La celebrazione della Vittoria antifascista del 1945 ai tempi della pandemia

di Savas Michael Matsas

8 maggio 2020

Contributo alla tavola rotonda epistolare delle riviste “Alternativiy” [Alternative] e “Voprosy politicheskoy ekonomii” [Questioni di economia politica] dedicata al 75° anniversario della Vittoria antifascista del 1945, Mosca maggio 2020

     Il 75° anniversario della grande Giornata della Vittoria contro il nazismo del maggio 1945 coincide con una doppia crisi globale senza precedenti che combina una pericolosissima pandemia di coronavirus sia nel Nord sia nel Sud del mondo con un’economia capitalistica mondiale, già in crisi, che ora crolla in un abisso peggiore della Grande Depressione degli anni Trenta.

       L’attualità della vittoria del 1945 e del ruolo decisivo svolto dall’Unione Sovietica come terra della Rivoluzione d’Ottobre viene esaminata dal punto di vista dei bisogni e delle prospettive urgenti di oggi.

Parole chiave: fascismo, Seconda Guerra Mondiale, la vittoria antifascista del 1945, capitalismo, crisi, pandemia COVID-19

Come si può celebrare un evento storico in tempi di difficoltà? Come si può celebrare il 75° anniversario della storica vittoria contro il fascismo nel 1945 senza ridurlo a una ricorrenza formale di routine, o, peggio ancora, a una deviazione dai bisogni urgenti dell’umanità? Solo se il grande Evento, in tutta la sua abbagliante luminosità, getta luce sulla storia, rivelando un percorso attraverso il buio del presente verso un futuro liberatorio.

Per trarre le lezioni del passato per l’oggi, e per cogliere le potenzialità del presente per il futuro, la storia deve essere “studiata a ritroso”, come sottolineava il filosofo Bertell Ollman [1], dal punto di vista del più sviluppato presente, delle esigenze e delle lotte storiche di oggi.

Oggi, nel 2020, l’umanità si trova ad affrontare una crisi globale, senza precedenti nella sua portata catastrofica, che devasta la vita umana in tutti i Paesi e continenti, e diffonde una devastazione economica mondiale: essa combina una disastrosa pandemia di Covid-19 che interagisce con una depressione capitalistica globale e insolubile. Angela Merkel in Germania, e altri leader ed esponenti del capitalismo globale hanno avvertito che l’Europa e il mondo si trovano ora ad affrontare “la peggiore catastrofe della fine della seconda guerra mondiale”.

Tuttavia, insieme alla catastrofe del 1939-1945, nessuno dovrebbe dimenticare come è arrivata questa “fine della seconda guerra mondiale”: Il nazismo, questa forma estrema di barbarie in epoca moderna, ha incontrato una sconfitta schiacciante, segnata dall’ingresso trionfale dell’esercito sovietico, l’Armata Rossa della Terra della Rivoluzione d’Ottobre, a Berlino, la capitale del Terzo Reich!

Oggi, 75 anni dopo questa grande vittoria antifascista, non solo il mostro del fascismo sta riemergendo in un sistema capitalistico globale in crisi insolubile; l’umanità si trova anche ad affrontare una doppia catastrofe paragonabile, se non peggiore, di quella dell’ultima guerra mondiale, mentre il sistema dimostra la sua incompatibilità con le esigenze più urgenti del processo di vita reale.

La coincidenza del 75° anniversario della Vittoria antifascista con questa tragica situazione mondiale appare fortuita, ma non è solo casuale. Friedrich Engels aveva giustamente sottolineato l’interconnessione dialettica tra il caso e la necessità [2], senza ridurre l’una all’altra.  La questione è scoprire se e come tutti i suddetti fenomeni storici del passato e del presente – crisi capitalistica, fascismo, guerra imperialista e, non da ultimo, rivoluzione socialista – siano collegati internamente. Esplorando queste relazioni interne contraddittorie, non dobbiamo dimenticare anche che i processi storici non avvengono nel vuoto, ma si fondano su una costante interazione e interscambio con l’ambiente naturale. Essi hanno una base materiale nella forma storicamente determinata di quello che Marx ha chiamato metabolismo sociale [Stoffwechsel] tra la natura e gli esseri umani [3], il “processo di vita reale” [der wirklichen Lebensprozess].

Produzione capitalistica, crisi e processo di vita

È generalmente dimenticato – anche e soprattutto tra i marxisti – che la categoria centrale del materialismo storico di Marx non è l’economia. Le categorie economiche sono astrazioni alienate, “solo espressioni teoriche, astrazioni di relazioni sociali di produzione corrispondenti a un particolare stadio di sviluppo della produzione materiale”[4].  La categoria centrale marxiana è la stessa Vita [Leben].

