Sull’occupazione sionista di Sheikh Jarrah e il nuovo massacro a Gaza

di FB

Per i palestinesi, la minaccia dello sgombero dalle proprie abitazioni è sempre stata una costante nella loro vita, sin da quando è cominciata l’occupazione israeliana, 73 anni or sono.

Oggi oltre 1500 palestinesi residenti nei quartieri di Gerusalemme rischiano di essere cacciati con la forza e la violenza, dalle loro abitazioni per far posto ai coloni israeliani.

Proprio durante questi giorni la corte suprema israeliana stava lavorando all’emissione di un verdetto che prevedeva l’espulsione di sei famiglie palestinesi dal quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme est. Lo sfratto in questione, seppur non ha rappresentato l’unica causa delle tensioni a Gerusalemme,  ne è stato di fatto il detonatore.

Tra le altre cause contingenti che hanno contribuito allo scoppio delle rivolte dei palestinesi, vi è l’attacco ai fedeli da parte della polizia israeliana nella moschea di al-asqa.

La polizia aveva vietato l’ingresso nella moschea in vista del jerusalem flag day march, evento che ricorda la presa sionista di Gerusalemme nel 1967 e che è quindi giustamente considerato dai palestinesi come una gravissima provocazione. Il mancato rispetto da parte di migliaia di fieri palestinesi del divieto imposto ha scatenato la violenza della polizia.

All’ennesima aggressione e ai crimini perpetrati contro i palestinesi ha risposto la resistenza palestinese lanciando 7 razzi in direzione di Gerusalemme est e altri 30 verso il sud di Israele, lanci che non hanno causato danni. La risposta israeliana è stata invece, come al solito, un bagno di sangue. I primi bombardamenti aerei su Gaza hanno provocato 29 morti, di cui 9 minori, e 65 feriti, senza tenere conto di oltre 500 feriti negli scontri con la polizia. Oggi, dopo ripetuti attacchi dell’aviazione con la stella di Davide, le vittime palestinesi si avvicinano al centinaio.

Ma per meglio comprendere la natura di ciò che sta succedendo, abbiamo l’obbligo di volgere lo sguardo indietro.

Nell’anno 1948/49 al termine dell’invasione sionista, la “città santa” fu divisa in Gerusalemme ovest, sotto il controllo israeliano e Gerusalemme est sotto il controllo palestinese.

Nel tempo Israele ha occupato militarmente i territori di Gerusalemme est, con l’obiettivo di “ebraizzazione” di quei territori, anche tramite l’espulsione forzata dei residenti palestinesi. Esattamente quello che sta accadendo a Sheikh Jarrah. Le espulsioni sono messe in atto oltre che con la violenza anche tramite criminali politiche tese a rendere impossibile la vita ai palestinesi (eliminazione di infrastrutture, mancata fornitura di energia elettrica e acqua potabile, quando non vere e proprie aggressioni in strada).

E’ sotto quest’ottica che va visto lo sgombero di Sheikh Jarrah. Lo sfratto è il tentativo di Israele di cancellare definitivamente la presenza araba nei territori di Gerusalemme.

Gli eventi di questi giorni hanno ancora una volta dimostrato la natura razzista e colonialista dello stato di Israele, e quindi ancora una volta ci preme ricordare che la soluzione alla persecuzione palestinese da parte di sionismo e imperialismo non può venire né dalle forze democratico-borghesi, né dal nazionalismo piccolo borghese o dal panarabismo, ma esclusivamente dalla nascita di una Palestina laica e socialista (in sostituzione dello Stato sionista). La lotta per la realizzazione di questo obiettivo deve essere il compito della classe lavoratrice palestinese, unita a quella ebrea e a quella di tutti i paesi del medio oriente e del nord Africa.

  • NO ALLA COLONIZZAZIONE DI GERUSALEMME / AL QUDS, NESSUNO SFRATTO E NESSUNO SGOMBERO
  • NESSUNA FIDUCIA NELL’IMPERIALISMO OCCIDENTALE COMPLICE E PARTECIPE (ONU COMPRESO) DEL MASSACRO PALESTINESE E DENUNCIA DELLE CLASSI DIRIGENTI ARABE INERMI E CORROTTE
  • AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE E PER IL PROTAGONISMO DELLA CLASSE LAVORATRICE ARABA ED EBREA CONTRO LO STATO SIONISTA
  • PER IL RITORNO DI TUTTI I PROFUGHI
  • PER UNA PALESTINA UNITA E SOCIALISTA IN UNA FEDERAZIONE DI REPUBBLICHE SOCIALISTE DEL MEDIORIENTE E DEL NORDAFRICA

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