ecco perché non hanno abrogato nessuna legge antioperaia, ecco perché hanno sostenuto il Patto di Toledo, ecco perché non hanno promosso alcuna mobilitazione, ecco perché hanno formato un fronte con i padroni, il PSOE e le dirigenze di CCOO e UGT, contro i lavoratori. Podemos è stata una formazione controrivoluzionaria che ha dirottato l’illusione dei giovani del 15M trascinando milioni di voti nella sua politica di resa al capitale.
Anche il PSOE fa la sua parte mentre si alimenta una crisi rimasta latente. Si chiedono già prese di responsabilità, dimissioni e si affilano le sciabole per gli scontri; un esempio sono le elezioni interne che la dirigenza invoca scavalcando Susana Díaz per imporre il candidato di Pedro Sanchez nella comunità dell’Andalusia.

Dinanzi alla debacle elettorale, diverse voci della piccola borghesia, come alcuni militanti di UP, incolpano i lavoratori che Podemos avrebbe dovuto rappresentare, mentre il PSOE li dipinge come utili idioti coloro che votano per la destra che li sfrutta e li reprime quando in realtà quegli “idioti” hanno trascorso anni a votare per il PSOE e UP, i quali invece portavano avanti la stessa politica della destra. Questo scaricabarile vuole nascondere il tradimento da parte di UP delle proprie promesse e delle lotte degli oppressi che si sono opposti e si oppongono ai piani del governo. Lascia su due piedi gli scribacchini e gli intellettuali come Monedero che non riescono a spiegare come gli “stupidi” che non li hanno votati il ​​4 maggio sono gli stessi che li hanno votati nelle precedenti elezioni. L’idea dei cambiamenti graduali, del “male minore”, del “questo è quello che c’è”, del “meglio questo alla destra”, del “stendere il braccio al PSOE”, del “con il voto li sconfiggeremo”, dell’affidarsi a ministri “comunisti”, è miseramente fallita.

La sinistra marxista e Podemos

Quello che è successo a Madrid era già accaduto in passato, senza dimenticare Syriza in Grecia, in Andalusia. Per quasi 40 anni, il PSOE ha governato in quella regione la comunità più povera, più disoccupata e più arretrata dello Stato. Nelle ultime elezioni il PP si è alleato con Ciudadanos e Vox per costituire il “trifachito”. La sinistra ha accusato la classe operaia di mancanza di coscienza, anche se in realtà la classe operaia si è resa conto che il PSOE è uguale alla destra. Come si diceva nel 15M: “PSOE e PP, è la stessa merda”. Nessuno dovrebbe sorprendersi.

Ora con Madrid si ripete l’esperienza dell’Andalusia e non solo, i “governi del cambiamento” sono stati lasciati per strada anche nei comuni caduti senza dolore né gloria. Per Podemos e i suoi portavoce come Monedero, per le correnti che si definiscono marxiste e trotskiste come Izquierda Revolucionaria e Anticapitalistas, che hanno invitato a votare per Pablo Iglesias, l’improvvisa sconfitta del PSOE-Podemos è una sconfitta per la classe operaia. In altre parole, il PSOE e UP rappresenterebbero gli interessi della classe operaia e il fallimento si spiegherebbe con una battuta d’arresto nelle lotte operaie che si verificherebbe con questa sconfitta elettorale e continuerebbe con un riflusso delle lotte. Nel frattempo i lavoratori combattono in una serie di conflitti in tutta la Spagna, dalla Airbus a Cadice al settore dell’alluminio in Galizia.
Per queste correnti marxiste, il cretinismo elettorale è ciò che segnerebbe il polso della lotta di classe. Osservano il quadro politico e lo posizionano in un modo tale per giustificare la loro collaborazione alla costruzione della sinistra di regime che ha avuto ed ha come funzione principale proprio quella di fermare, dividere e sconfiggere le lotte operaie al fine di realizzare i piani del capitale, bloccando ogni tentativo di azione e di costruzione rivoluzionaria indipendente della classe operaia, invitando a fidarsi dei loro parlamentari e votarli invece di combatterli con l’azione diretta. L’emergere di Podemos come erede e rappresentante del 15M non avrebbe potuto realizzarsi senza la collaborazione di un ampio settore della sinistra marxista e trotskista che si mise subito al lavoro per costruire una nuova formazione che fin dalle origini ripudiava il socialismo, la repubblica, la lotta di classe e l’organizzazione indipendente dei lavoratori, rivendicando al contrario un’organizzazione “trasversale”.