Nell’Ideologia tedesca, il documento fondativo della concezione materialista della storia, Marx, avanzando la categoria centrale materialista storica del modo di produzione sociale, rende chiaro questo punto: “Questo modo di produzione non deve essere considerato semplicemente come la riproduzione dell’esistenza fisica degli individui. Piuttosto, è un determinato modo di attività di questi individui, una determinata forma di espressione della loro vita, un determinato modo di vita [Lebensweise, il termine tedesco e l’enfasi nell’originale] da parte loro“. [5]

Sviluppando ulteriormente questa concezione storica materialista nel suo magnum opus Il Capitale, Marx ha rivelato che “il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso“. La forza trainante e il limite storico del modo di produzione capitalistico come modo di vita storicamente specifico è la contraddizione tra una produzione che “è solo produzione per il capitale, per “la conservazione e l’autoespansione del valore di capitale” e le crescenti esigenze “di un’espansione illimitata del processo di vita [erweiternde Gestaltung des Lebensprozesses] della società dei produttori”[6].

Una dimostrazione più drammatica dell’esplosione di questa contraddizione è proprio l’attuale crisi globale, dove la produzione capitalistica, dopo essersi già scontrata nel 2008 con la sua vera barriera, il capitale stesso globalizzato, ora si sta dimostrando totalmente incapace di soddisfare i bisogni più urgenti del processo di vita reale in condizioni di pandemia – e si sta spezzando.

Anche durante la seconda guerra mondiale, le industrie erano in funzione e c’era persino una carenza di forza lavoro sotto la pressione dei bisogni sui fronti di guerra. A metà marzo 2020, ancora prima che la pandemia di coronavirus raggiungesse il suo apice, la situazione era ed è rimasta molto peggiore. Già “secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite, le misure di blocco totale o parziale per contenere la pandemia COVID-19 stanno colpendo quasi 2,7 miliardi di lavoratori in tutto il mondo, ovvero circa l’81 per cento della forza lavoro globale” [7].

Prima della pandemia, in particolare dalla fine del 2018 e nel corso del 2019, era diventato chiaro che tutte le misure economiche “eterodosse” (pacchetti di stimolo, schemi di alleggerimento quantitativo, tassi di interesse estremamente bassi o addirittura negativi, ecc.), introdotte dalle banche centrali e dai governi per affrontare le minacce letali della crisi capitalistica mondiale dopo il crollo della Lehman Brothers nel 2008, si erano esaurite. Cresceva il timore che si aprisse una nuova fase, ancora peggiore, della crisi globale finora insolubile. Gli investitori e gli analisti, scrive Katie Martin sul Financial Times, “sono stati esaminati all’infinito alla ricerca di segni che potessero rivelare il battito d’ala di farfalla in grado di scatenare il prossimo grande dramma dell’economia reale[…] Invece, gli investitori sono umiliati da una cosa che chiaramente non avevano considerato: la vita reale [8] (corsivo dell’autore).

Ma il COVID-19 (che, come già la SARS-1, è legata secondo il biologo evoluzionista Robert Wallace [9] e altri scienziati ai danni arrecati dall’agrobusiness industrializzata all’ambiente naturale) non è solo un “fattore esogeno” che invade uno spazio vuoto. Sta devastando una specifica società capitalista, dove i sistemi sanitari nazionali sono stati distrutti dall’assalto neoliberale del capitale in cerca di profitto in un determinato momento, quando una crisi economica globale decennale ma insolubile stava sprofondando in una depressione più profonda, e, ultimo ma non meno importante, quando tutti i governi capitalisti hanno scandalosamente ignorato gli allarmi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno penalmente ritardato l’adozione di adeguate misure di protezione e, anche dopo il disastroso evento, hanno sacrificato la vita reale alle esigenze sistemiche del capitalismo.  L’America di Trump, il più potente paese capitalista e centro del capitalismo globale, come epicentro della pandemia mondiale, è l’epitome della storica bancarotta della Lebensweise capitalista.

La vita reale, il “processo di vita reale” [der wirklichen Lebensprozess- Marx] è il principale, determinante contenuto materiale del metabolismo sociale tra la Natura e la società umana che si scontra ora violentemente con i limiti asfissianti della sua forma storicamente ultima e superata del capitalismo globalizzato. Questa è un’innegabile espressione del declino storicamente avanzato del sistema capitalistico, e la manifestazione negativa della spinta per una transizione al di là di esso verso il socialismo mondiale.

