TROTSKY L’UCRAINO

Pubblichiamo la nostra traduzione in italiano di un articolo di Andriy Manchuk, caporedattore di Liva.com.ua, scritto nel settembre del 2013, poco prima degli eventi di Euromaidan, dell’inizio della guerra nel Donbass, dell’annessione della Crimea da parte della Russia e del collasso dell’Ucraina, contesa dalle potenze imperialiste occidentali e dal bonapartismo restauratore putiniano russo. Nell’articolo, l’autore descrive la genesi del volume УКРАЇНСЬКИЙ ТРОЦЬКИЙ (“TROTSKY L’UCRAINO”) nel quale i redattori raccolsero una serie di articoli di Trotsky sulla questione ucraina, tradotti in ucraino. Questo testo ha il merito di ricostruire l’attenzione di Trotsky (e del bolscevismo) nei confronti della questione dell’emancipazione ucraina e dell’emancipazione nazionale in generale come strettamente collegata a quella sociale, prima e contro l’accentramento burocratico sciovinista grande-russo dello stalinismo. Trotsky difese l’indipendenza dell’Ucraina, di un’Ucraina socialista, e al tempo stesso respinse qualunque “liberazione” da parte dell’imperialismo e del nazismo. Il testo, scritto quasi sette anni fa, è di estrema importanza per capire la situazione attuale in Ucraina, poiché tratteggia le pulsioni reazionarie e antisemite che già prima di Maidan serpeggiavano nel dibattito pubblico, cosi come nel sottobosco della società ucraina, al solo sentire il nome del grande rivoluzionario ucraino, presentando un inquietante ma coerente continuità tra il bando staliniano al nome e alle opere di Trotsky e l’ostilità da parte delle autorità dall’indipendenza del 1991 ad oggi, passando per la stagione di Gorbačëv, che vide riabilitare tutti i bolscevichi assassinati da Stalin tranne il fondatore dell’Armata Rossa. L’autore ricorda la centralità del pensiero di Trotsky sulla questione ucraina nella ricostruzione di una sinistra rivoluzionaria operaia, mirabilmente sintetizzato nello slogan: un’Ucraina sovietica, operaio-contadina, unita, libera e indipendente!

L’articolo tradotto è tratto da Liva.com.ua

Link alla versione originale dell’articolo https://liva.com.ua/trotsky-ukraine.html

“L’intellighenzia ucraina conserva con cura il tabù imposto a questo nome sin dai tempi di Stalin e allo stesso tempo cerca di demonizzare la figura di Trotsky nelle menti della moderna generazione di ucraini.”

L’idea di redigere questa raccolta[1] ci è venuta in mente nel 2009, durante una discussione su “Live Journal”[2]. La sensazionale iniziativa dei deputati della città di Bobrynets, vicino alla quale nacque uno dei futuri leader del Partito bolscevico, nel villaggio di Yanivka-Bereslavka[3], fu discussa vivacemente. Il consiglio comunale di Bobrynets decise di erigere un monumento in onore del famoso connazionale nel parco cittadino – e questa notizia ricevette una grande risonanza nello spazio informativo ucraino. L’idea stessa che un monumento in onore della memoria di Lev Trotsky potesse apparire in Ucraina causò un’ondata di indignazione negli ambienti nazionalisti e liberali dell’intellighenzia nazionale. I principali media “patriottici” immediatamente iniziarono una vera persecuzione contro Trotsky – e, ironicamente, la loro retorica invettiva ricordò sempre la campagna anti-trotskista dei primi anni ’30.

Alla fine, il monumento a Trotsky a Bobrynets non è mai apparso, né sotto Yushchenko e Tymoshenko, né sotto Yanukovych. Il ministro dell’Istruzione Dmytro Tabachnyk, che durante la “perestrojka” pubblicò in una rivista di Kiev un articolo intitolato “il Leone[4] rosso della rivoluzione”, non contribuì a risolvere questo problema, e deputati locali e funzionari provinciali della regione di Kirovohrad[5], spaventati dalla retorica aggressiva dei nazionalisti non osarono erigere il monumento. Secondo i deputati, si temeva che il monumento costruito a spese della comunità locale sarebbe stato distrutto dai martelli dei “patrioti nazionali”.

Invece, ci fu una proposta tra i marxisti ucraini di creare un altro “monumento” a Lev Trotsky – che, a nostro avviso, potrebbe avere un significato politico maggiore. Si è deciso di tradurre in ucraino i suoi testi più significativi, tematicamente legati all’Ucraina, per essere successivamente pubblicati in una raccolta separata. Dopotutto, i primi lavori di Trotsky non erano stati tradotti in Ucraina dalla fine degli anni 1920, e le traduzioni fatte in quel momento andarono perdute irrimediabilmente in speciali archivi. E alcuni articoli sulla questione ucraina, scritti durante il periodo di emigrazione, non furono mai pubblicati in ucraino – lingua parlata fluentemente dal figlio di un colono ebreo della città di Yanivka, che tradusse persino i versi di Krylov[6] in ucraino.