Anticapitalistas [5] ha avuto un ruolo centrale nella costruzione di Podemos e contribuì alla militanza che Podemos non aveva, accettando tutte le condizioni impostegli da Pablo Iglesias, inclusa la dissoluzione del partito come richiesto dal “compagno”. Un codismo senza principi fino a quando Podemos si è alleata con il PSOE. Dopodiché si è appellata al sostegno critico e alle elezioni di Madrid ha chiamato al voto per la “sinistra” di Gabilondo (PSOE) e Podemos. Il caso di Izquierda Revolucionaria (rivista El Militante) è la negazione permanente della costruzione del partito rivoluzionario. È passata dal sostegno e dall’entrismo nel PSOE, fino ad arrivare a Izquierda Unida e infine a Podemos, dando a questi partiti raccomandazioni su come dovevano diventare partiti rivoluzionari, invece di denunciare che non avrebbero mai potuto esserlo. Il risultato è sotto gli occhi, l’effetto è stato l’opposto.
Hanno avuto e hanno un ruolo attivo e militante per condire il loro sostegno alla sinistra del regime con analisi “marxiste”, invece di denunciarla e smascherarla come farebbe un vero marxista. L’argomento secondo cui quei partiti avrebbero svoltato a sinistra come pretendeva IR era ridicolo in quanto era chiaro che in realtà avrebbero svoltato verso destra. Izquierda Revolucionaria ha già vissuto diverse esperienze di questo tipo ed è chiaro che non svolterà nemmeno a sinistra. Altre correnti “marxiste” hanno fatto lo stesso percorso, abbagliate dall’apparizione di Podemos alla cui costruzione parteciparono sia dissolvendosi (per poi scomparire) sia dall’esterno. Le compagne e i compagni che hanno formato e sostenuto Podemos e Unidas Podemos dovranno fare il bilancio della loro esperienza ma per questo dovranno superare la ricetta marcia della dirigenza di questa sinistra e dei suoi scribacchini e intellettuali i quali ritengono i lavoratori responsabili di tradimenti.

Avanzata antioperaia del governo

Il governo si prepara ad avanzare sulla testa della classe operaia con le riforme richieste dai padroni e dall’UE. Ciò riceverà la risposta delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti. La revoca dello stato di emergenza, quando l’ennesimo piano vaccinale non è stato ancora realizzato e i ceppi più aggressivi del virus sono già in Europa e in Spagna, aprirà una nuova ondata di contagi, decessi, licenziamenti, disoccupazione, sfratti e repressione. La ministra “comunista” Yolanda Díaz insieme alla “neoliberale” Nadia Calviño stanno preparando la nuova riforma del lavoro secondo le richieste dell’UE, come precondizione per ottenere i fondi europei promessi.

Il PP di Madrid non ha una base per raggiungere la stabilità e per soddisfare la classe media o i padroni, la crisi del capitalismo ha fatto crollare il governo degli Stati Uniti, sta per fare lo stesso in Cile e Colombia, il Brasile è un vulcano in procinto di esplodere, in Asia accade lo stesso in Myanmar.

La classe operaia, lontana dal quadro nero che dipingono questi “marxisti”, non è stata sconfitta. Le lavoratrici e i lavoratori prima e durante la pandemia, e nonostante le traditrici dirigenze del CCOO e dell’UGT e dei partiti della sinistra di regime, hanno lottato scavalcando le loro direzioni. La lotta di Airbus, di Tubacex, lo sciopero del settore pubblico in Andalusia, dei cantieri navali di Cadice, ne sono un esempio. È essenziale aprire un dibattito sull’esperienza della sinistra al governo per costruire una nuova direzione indipendente di classe e rivoluzionaria: un partito rivoluzionario.

Traduzione a cura di Rdb (PO)

[1] Il testo in lingua spagnola è disponibile al seguente link: https://independenciaobrera.org/madrid-un-voto-de-castigo-contra-el-gobierno-de-progreso/

[2]Presidente del Partito popolare della Comunità di Madrid già dal 2019 (ndt)


[3] https://independenciaobrera.org/la-oposicion-entre-democracia-y-fascismo-es-una-cortina-de-humo/


[4] https://independenciaobrera.org/por-la-salud-de-la-poblacion-fuera-isabel-diaz-ayuso/


[5] Organizzazione trotskista spagnola affiliata nel Segretariato Unificato Quarta Internazionale (n.d.t

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