Proprio da questo punto di vista della Storia come presente, potremmo e dovremmo “studiare la Storia a ritroso” (Ollman) per cogliere il significato storico-mondo oggettivo della Grande Vittoria Antifascista del 1945.

L’epoca delle guerre e delle rivoluzioni

Il declino del capitalismo mondiale come sistema mondiale si è manifestato per la prima volta con una drammatica rottura della continuità storica: la devastazione della Grande Guerra imperialista internazionale del 1914-1918 – che ha conosciuto, alla sua fine, anche le calamità dell’epidemia di influenza spagnola che uccise milioni di persone – ma soprattutto la Rivoluzione socialista del 1917 in Russia. La vittoria del potere sovietico non fu solo una vittoria russa, ma un evento storico mondiale, che scatenò un processo rivoluzionario mondiale avviando la transizione della società umana oltre il capitalismo in declino, verso una società senza classi di “produttori associati”, il comunismo.

Il declino storico va colto nei suoi due aspetti opposti, come Hegel giustamente, seppur in termini idealistici, aveva colto. Da un lato, esso manifesta l’esaurimento del potenziale storico di una formazione sociale, “la semplice forma di negazione del proprio principio”. Dall’altro lato, “in questo modo, si manifesta in essa l’emergere di un principio superiore, all’interno della semplice forma di negazione del suo proprio principio ” [10]. Questo “principio superiore” è emerso con la vittoria rivoluzionaria dei Soviet di lavoratori, contadini e soldati nell’ottobre 1917 dando inizio a una transizione rivoluzionaria a livello mondiale.

     Il declino è transizione. Ma una transizione non è mai lineare, ma sempre in movimento attraverso zigzag, interruzioni, regressioni e salti in avanti, cioè attraverso lo sviluppo di contraddizioni.  E la tragedia epica degli ultimi cento anni è la testimonianza di questa verità.

Le sconfitte della rivoluzione socialista mondiale degli anni Venti, soprattutto la sconfitta della Rivoluzione tedesca, e di conseguenza il ritardo della rivoluzione nei centri metropolitani del capitalismo globale, hanno portato all’isolamento dell’Unione Sovietica, alla sua burocratizzazione sotto le pressioni ostili dell’imperialismo, e all’ascesa delle forze controrivoluzionarie in Europa e non solo, soprattutto il fascismo e il nazismo.

Le sconfitte della classe operaia internazionale, l’esacerbarsi della crisi capitalistica con il crollo del 1929 e la Grande Depressione, e soprattutto il trionfo di Hitler e del nazismo in Germania nel 1933 aprirono la strada alla Seconda guerra mondiale, una catastrofe per l’umanità molto peggiore della precedente “Grande guerra” mondiale.

Fascismo e guerra

La propaganda borghese imperialista, in passato ma anche oggi, dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, e come sottoprodotto del ridicolo e ormai totalmente screditato mito della “Fine della Storia”, e più recentemente dagli organi dirigenti dell’Unione Europea imperialista sotto l’egemonia tedesca, ha vergognosamente avanzato la Grande Menzogna per condannare ugualmente il fascismo e… il comunismo come “forme gemelle di totalitarismo sconfitto dalla democrazia occidentale”!

Questo Hybris anticomunista finge di negare, insieme alla verità storica, i giganteschi sacrifici del popolo sovietico, dei suoi milioni di morti, insieme a milioni di combattenti antifascisti e comunisti in tutta Europa e a livello internazionale che hanno combattuto e sono stati uccisi ispirandosi all’esempio della Terra dell’ottobre 1917!

Allo stesso tempo questa Grande Menzogna copre i veri criminali fascisti e nazisti che riemergono pericolosamente nei Parlamenti, in provocatorie mobilitazioni nelle strade, commettendo crimini sempre più omicidi, spesso impuniti, in tutte le cosiddette “democrazie occidentali” in Europa e in America.

Molto presto, un decennio prima di Auschwitz, nel 1934, appena un anno dopo l’ascesa al potere di Hitler, il filosofo (non marxista) Emmanuel Levinas ebbe una chiara intuizione che il fascismo ha come obiettivo quello di distruggere “né questa o quella dottrina della democrazia, del parlamentarismo, del regime dittatoriale, né una politica religiosa”. Il suo obiettivo è l’elemento umano all’interno dell’esistenza umana”[11].