La sinistra ucraina deve vergognarsi davvero: negli ultimi vent’anni, da quando i funzionari del partito non hanno più ostacolato la divulgazione dell’eredità ideologica di Lev Trotsky, in Ucraina non è stato pubblicato un solo suo libro, nonostante la biografia personale e politica di uno dei principali leader della rivoluzione bolscevica, strettamente connesso all’l’Ucraina. Il viaggio che si concluse in Messico, a Coyoakan, dove Trotsky è sepolto, ucciso da un agente dell’NKVD, iniziò dai circoli marxisti clandestini a Mykolayiv e Odessa, dove fu arrestato ed esiliato per la prima volta e dove “prese in prestito” il suo secondo nome rivoluzionario da un prigioniero. Successivamente, durante la guerra civile e lo sviluppo del dopoguerra, il “Leone rosso della rivoluzione” contribuì direttamente alla formazione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, il cui successore di fatto rimane l’Ucraina moderna. Alla fine della sua vita, Lev Trotsky elogiò i risultati pratici dei bolscevichi ucraini, guidati da Mykola Skrypnyk[7], anche se definì il commissario per l’educazione popolare uno “stalinista purosangue”.

Tuttavia, la figura di Lev Trotsky è ancora sconosciuta all’ucraino medio, anche se viene menzionato di tanto in tanto sugli schermi televisivi – durante programmi politici televisivi come il progetto “Grandi ucraini”, o in storie di propaganda anticomunista sull’occupazione sovietica dell’Ucraina. L’intellighenzia ucraina conserva con cura il tabù imposto a questo nome sin dai tempi di Stalin e allo stesso tempo cerca di demonizzare la figura di Trotsky nelle menti della moderna generazione di ucraini. Dal 1989, i media nazionalisti hanno diffuso attivamente il famigerato documento noto come “I comandamenti di Trotsky – Istruzioni per gli agitatori comunisti in Ucraina”. E frammenti di questa falsità francamente giudeofobica, i cui autori, secondo i ricercatori moderni, erano gli ufficiali petliuristi[8] Savenko e Guly-Gulenko, sono stati persino inseriti nei libri di testo della moderna Ucraina.

Questo silenzio, combinato con dosate porzioni di falsificazioni, ha lo scopo di nascondere ai veri contemporanei il vero atteggiamento di Trotsky nei confronti dell’Ucraina. Per tutta la sua vita politica, Lev Trotsky ha sostenuto il programma di lotta per l’emancipazione culturale e linguistica degli ucraini, che è stato attivamente attuato dal Partito bolscevico, nonostante il fatto che gli ucraini siano rimasti divisi da confini ostili all’URSS[9]. “Secondo il Partito bolscevico, l’Ucraina sovietica sarebbe diventata un nucleo forte attorno al quale si sarebbero unite altre parti del popolo ucraino. Non c’è dubbio che durante il primo periodo della sua esistenza, l’Ucraina sovietica sviluppò una potente forza di gravità anche nelle relazioni nazionali e sollevò nella lotta i lavoratori, i contadini e l’intellighenzia rivoluzionaria dell’Ucraina occidentale”, scrisse Trotsky. Era molto preoccupato dal fatto che dopo la sconfitta del PCUS nell’Ucraina occidentale iniziò “un brusco allontanamento di elementi democratici ucraini lontano dall’Unione Sovietica”. “Ciò significa che l’avanguardia proletaria si è lasciata sfuggire dalle sue mani il movimento nazionale ucraino”, come affermò nel 1939[10].

Tuttavia, allo stesso tempo, Lev Trotsky ha costantemente negato i tentativi di dividere il proletariato dell’Ucraina Rossa e gli operai di altre repubbliche sovietiche, opponendosi fortemente al nazionalismo ucraino. E più tardi, in esilio, fece appello ad un categorico rifiuto di qualsiasi progetto nazionalista di “liberazione dell’Ucraina”, che proponeva di “liberare” con le baionette dell’esercito nazista.

