Il mercato parlamentare e la crisi del governo Conte

Di GA

La compravendita lastminute di deputati e senatori in corso nella stanza dei bottoni e nel mercato delle aule parlamentari certifica l’apoteosi della crisi politica e del marciume che regna fra le forze politiche borghesi che sostengono l’esecutivo PD-M5S-LEU del premier Conte. L’appello all’unità e al dialogo con i settori delle destre sovraniste e liberali della Lega e Forza Italia non è altro che la lampante dimostrazione di un governo che difende gli interessi del grande capitale contro la classe lavoratrice. Il riconoscimento politico alle destre è stato rimarcato dall’intervento in parlamento di Conte in relazione al sostegno fornito da Salvini, Meloni e Berlusconi per le votazioni alla legge di bilancio.

La stessa spettacolarizzazione della crisi, inaugurata dal gruppo di Italia Viva di Matteo Renzi, che ha appurato la propria inconsistenza politica all’interno del governo, tende a nascondere la profonda ragione della rottura, ovvero la spartizione e la gestione delle risorse provenienti dal Recovery Plan in rapporto alle rispettive clientele del mondo padronale da accontentare in vista dell’approvazione definitiva. In questa fase, l’azzardo disperato e machiavellico di Renzi è ruotato intorno ad un progetto politico che avrebbe voluto lo scalpo di Conte col supporto di porzioni consistenti del PD, visto e considerato che entrambi hanno insistito nei mesi scorsi sulla richiesta del MES. In ogni caso, senza il sostegno attivo o passivo (mediante la tattica dell’astensione per garantire una maggioranza relativa al Senato) dei senatori di Italia Viva, risulterebbe difficile al governo mantenere una stabilità a lungo termine. Ci si trova dinanzi ad un governo debolissimo e compromesso, mediaticamente sorretto della totalità del mondo del giornalismo borghese ma che con arroganza sciorina risultati imbarazzanti nella gestione della crisi economica e pandemica. 

Un centrosinistra responsabile agli occhi del capitalismo italiano ed europeo 

Le forze politiche del centrosinistra, PD e LEU, mantengono fedelmente la loro organicità all’interno di un governo difensore degli interessi di industriali e banchieri. Questo senso di lealtà assoluta al governo da parte dei vertici della sinistra radicale (Bersani, Speranza, Fassina, Fratoianni)  sono evidenti quando si è trattato di salvare gli interessi della FIAT o di Arcelor Mittal,  quando si è trattato di stanziare miliardi per favorire le fusioni bancarie (Unicredit-Mps, BancoBpm-BPER), quando si è favorito con miliardi a pioggia  i grandi gruppi affaristi del settore edilizio, quando sono stati tutelati i profitti milionari delle multinazionali della sanità privata e le imprese del settore biomedicale, settore di riferimento del presidente di Confindustria Bonomi. Pertanto, se il governo Conte si appella alla responsabilità nazionalista e al salvataggio della patria capitalista, il centrosinistra, con la complicità del PRC e dei sindacati confederali (CGIL-CISL-UIL), risponde presente! 

Senza ombra di dubbio l’instabilità del governo Conte è una variabile che permetterà uno spazio di manovra ridottissimo per le misure che dovrà adottare in materia di scostamento di bilancio, Recovery Plan e legge elettorale. I prossimi mesi saranno decisivi per questo governo azzoppato, senza una maggioranza assoluta al Senato. Il timore e la paura di un vuoto di potere aprirebbe, e infatti aprirà, scenari conflittuali, sia per l’insofferenza espressa dal ceto medio e dalla piccola borghesia impoverita, colpita duramente dalle chiusure e dalla riduzione dei margini di operatività, sia, soprattutto, per la reazione di lavoratrici e lavoratori, disoccupati e disoccupate, davanti alla marea di licenziamenti che si prepara, e che in realtà è già in corso, ad esempio per i contratti a tempo determinato in scadenza e scaduti, o il lavoro precario e senza contratto.

The show must go on!

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