Dal punto di vista del marxismo, Leon Trotsky ha collocato il fascismo nel contesto contemporaneo dell’epoca del declino imperialista del capitalismo, incorporando nella sua modernità tutti gli elementi premoderni, “non contemporanei”, elementi di barbarie che sono sopravvissuti per tutta la storia della società di classe.  Nel nazismo, “la società capitalista vomita tutta la barbarie non digerita”. Questa è la fisiologia del nazionalsocialismo”[12]. Non è solo un ritorno dei sopravvissuti del passato, ma un fenomeno di modernità tardo-borghese in crisi. Il capitalismo imperialista mobilita, per il suo interesse, tutte le superstizioni arcaiche, le paure e le fantasie irrazionali di strati borghesi meschini e declassa elementi in condizioni di grave crisi capitalistica, quando il potere politico borghese è messo in pericolo.

La fonte della crisi della nostra epoca è lo scontro tra le esigenze dello sviluppo mondiale delle moderne forze produttive e le barriere dello Stato nazionale, la base per l’espansione del capitale e di tutti gli antagonismi capitalistici nazionali. Il nazionalismo contamina e avvelena tutti gli aspetti della vita economica sociale, spingendo verso l’espansionismo, acuendo gli antagonismi tra interessi nazionali contrastanti, portando a provocazioni, invasioni e infine alla guerra di conflagrazione su scala sempre più ampia e disastrosa.

Il fascismo è “la distillazione chimicamente pura della cultura imperialista”[13].

Nazismo, Seconda Guerra Mondiale e Unione Sovietica

Il nazismo e Hitler avevano integrato in un tutto unico l’anticomunismo più tossico, con l’antisemitismo genocida, elevandolo a loro massimo principio strategico per condurre la loro folle “guerra di razze” contro il nemico principale: il “giudeo-bolscevismo”.

Come sottolinea Adam Tooze [14], Adolf Hitler continuò incessantemente nei suoi deliranti discorsi, anche durante la seconda guerra mondiale, a sollevare lo spettro della rivoluzione socialista mondiale che aleggiava sull’Europa nel 1917-1918, avanzando dalla Russia verso l’Europa centrale, l’Ungheria, l’Austria, la Baviera e la stessa Germania.

Il Blitzkrieg globale del Terzo Reich, con la Wehrmacht che avanzava invincibilmente e occupava quasi tutta l’Europa, fu fermato per primo in Unione Sovietica, a Smolensk, quando l’operazione Barbarossa incontrò una feroce resistenza e una barriera da parte dell’Armata Rossa già nel luglio-autunno 1941 [15].

Secondo Adam Tooze (che nessuno potrebbe chiamare simpatizzante comunista, al contrario), gli strateghi tedeschi avevano calcolato male “la straordinaria forza industriale e militare dell’Unione Sovietica, che divenne il problema principale della Wehrmacht nel 1942-1943” [16]. La loro strategia si rivelò una strategia di sconfitta in guerra, già nel 1943.

Scrive Tooze: “Ma come i sovietici e i tedeschi sapevano, le battaglie dell’estate, dell’autunno e dell’inverno 1942-1943 furono la chiave che decise l’esito della guerra sul fronte orientale. E in questo periodo cruciale, le industrie sovietiche presero il sopravvento. L’importanza di questa finestra di opportunità deriva dal fatto che nella maggior parte del 1942 le operazioni offensive di Gran Bretagna e America contro il Terzo Reich non hanno avuto che un impatto marginale. Non fu più così a partire dall’autunno 1942. […] Nel luglio 1943 divenne evidente che la guerra era persa”[17] per la Germania nazista.

Pochissimi potrebbero negare che la svolta cruciale della Seconda guerra mondiale fu l’epica e vittoriosa battaglia di Stalingrado, che aprì la strada dell’esercito sovietico, attraverso la battaglia di Kursk, per avanzare verso Berlino, entrando finalmente nella capitale del Reich nazista sconfitto, e innalzando sul tetto del Reichstag la bandiera rossa del comunismo l’8 maggio 1945.

Adam Tooze, come storico economico liberale di sinistra, si concentra sulle rilevanti differenze strutturali e sui vantaggi dell’industria e dell’economia sovietica centralizzata in un vasto Paese rispetto a quello tedesco, dove, nonostante il pugno di ferro dello Stato nazista, erano attivi diversi gruppi competitivi di capitali monopolistici.

In termini marxisti, si dimostrò la superiorità dei metodi di pianificazione centrale, nonostante tutte le deformazioni burocratiche, i crimini delle epurazioni di massa degli anni ’30, e gli errori strategici delle autorità dello Stato sovietico, rispetto ad una potentissima macchina da guerra imperialista basata su rapporti di produzione capitalistici.