“L’Ucraina ha un’esperienza particolarmente ricca di modi sbagliati di lottare per la liberazione nazionale. Qui è stato provato tutto: la Rada[11] piccolo-borghese, Skoropadsky, Petliura, l'”alleanza” con gli Hohenzollern e le combinazioni con l’Intesa. Chi, dopo tutti questi esperimenti, continua a sperare in una delle fazioni della borghesia ucraina come capofila della lotta di liberazione nazionale, è un uomo politico morto. Il proletariato, e solo esso, è in grado non solo di risolvere un compito nella sua stessa essenza rivoluzionario, ma anche di prendere l’iniziativa per risolverlo. Esso, e solo esso, può unire intorno a sé le masse contadine e l’intellighenzia nazionale veramente rivoluzionaria” … “Nessuna concessione ai nazionalisti ucraini – nazionalisti clericali o pacifisti liberali”, – disse Trotsky. Allo stesso tempo, fece appello a “rendersi conto della grande importanza della questione ucraina non solo per il destino dell’Europa sud-orientale e orientale, ma anche per l’Europa nel suo insieme”[12]. L’ex organizzatore dell’Armata Rossa ricordava bene il significato globale della lotta rivoluzionaria sul suolo ucraino, dove, in effetti, si decise il destino della guerra civile e l’intera rivoluzione russa – quasi l’unico episodio della storia periferica dell’Ucraina, quando era osservata da vicino da tutti i paesi e continenti.

“Stiamo parlando di una nazione che ha dimostrato la sua vitalità, che ha la stessa popolazione della Francia, occupa un territorio estremamente ricco, e che è inoltre estremamente importante in termini strategici. La questione del destino dell’Ucraina si pone in tutta la sua portata. Abbiamo bisogno di uno slogan chiaro e distinto che corrisponda alla nuova situazione. A mio avviso, un tale slogan in questo momento può essere solo: un’Ucraina sovietica, operaio-contadina, unita, libera e indipendente!».[13]

Queste parole, a loro tempo volutamente enfatizzate dall’autore, rimangono oggi lo slogan di coloro che continuano a lottare per una vera liberazione sociale dell’Ucraina. Pertanto, la prima edizione dei testi “ucraini” di Trotsky, dopo la quale sarebbe opportuno pubblicare testi di Lenin, Skrypnyk, Artem[14], Ellan-Blakytny[15], Bosch[16], Pyatakov[17] e altre figure di spicco del movimento della sinistra di casa nostra, può diventare un simbolo del ritorno delle loro idee rivoluzionarie. E una garanzia che un giorno queste idee cattureranno la coscienza delle masse schiavizzate.

[1] УКРАЇНСЬКИЙ ТРОЦЬКИЙ. Тексти Лева Троцького про Україну (збірка перекладів статей, виступів, промов

та відозв із коментарями), Соціалістичне об’єднання «Ліва опозиція», Одеса, 2013                                                        (“UKRAYINSʹKYY TROTSʹKYY. Teksty Leva Trotsʹkoho pro Ukrayinu, (zbirka perekladiv statey, vystupiv, promov

ta vidozv iz komentaryamy), Sotsialistychne obʺyednannya «Liva opozytsiya», Odesa, 2013”) ISBN 978-966-413-416-0

[2] https://kermanich.livejournal.com/234835.html

[3] Il nome attuale del villaggio, sia in ucraino che in russo, è Береславка (Bereslavka), in passato si chiamava in Янівка (Yanivka) in ucraino e Я́новка (Yanovka) in russo [n.d.t.]

[4] Gioco di parole basato sul fatto che la parola “Lev” (in russo e ucraino “Лев”) oltre ad essere un nome di persona maschile vuol dire anche “Leone”

[5] La regione in cui si trova la città di Bobrynets e l’omonima provincia in cui si trovava Bereslavka [n.d.t.]

[6] Krylov, Ivan Andreevič (1768-1844), scrittore russo di favole e commedie. [n.d.t.]

[7] Skrypnyk, Mykola Oleksiyovych (Микола Олексійович Скрипник), in russo Nikolai Alekseevich Skripnik (Никола́й Алексе́евич Скри́пник), (1872-1933), dirigente comunista ucraino, sostenitore dell’indipendenza della Repubblica Ucraina, guidò la politica di ucrainizzazione nella RSS Ucraina. Ha ricoperto il ruolo di capo del Commissariato del popolo ucraino. Caduto in disgrazia sotto Stalin, si suicidò nel 1933. [n.d.t.]

[8] Symon Petljura (1879-1926), politico militare, protagonista della breve esperienza della Repubblica Popolare Ucraina. [n.d.t.]

[9] L’autore dell’articolo fa riferimento al fatto che la RSS Ucraina non includeva tutti gli ucraini, dato il fatto che l’attuale Ucraina Occidentale fu parte dell’Impero Austro-Ungarico, poi della Polonia, poi occupata dai nazisti e amministrata dal regime collaborazionista dell’OUN-UPA di Stepan Bandera. Fu definitivamente integrata nella RSS Ucraina nel 1945 con la vittoria dell’URSS sul regime nazista. [n.d.t.]

[10] Independence of the Ukraine and Sectarian Muddleheads, Social Appeal, luglio 1939 [n.d.t.]

