PER UN FRONTE UNICO DI CLASSE CONTRO GOVERNO E PADRONATO

PER IL POTERE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI!

La crisi economica, che è precipitata in occasione della pandemia di Covid19, ha ragioni indipendenti da tale pandemia (sebbene questa abbia le sue radici proprio nella decadenza capitalista e nella sua tendenza alla catastrofe economica, sociale, ecologica, sanitaria), trascina con sé un’irrisolvibile crisi del regime politico e sociale, del dominio complessivo della borghesia (economico, politico, ideologico), acuisce le contraddizioni interimperialiste e avvicina la guerra come strumento di distruzione della merce sovraprodotta (a partire dalla forza lavoro) e strumento di ri-divisione del mondo in sfere d’influenza.

Nell’emergenza sanitaria le contraddizioni sono venute fuori con violenza, a partire dall’elevazione del conflitto capitale/lavoro a una questione di vita o di morte, fino alla fragilità delle strutture sanitarie, peggiorata a causa delle privatizzazioni liberiste e la naturale tendenza ai monopoli che ha visto un’accelerazione nell’aumento dei capitali dei vari Amazon, Microsoft, Apple e Facebook.

Nessuna istituzione della borghesia, locale, nazionale o sovrannazionale, è in grado di fornire soluzioni a tali crisi. Il recovery fund verrà utilizzato per un soccorso al padronato e non certo alle masse, che, anzi, pagheranno di tasca propria il salvataggio dei capitali delle imprese entrate in difficoltà, e la riconversione al green e al digitale dei mezzi di produzione. Al di là del fatto che qualsiasi investimento su digitale e green che avvenga sotto regime capitalista diventa funzionale al profitto dei padroni e non al progresso della società, è paradossale che tali riconversioni debbano essere finanziate da soldi pubblici, quindi dei lavoratori e delle lavoratrici, e non debbano essere a spese dei proprietari dei mezzi di produzione. Ciò rende ancor di più la borghesia una classe parassitaria, che ha da tempo smarrito la sua funzione storica nel progresso dell’umanità e che non ha assolutamente più nulla da offrire. Confindustria si dimostra come previsto il vero carnefice dei lavoratori e delle lavoratrici, costringendo tutti e tutte al lavoro perfino in condizioni di rischio per la loro vita e sbarrando poi la strada ad ogni minima richiesta di aumento salariale.

La difesa del capitale si sta scontrando e si scontrerà in maniera sempre più feroce con povertà, precarietà e disoccupazione crescente. Lo dimostrano tutte le rivolte scoppiate in tutto il mondo, dal Cile al Libano, dagli USA all’Indonesia. Nonostante le differenze di contesto, queste, infatti, hanno una matrice comune perché traducono in un linguaggio storico e in un’azione storica l’irriducibile opposizione tra i bisogni umani e il dominio del capitale, acuita dalla crisi capitalista.

La borghesia quindi è di fronte ad una impasse storica. Si è dimostrata completamente inadeguata nella gestione della pandemia e ha perso l’iniziativa politica. Questa, potenzialmente, è nelle mani del proletariato, a patto, però, che si diriga nella prospettiva di una lotta per il governo operaio.

In tale contesto ogni politica di collaborazione di classe è perdente in partenza, come dimostra, qui in Italia, il fallimento delle trattative dei sindacati confederali sui rinnovi dei contratti nazionali. In questi anni le loro dirigenze hanno portato avanti l’idea che lavoratori, Stato e imprese dovessero lavorare insieme per uscire dalla crisi, prediligendo la concertazione alla lotta e ostacolando quindi la rinascita e la presa di coscienza di un movimento operaio.

Si fa quindi sempre più urgente una lotta alle burocrazie sindacali per uscire dal pantano, per riunificare le lotte nella prospettiva della costruzione di un fronte unico di classe.

Il Patto d’Azione potrebbe rappresentare un tentativo in tale direzione se supererà la prova del conflitto di classe riorganizzando la sua attività e il suo programma nella prospettiva della lotta per il potere dei lavoratori. Urge la lotta per un programma che unifichi le esigenze materiali delle masse con la lotta per il governo operaio.

Salario minimo per tutti i lavoratori di 1500 euro netti; scala mobile dei salari ossia l’aggiornamento automatico dei salari al carovita che la crisi produrrà sempre più.

Scala mobile delle ore di lavoro, ossia la redistribuzione di tutto il lavoro che c’è tra i lavoratori per affrontare la disoccupazione; riduzione della giornata e della settimana lavorativa a parità di salario a non più di 6 ore al giorno e di 30 ore alla settimana.

Salario sociale a disoccupati e studenti di almeno 1000 euro netti.

Abolizione del Jobs Act e di tutte le leggi del precariato, trasformazione dei contratti precari in contratti a tempo pieno e indeterminato.

Abolizione della legge Fornero e ritorno al sistema retributivo, ossia finanziato dalla fiscalità generale, con pensioni pari all’80% dell’ultimo salario e non inferiori a 1300 euro al mese.

– Per sconfiggere i tentativi della borghesia di divedere i lavoratori italiani dai migranti: abolizione dei centri di permanenza temporanea; permesso di soggiorno per tutti e Cittadinanza italiana con pieni diritti politici (a partire dal diritto di voto) a tutti gli stranieri presenti sul territorio italiano da almeno tre mesi.

Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo operaio dei grandi gruppi industriali, di interesse strategico: siderurgia, cemento, meccanica, aerospazio, trasporti, energia elettrica, idrocarburi, infrastrutture di ogni tipo.

Nazionalizzazione senza indennizzo di banche e assicurazioni e di tutto il sistema creditizio, ed esproprio dei grandi depositi bancari; unificazione di tutte le banche nazionalizzate in un’unica banca di investimento e di credito, sotto il controllo operaio, unico strumento per poter disporre di strumenti reali per riorganizzare l’economia sulla base di un piano razionale.

No al pagamento del debito pubblico! No ai trattati europei! No all’euro e alle politiche della BCE! Conio di una nuova moneta da parte della banca unica dei lavoratori, basato sulle riserve auree della Banca d’Italia e dei patrimoni espropriati ai capitalisti, che funga da reale unità di misura della ricchezza e strumento affidabile per la pianificazione economica.

– Di fronte al pericolo della guerra: Nazionalizzazione senza indennizzo e sotto il controllo operaio dell’industria bellica! No ai crediti di guerra e al rifinanziamento delle missioni militari all’estero! Abolizione completa della diplomazia segreta e del segreto di Stato! Scioglimento dei servizi segreti, della polizia e dell’esercito!

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