Inoltre: non sono stati solo i cambiamenti strutturali oggettivi introdotti dalla rivoluzione socialista nel 1917 a permettere la vittoria militare contro il fascismo nel 1945, ma anche il fatto che la stessa Rivoluzione d’Ottobre era ancora molto viva nella coscienza di milioni di lavoratori sovietici, come ha ben sottolineato Trotsky difendendo l’Unione Sovietica, nonostante lo stalinismo, pochi anni prima della guerra, tra le tragedie degli anni ’30. [18].

Lo stesso evento storico mondiale ha ispirato anche le migliaia e migliaia di forze antifasciste della Resistenza nell’Europa occupata, in Francia, in Italia, nelle rivoluzioni jugoslava e albanese, e i combattenti dell’EAM-ELAS in Grecia.

In altre parole, la vittoria antifascista del 1945 esprimeva la dinamica della rottura storica della continuità del capitalismo in declino del 1917, la vitalità dei fondamenti sociali stabiliti dalla Rivoluzione d’ottobre, l’impennata delle masse rivoluzionarie da parte delle forze trainanti della nostra epoca di transizione.

La vittoria dell’ottobre rosso vive nella Giornata della vittoria dell’8 maggio

La dinamica scatenata dalla Rivoluzione d’Ottobre, con l’emergere di un principio superiore di organizzazione sociale, ha sconfitto la forma più barbara che il declino del capitalismo ha generato nel XX secolo.

Le lezioni per oggi sono vitali non solo perché abbiamo visto negli ultimi anni un nuovo sorgere di formazioni di estrema destra e fasciste prodotte da una crisi capitalistica mondiale irrisolta, ma soprattutto per affrontare la doppia crisi globale che minaccia l’umanità e cambia drammaticamente la situazione mondiale.

Ai problemi globali ci sono solo soluzioni globali. L’unica via d’uscita dal crollo di un sistema sociale mondiale che, nel suo esaurimento storico, è incompatibile con la vita stessa, è quella di continuare e completare l’Esodo dalla schiavitù iniziata nel 1917, poi perduta vagando nei deserti del secolo scorso.  Dobbiamo far rivivere, rinnovare e completare l’opera dell’ottobre 1917 e del maggio 1945.

Aprile 2020

[1]    Bertell Ollman, Dialectical Investigations, Routledge 1993 p.133

[2]    Friedrich Engels, Dialectics of Nature, Progress Publishers, Moscow, 1974, pp. 217-221.

[3]    Karl Marx, Capital,vol. I, Progress Publishers, Moscow, 1986, p. 173.

[4]    Karl Marx, On Proudhon, Letter of January 24, 1865 to J. B. Schweitzer, Marx-Engels Selected Works, vol. 2, Progress Publishers, Moscow, 1969, p. 26.

[5]    K. Marx-F. Engels, The German Ideology, Collected Works, Progress Publishers, Moscow, 1976, p. 31.

[6]  K. Marx,Das Kapital ΙΙΙ,  Dietz Verlag, Berlin, 1973,p. 260, and in the English version Progress Publishers, Moscow, 1976, p. 250.

[7]    http://www.stratfor.com, World View, April 9, 2020, assessed on April 10, 2020

[8]    Katie Martin, Financial markets are being humbled by real life, Financial Times, March 14, 2020.

[9]   Robert Wallace,Notes on a novel coronavirus, Monthly Review Online (MR Online), January 29, 2020.

[10]  See G.F. Hegel, Principles of the Philosophy of the Right and of the State,  paragraph #347

[11]  Emmanuel Lévinas, Quelques réflexions sur la philosophie du hitlérisme, Rivages, 1997, p. 24.

[12]  Leon Trotsky, What is National-socialism? See L. Trotsky The Struggle Against Fascism in Germany , Pathfinder Press 1971 p.405

[13]  Leon Trotsky, Manifesto of the Fourth International on the Imperialist War and the Proletarian World Revolution, Writings 1939-40, Pathfinder Press1973 p. 193

[14]  Adam Tooze, The Wages of Destruction: thContribution in the correspondence round table of the journals “Alternativiy” [Alternatives] and “Voprosy politicheskoy ekonomii” [Political Economy Issues] dedicated to the 75th anniversary of the antifascist Victory in 1945, Moscow May 2020

[15]  Adam Tooze ,  op. cit., p. 636.

[16]  op. cit., p. 637.

[17]  op. cit., p. 638.

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