[11] Rada (Рада) vuol dire “Consiglio”; per tanto è l’equivalente ucraino della parola russa Soviet (Совет)

[12] Problem of the Ukraine, Socialist Appeal, 9 maggio 1939 [n.d.t.]

[13] ibidem

[14] Fëdor Andreevič Sergeev, (Фёдор Андре́евич Серге́ев), (1883-1921), meglio noto come Artëm (in russo e Artem in ucraino), fu militante dell’Iskra in Ucraina dal 1903, e durante la rivoluzione russa del 1905 fu a capo del comitato bolscevico a Khar’kov (Kharkiv in ucraino). Dopo la Rivoluzione di febbraio fu eletto dal VI Congresso del Partito bolscevico nel Comitato centrale. Durante la Rivoluzione d’Ottobre fu presidente del Comitato militare rivoluzionario a Khar’kov e nel Donbass. Fu presidente del Comitato esecutivo del Soviet del Governatorato di Khar’kov e nello stesso periodo, organizzò il I Congresso panucraino dei Soviet che proclamò la nascita della Repubblica Sovietica Ucraina, della quale presiedette il Commissariato del Popolo, nel quale occupò il ruolo di Commissario del popolo per il commercio e l’industria. Fu presidente del Comitato centrale rivoluzionario ucraino e divenne membro del Governo provvisorio ucraino, di cui fu presidente nel gennaio 1919. Dopo la proclamazione della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, tra il 1919 e il 1920 fu vicepresidente del Consiglio dei commissari del popolo e Commissario del popolo per la propaganda sovietica. Fu presidente del Comitato esecutivo del Soviet del Governatorato di Doneck. Morì nel 1921 in un incidente durante una prova di volo. [Fonte Wikipedia n.d.t.]

[15] Ellan-Blakytny, Vasyl (Василь Еллан-Блакитний), (1894-1925). Poeta, giornalista e fondatore del partito comunista borotbista. Nel 1923 fondò “Hart” un’organizzazione letteraria di scrittori rivoluzionari ucraini. Dopo che il partito nel 1920 confluì nel Partito Comunista Ucraino, sezione ucraina del PCR(b) (poi PCUS), Ellan-Blakytny fu eletto membro del suo Comitato Centrale fino alla morte causato da un attacco cardiaco. [Fonte Wikipedia n.d.t.]

[16] Bosch, Yevgenia (Євгенія Богданівна Бош), (1879-1925), fu una rivoluzionaria ucraina. Nel 1901, a 22 anni, divenne membro del Partito operaio socialdemocratico russo (POSDR). Nel 1903, dopo il II Congresso del Partito, si unì alla frazione bolscevica. Divorziò dal primo marito, si trasferì a Kiev con la sorella, anche ella rivoluzionaria, e li conobbe Georgij Leonidovič Pjatakov, che divenne suo compagno di vita. Con Pjatakov e altri, formò un gruppo nell’emigrazione svizzera, che sosteneva l’immaturità del proletariato in relazione alla possibilità di realizzare la rivoluzione socialista. Nel 1917, in seguito alla Rivoluzione di febbraio, tornò con Pjatakov in Russia. Si avvicinò alle posizioni di Lenin e come conseguenza di questa svolta politica, ruppe col suo compagno. Fu decisiva nella convocazione e nell’organizzazione del I Congresso panucraino dei Soviet. Fu Commissaria del popolo degli Interni e Capo ad interim del governo sovietico provvisorio dell’Ucraina nel 1917. Si oppose al Trattato di Brest-Litovsk che consegnò l’Ucraina Occidentale alla Germania. Si unì all’Opposizione di sinistra nel 1923 e firmò la Dichiarazione dei 46. Si suicidò nel 1925 sotto la pressione della crescente burocrazia stalinista. [Fonte Wikipedia n.d.t.]

[17] Pjatakov, Georgij Leonidovič (Георгий Леонидович Пятаков), (1890-1937). È stato un rivoluzionario ucraino, compagno di vita di Yevgenja Bosch. Aderì al Partito bolscevico nel 1912. tra i fondatori e segretario del Partito comunista bolscevico ucraino, negli anni Venti e Trenta ricoprì incarichi di vertice. Nel 1923 Pjatakov divenne vicepresidente del VSNCh, il Consiglio superiore dell’Economia. Fu un grande sostenitore dell’accelerazione sul terreno dell’industria pesante. Fu tra i firmatari della Dichiarazione dei 46 (1923) rivolta al Comitato Centrale del Partito per denunciare il ruolo di Stalin. Fu espulso nel 1927, riammesso dopo aver capitolato a Stalin e di nuovo espulso nel 1936 dal partito per la sua vicinanza alle posizioni dell’Opposizione di Sinistra; nel 1937 fu condannato e giustiziato in seguito al “processo dei diciassette” nel contesto delle grandi purghe staliniane. [Fonte Wikipedia n.d.t.]

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