Editoriale La Prospettiva Operaia n. 8 – La lotta contro il capitale è questione di vita o di morte

La pandemia Covid19 ha ucciso, sino ad oggi, 33mila persone in Italia e 356mila in tutto il mondo. Nell’intero globo si affronta una gigantesca crisi sanitaria che sta dimostrando a pieno l’inadeguatezza di sistemi sanitari che o sono stati disintegrati da decenni di tagli o sono stati addirittura privatizzati e strutturati per curare solo i più ricchi. Al tempo stesso, mentre i borghesi si sono rifugiati e continuano a rifugiarsi nelle loro case, al sicuro dal Coronavirus, ai lavoratori viene chiesto di continuare a lavorare. I padroni parlano di “protocolli di sicurezza”, ma quale sicurezza può garantire lo Stato di un padronato criminale, con direzioni sindacali complici, che normalmente vede già morire tre lavoratori al giorno (mille l’anno) sui luoghi di lavoro? Il ritorno alla “normalità” non è altro che il ritorno alla macelleria sociale che garantisce profitti ai padroni, e ai lavoratori la miseria, o peggio, la morte. Ma la pandemia di Covid19, oltre ad una crisi sanitaria, ha dato l’accelerata alla crisi economica, a lungo attesa dagli economisti. La disoccupazione aumenta vertiginosamente così come la miseria generalizzata. In alcune parti del mondo, come in America Latina o nel mondo arabo, vediamo già scoppiare delle rivolte. E sebbene in Italia vi sia stato un blocco dei licenziamenti per 2 mesi, l’INPS dichiara che a marzo le domande di assegno di disoccupazione sono aumentate del 37,2% (142.348 richieste, il 2.953,6% in più dello stesso mese dello scorso anno!). Il capitalismo mondiale, già duramente colpito dalla crisi del 2007/2008, vede oggi arrivare la goccia che fa traboccare il vaso. È un sistema che, anche se è arrivato alla fine della sua vita, non smette di seminare morte. Si apre una nuova fase del conflitto sociale che richiede che i lavoratori siano all’altezza della situazione e lottino per il potere della classe operaia. La crisi economica trascina con sé un’irrisolvibile crisi del regime politico e sociale, del dominio complessivo dei capitalisti (economico, politico, ideologico). La crisi economica e politica acuisce le contraddizioni interimperialiste e avvicina la guerra come strumento di distruzione della merce sovraprodotta (a partire dalla forza lavoro) e strumento di ri-divisione del mondo in sfere d’influenza. La gigantesca capacità distruttiva degli eserciti contemporanei testimonia il carattere catastrofico del capitalismo e l’urgenza della rivoluzione socialista. Oggi più che mai la nostra lotta è una lotta per la vita. Milioni di lavoratori, colpiti dalla crisi, non tarderanno a far sentire la propria voce. Al tempo stesso, la crisi terminale del capitalismo, arrivato ormai alla sua vecchiaia, rende ridicolo e fallimentare qualunque tentativo di dialogo coi padroni, o “patto tra produttori”. Oggi, come ottanta anni fa, la crisi dell’umanità è la crisi della direzione del proletariato. Urge la lotta per un programma che sappia lottare per le esigenze più urgenti delle masse lavoratrici e per il governo operaio. È urgente la lotta per costruire un partito operaio.

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