La FIAT, il governo e il “capitalismo straccione”

Di DT

Negli ultimi giorni, ha tenuto banco su giornali, tv e social network, il dibattito intorno al prestito che FCA Italy spa, la “filiale” italiana di FCA (prodotto della fusione fra FIAT e Chrysler), ha chiesto a Intesa Sanpaolo un prestito di 6.3 mld di euro con la garanzia di SACE, la società assicurativo-finanziaria della Cassa depositi e prestiti (e quindi dello Stato) per il 70% dell’ammontare del prestito, ossia 5 mld di euro.

Il prestito chiesto da FCA, e più precisamente la parte garantita da SACE, è pari a un 1/3 del totale delle garanzie di SACE e riguarderebbe esclusivamente le attività produttive e industriali di FCA Italy in Italia, e ripagato con gli interessi (bassissimi, circa lo 0.1%, prodotto delle iniezioni di liquidità della BCE) entro 3 anni[1].

La direzione di FCA si è appresta a chiarire che, in ossequio, alle norme del DL Liquidità quest’anno non verserà 1.1 mld di dividendi agli azionisti. Poco male, se si pensa al fatto che in ogni caso distribuirà 5.5 mld di euro di dividendi straordinari provenienti dalla fusione col gruppo francese PSA (Peugeot, Citroen, Opel). «I termini dell’accordo con Psa sono scritti nella pietra e vincolati»[2], secondo John Elkann. Come nella pietra è scritto che tanto lo stato italiano quanto tutti gli altri stati, dominati ad ogni latitudine in lungo e in largo dai grandi gruppi monopolistici, si piegheranno senza battere ciglio di fronte alle richieste dei capitalisti i cui profitti sono rosi dalla crisi, prima a causa della diminuzione del rendimento degli investimenti (caduta del saggio di profitto) e a partire dall’inizio della pandemia, da una crisi di valorizzazione dovuta al crollo dei consumi[3].

La necessità di ricorrere allo stato da parte di FCA ci porta a una serie di considerazioni. In primo luogo, il ricorso ai prestiti “d’emergenza” elargiti dai gruppi bancari, destinatari delle immissioni di liquidità delle banche centrali, acuisce la dipendenza dei gruppi industriali (“la borghesia produttiva” tanto cara a Maurizio Landini e alla sua claque) dalla finanza. Qualunque “patto tra produttori” avanzato nel movimento operaio, in contrapposizione alla brutta e sporca finanza, al “capitalismo speculativo”, serve soltanto a coprire il vero carattere del capitalismo contemporaneo: la sua dimensione finanziaria, prodotto della fusione, dell’intreccio, tra il capitale bancario e il capitale industriale, e pertanto l’impossibilità di separare le attività “produttive” dalle attività “speculative”

Secondo: si acuisce la dipendenza dallo stato nazionale come scudo di fronte alla crisi capitalista, nonostante il formarsi di alleanze e gruppi industriali su scala multinazionale, oltre i confini dello stato nazionale, si veda il processo di fusione con PSA. Questa dipendenza è stata il principale ostacolo al salto di qualità del processo di integrazione capitalista in Europa. Sebbene tutto ciò accada, contraddittoriamente, nel contesto delle iniezioni di liquidità garantita della BCE, impareggiabile per volume dalle banche centrali nazionali.

Terzo: l’internazionalizzazione del gruppo Fiat non ha cancellato, ne avrebbe potuto, il carattere parassitario dei grandi gruppi monopolistici. Ad oggi, si può assistere a questo processo a tutte le latitudini del capitalismo. Ciò a cui assistiamo oggi non ha a che vedere semplicemente con il capitalismo “straccione”,  italiano ma con un gigantesco processo di salvataggio mondiale del capitalismo. Tra l’altro, proprio negli USA della Chrysler acquisita da FIAT, il paese più sviluppato della storia del modo di produzione capitalista, ha luogo oggi il più ampio processo al mondo di salvataggio dei grandi gruppi bancari e industriali.

All’ordine del giorno c’è l’espropriazione della borghesia e dei suoi patrimoni e l’utilizzo della ricchezza espropriata per ricostruire la società e l’economia sulla base della proprietà sociale dei mezzi di produzione e il controllo democratico dei lavoratori.

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/fiat-chrysler-stretta-prestito-garantito-63-miliardi-la-filiera-italia-ADlxC6Q

[2] https://www.lastampa.it/economia/2020/05/20/news/elkann-conferma-la-fusione-tra-fca-e-psa-patti-scritti-sulla-pietra-si-al-dividendo-1.38868732

[3] Tra marzo e aprile in Italia sono state immatricolate 33 mila auto, con un crollo del 97.5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. https://www.ansa.it/canale_motori/notizie/industria/2020/05/04/auto-975-vendite-in-italia-a-maggio_81ab92ac-4da2-4881-bfd0-78ddef9c1956.html

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