L’assassinio di uno scienziato iraniano e il golpismo nella transizione presidenziale degli Stati Uniti

di Jorge Altamira

28/11/2020

Tempo di lettura: 4 minuti

L’assassinio di Mohsen Fakhrizadeh, descritto come “la mente” del piano nucleare iraniano, da parte di alcuni commando assassini inviati da Netanyahu, il primo ministro israeliano, non è una semplice ripetizione di crimini simili già eseguiti in passato. Sta accadendo in un contesto eccezionale, in primo luogo perché la stampa internazionale ha rivelato, una quindicina di giorni fa, l’intenzione di Trump di bombardare il sito nucleare di Nataz, che avrebbe potuto scatenare una guerra diffusa in Medio Oriente.

Fa seguito anche ad un incontro segreto tra Mark Pompeo, segretario di Stato di Trump, Mohammed ben Salman, il capo di Stato dell’Arabia Saudita, e Netanyahu, dove si è certamente discusso della politica nei confronti dell’Iran nel bel mezzo della transizione da Trump al governo di Biden, che si concluderà il 20 gennaio, e soprattutto le misure di protezione militare contro una reazione iraniana ai crimini del sionismo, in special modo dopo le enormi distruzioni causate al complesso petrolifero saudita dai razzi lanciati dai guerriglieri che combattono nello Yemen, in risposta ai bombardamenti subiti dall’Arabia Saudita.

Secondo i media, ancora una volta, l’attacco militare statunitense al centro atomico iraniano ha dovuto essere interrotto dall’alto comando militare statunitense, contro la volontà di Trump. La stampa israeliana, dal canto suo, riferisce senza ombra di dubbio che l’esecuzione dell’attacco a Fakhrizadeh è stata nascosta a Ben Ganz, il ministro della Difesa israeliano. Ganz è, inoltre, il prossimo presidente ‘in pectore’ del Paese, in virtù di un patto di rotazione che ha concordato con Netanyahu. I fatti descrivono la costituzione di una cricca internazionale con caratteristiche parastatali, tra Trump, Netanyahu e Ben Salman.

Dal punto di vista della politica internazionale, sembra che l'”establishment” di Trump abbia voluto, con queste azioni criminali, mettere all’angolo Biden, che ha reso noto lo scopo di riprendere le trattative sul piano nucleare iraniano. Per fare questo, però, chiede che Teheran distrugga il plutonio che ha accumulato da quando gli Stati Uniti hanno rotto unilateralmente gli accordi con l’Iran e con altre sei potenze, e annulli i suoi piani di ricerca e sviluppo di reattori di uso civile essenziale. Si tratta, ovviamente, di un approccio senza futuro per due ovvie ragioni: la prima è che Biden non può offrire alcuna garanzia di rispetto degli accordi, dopo quello che ha fatto Trump, e mentre Netanyahu continua a governare Israele; la seconda è che l’Arabia Saudita e i Paesi del Golfo hanno accumulato i propri arsenali, proprio al confine con l’Iran. Il gabinetto di Biden, semmai, è popolato da agenti del governo israeliano, ora dalla parte dei Democratici. A seguito delle sanzioni che Trump ha imposto contro i persiani, le esportazioni di petrolio iraniano sono scese da due milioni di barili al giorno a 150.000, mentre i conglomerati petroliferi internazionali hanno abbandonato i loro piani di investimento nel Paese. Nell’ambito del blocco, l’Iran ha registrato, tuttavia, un’importante espansione dell’industria (per “sostituire le importazioni”), nonché un avanzamento nel dominio economico da parte degli enti statali guidati dalla cricca clericale.

La dimensione più importante dell’esecuzione criminale effettuata dai commando sionisti, tuttavia, sta nel suo significato per la politica interna degli Stati Uniti, compresa la transizione presidenziale. Nei giorni scorsi Trump ha deposto l’alto comando militare che si opponeva all’uso dell’esercito nella repressione del movimento Black Lives Matter; è stato l’ultimo episodio di una ripetuta epurazione al Pentagono. La stampa statunitense ha riferito che Trump sta riempiendo con i suoi agenti l’ “Impianto permanente” dello stato. La sostituzione del ministro della Difesa Mark Esper con Christopher Miller è stata accompagnata dall’elevazione del Comando Operazioni Speciali allo status di quarta arma delle Forze Armate – Aviazione, Esercito, Marina. Il COE comprende i commando d’elite delle varie armi, responsabili di attacchi, rapimenti e assassinii in tutti i continenti. Da qui in poi, il COE riferisce direttamente al Presidente, quando fino ad ora gli ordini del ramo esecutivo in questo settore dovevano passare attraverso il filtro dei capi di stato maggiore comuni. In questo contesto, un bombardamento del sito nucleare di Nataz e le sue possibili conseguenze avrebbero creato una situazione di colpo di stato in riferimento alla transizione presidenziale, che Trump continua a mettere in discussione. La campagna di Trump contro le recenti elezioni; gli incontri cospiratori con Ben Salman e Netanyahu; il tentativo di bombardare l’Iran; l’epurazione dell’alto comando militare; il nuovo status per il Comando delle Operazioni Speciali; tutto ciò forma un disegno di colpo di stato, che trascende dall’ abbandono di Trump dal suo incarico a gennaio.

La presentazione della presidenza di Biden come un “back to normal” (ritorno alla normalità) è del tutto infondata, anche se Biden rappresenta il potente establishment che comprende che Trump è una minaccia alla “stabilità” internazionale e persino all’egemonia dell’imperialismo statunitense. Netanyahu, per esempio, sta già pianificando di rompere l’accordo di rotazione presidenziale; nella Lista Comune, come è stato nominato il fronte dei partiti arabi in Israele, è emersa una corrente a favore del sostegno a Netanyahu e alle sue politiche. La guerra in Libia e la guerra scatenata dal turco Erdogan contro la popolazione armena in Azerbaidjan; gli scontri nel Mediterraneo orientale intorno ai giacimenti di gas, con la partecipazione preminente di Francia, Israele, Turchia ed Egitto, sono parte di un enorme squilibrio globale con epicentro negli Stati Uniti. La questione delle nuove guerre imperialiste è da tempo all’ordine del giorno della Quarta Internazionale. La crisi umanitaria, sociale e politica scatenata dalla pandemia ha rafforzato questa questione, soprattutto quando si rafforzano sempre più gli shock causati dalla produzione e dalla distribuzione dei vaccini contro il Coronavirus. La pandemia ha dimostrato la piena portata distruttiva dello sfruttamento capitalista dell’ambiente. Ora si è aggiunto il saccheggio dello spazio circostante.

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